Legislazione e Giurisprudenza, Matrimonio, famiglia di fatto -  Mazzotta Valeria - 2014-11-26

QUANDO PUO' DIRSI CHE I CONIUGI SI SIANO RICONCILIATI DAVVERO? - CASS. ord. 24833/2014 - Valeria MAZZOTTA

Separazione e divorzio

Riconciliazione

Cessano gli effetti della separazione o del divorzio solo se c"è vera ricostruzione dell"unita familiare

La riconciliazione, disciplinata dagli articoli 154 e 157 del codice civile, consiste nel ripristino del consorzio familiare, non solo nel senso della comunione materiale, ma anche dell"unione spirituale tra i coniugi. In sostanza, non è sufficiente riprendere la convivenza coniugale, bensì occorre un quid pluris, ossia ricominciare la vita di coppia in senso vero e proprio.

Così, se i coniugi non dormono nello stesso letto, non hanno una vita sociale comune, consumano pranzi e cene separati, non può dirsi che si siano effettivamente riconciliati.

Occorre la manifesta volontà di riprendere il coniuge quale compagno di vita, e ricominciare ad adempiere a tutti i doveri coniugali.

Allorchè la riconciliazione avvenga, i coniugi possono, di comune accordo, far cessare gli effetti della sentenza di separazione o dell'omologa della separazione consensuale, senza che sia necessario l"intervento del giudice. La riconciliazione può infatti derivare da una «espressa dichiarazione dei coniugi» ovvero da un «comportamento non equivoco incompatibile con lo stato di separazione».

Sulla base dei citati presupposti, la Corte di Cassazione con l"ordinanza n. 24833 depositata il 21 novembre 2014,  ha affermato che "la riconciliazioni tra i coniugi fa cessare gli effetti della separazione, se consiste nella ricostruzione dell"unita familiare attraverso la ripresa di relazioni reciproche, tali da comportare il superamento di quelle condizioni che avevano reso intollerabile la prosecuzione della convivenza. Tali comportamenti devono concretizzarsi in un comportamento non equivoco incompatibile con lo stato di separazione".

E" stato così respinto il ricorso di una donna che aveva impugnato la sentenza della Corte d"Appello in relazione alla mancata ammissione della prova testimoniale volta a confermare la presunta riconciliazione, essendo la prova richiesta stata ritenuta diretta ad attestare circostanze non univoche, esteriori e irrilevanti ai fini della prova dell"intervenuta riconciliazione tra i coniugi. Al  massimotali testimonianze avrebbero potuto provare la conservazione di un buon rapporto fra i coniugi dopo la separazione.



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