Legislazione e Giurisprudenza, Danni patrimoniali -  Cardani Valentina - 2014-07-10

QUANTIFICARE IL VALORE DELLANIMALE DAFFEZIONE – A QUANTO PARE – SI PUO- Trib. Milano 30/06/2014 – V. CARDANI

Il caso preso in esame dalla pronuncia in commento, affronta, certamente lasciando adito ad – almeno - alcune perplessità, il tema della risarcibilità del danno per perdita / ferimento dell"animale d"affezione.

Due gattine rimanevano ferite a seguito di alcuni spari provenienti da una carabina ad aria compressa. Il responsabile del fatto, dapprima rimasto ignoto, si costituiva, ammettendo di aver volontariamente premuto il grilletto nei confronti dei due animali.

Mentre la prima gattina, seppur riportando postumi permanenti, si salvava, la seconda, dopo una agonia durata alcuni mesi, decedeva.

Agivano in giudizio le padrone delle due gattine, al fine di ottenere l"integrale ristoro del pregiudizio patrimoniale e non patrimoniale subito.

Quanto al danno non patrimoniale, osserva subito il giudice della Corte milanese, lo stesso risulta senz"altro risarcibile ai sensi dell"art. 2059 c.c., in quanto conseguenza di reato.

Ed infatti, argomenta il giudicante, al convenuto in sede penale erano stati contestati i reati di cui agli artt. 81 cpv. e 544 ter c.p.: pur mancando, allo stato degli atti, una pronuncia di condanna in merito, il Giudice civile può, con valutazione incidenter tantum, prendere posizione sull"eventuale ascrivibilità dei reati indicati al fine di provvedere al ristoro del danno.

Tanto premesso, il convenuto veniva riconosciuto colpevole di maltrattamento di animali e, per l"effetto, condannato al risarcimento del danno non patrimoniale da quantificarsi in via equitativa in € 2.000,00 per ciascuna delle attrici – padrone.

Quanto al danno patrimoniale patito dalle attrici medesime e concretizzatosi nelle ingenti spese mediche sostenute per la cura delle gattine (più di 8.000 euro), il Giudice afferma viceversa la loro non totale risarcibilità alla luce della sproporzione tra tali spese e il valore ante sinistro dei due animali.

Ai sensi dell"art. 2058 c.c., osserva il Giudice di prime cure, il risarcimento del danno in forma specifica (e dunque il ristoro delle spese di cura dell"animale) può essere negato laddove ciò risulti eccessivamente oneroso per il debitore.

In una simile ipotesi, il danno deve essere liquidato sulla base del cd. valore ante sinistro del bene.

Problema: come determinare il valore economico di un animale d"affezione? Proprio sulla base del valore "morale" dell"animale e dunque nella stessa misura riconosciuta a titolo di danno non patrimoniale.

Eventuali spese sostenute per le cure eccedenti tale misura, devono, secondo il Tribunale di Milano, ritenersi superflue poichè contrarie ai principi di correttezza e buona fede, di fatto costituendo un aggravamento del danno patrimoniale, non addebitabile al responsabile civile.

Sulla scorta di dette argomentazioni, a titolo di danno patrimoniale, il convenuto veniva pertanto condannato a rifondere il minor importo di € 4.000,00 (€ 2.000,00 per ciascuna attrice).



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