Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Gasparre Annalisa - 2014-09-09

QUATTRO CANI SEQUESTRATI PER MALTRATTAMENTO E NON SOLO - GIP Varese, 2 agosto 2014 - Annalisa GASPARRE

Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Varese Dott. Giuseppe Battarino ha disposto il sequestro preventivo di quattro cani e dei recinti-stabulari ove erano detenuti.

Il reato di maltrattamento di animali, ormai, non fa più clamore nè esprime grande curiosità nel lettore, da un lato già formato e informato, dall'altro un po' assuefatto a fatti riprovevoli che hanno per soggetto passivo esseri viventi incapaci di difendersi ("soggetti deboli" anch'essi).

A dieci anni dall'entrata in vigore della legge 189 del 2004 che modificava sostanzialmente il codice penale nella parte in cui prevedeva reati riguardanti gli animali, tuttavia, può confermarsi la lunga strada fatta e la rilevanza che le autorità giudiziarie riservano anche a tali fatti, talvolta (si rileva con piacere) anche con uno sforzo particolare di analisi e interpretazione. Insomma, alcuni magistrati, giustamente, non snobbano le fattispecie in danno degli animali, vuoi perchè di grande risonanza mediatica, vuoi perchè sempre di reati si tratta e il loro compito è di applicare la legge (non di farne selezione prasseologica), vuoi perchè fiutano le connessioni che tali reati hanno, qualche volta, con altre fattispecie (più gravi dal punto di vista edittale o più diffuse dal punto di vista empirico o semplicemente dotate di maggiore appeal sociale).

Ciò premesso, sperando di non aver tediato o offeso alcuno, nel provvedimento che può leggersi per esteso in allegato, il GIP si è occupato di una richiesta di convalida del sequestro preventivo di quattro cani per fatti costituenti reati e qualificati dalla PG procedente come violazione degli artt. 650, 674 e 727 co. 2 c.p.

Per quanto riguarda, nello specifico, il trattamento riservato agli animali, il GIP ritiene possa configurarsi il più grave reato previsto dall'art. 544 ter c.p. che, come tutti ormai sanno, è delitto punito a titolo di dolo (anche eventuale) e che si differenzia dalla detenzione incompatibile e produttiva di gravi sofferenze di cui all'art. 727 co. 2 c.p. che è, invece, mera contravvenzione (ma punibile già solo a titolo di colpa).

Il "fatto" addebitato era, infatti, descritto come gestione, in concorso tra due soggetti, dei quattro cani (tre dogo argentino e un pitbull) fatti "vivere in condizioni igieniche precarie e in condizioni contrarie alla loro natura, rinchiudendoli in spazi ristretti igienicamente inadatti alla vita dei predetti animali, in presenza di deiezioni non rimosse commiste a fango, e sottoponendoli a trattamenti pregiudizievoli per la loro salute, così provocando loro grave otite parassitaria cronica, con presenza di parassiti, e conseguenti lacerazioni e lesioni".

La situazione scoperta e accertata dalla PG era di palese sofferenza per gli animali e produttiva di lesioni accertate. Nel verbale di sequestro si dà atto che gli animali erano detenuti in un "contesto di diffusa sporcizia e degrado, all'interno di fatiscenti recinti in rete metallica elettrosaldata da cantiere, ubicati all'interno del giardino di pertinenza (omissis) in condizioni fisiche e igienico-sanitarie inidonee in violazione della succitata Ordinanza Sindacale contingibile ed urgente". Analiticamente e con documentazione fotografica, gli operatori segnalavano l'inidoneità strutturale degli stabulari, le carenze igienico-sanitarie, la mancata igiene degli alimenti, problematiche di natura medico-veterinaria. Gli animali sequestrati sono stati immediatamente assistiti da un medico veterinario.

Da un punto di vista soggettivo è da rilevare che la situazione - compiutamente documentata - era nota agli indagati già destinatari di un'ordinanza sindacale. Inoltre, sotto il profilo del periculum, la consumazione delle condotte illecite risulta attuale e il pericolo di ulteriore aggravamento del danno concreto con potenziali ulteriori lesioni.

Un elemento di novità rispetto al consueto contesto di casi consimili è dato dalla contestazione del reato di getto pericoloso di cose, di cui all'art. 674 c.p. perchè, tramite le condotte di cui sopra, specie con riguardo alle deiezioni non rimosse, gli indagati causavano esalazioni moleste percepibili sulla pubblica via. Infine, veniva addebitato, in via provvisoria, anche il reato di cui all'art. 650 c.p. perchè gli indagati non avevano ottemperato alle prescrizioni contenute nell'ordinanza data per ragioni sanitarie e di igiene dal Sindaco.

Si ringrazia il Servizio Interprovinciale Tutela Animali per la segnalazione e le foto.



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