Changing Society, Intersezioni -  Palumbo Valeria - 2013-11-20

QUEL GENIO FEROCE – Valeria PALUMBO

Il sito a lui dedicato, www.gesualdo.com, sorvola sul dramma. Dice solo, in modo anche piuttosto sgrammaticato: «Carlo Gesualdo nacque a Venosa (PZ) l"8 Marzo 1566 dal matrimonio di Fabrizio Gesualdo e Geronima Borromeo (sorella di S. Carlo, nipoti del papa Pio IV), era il secondogenito della coppia e muore a Gesualdo (AV) nel 1613».

Quindi aggiunge: «All"età di 19 anni pubblicò il primo mottetto: Ne reminiscaris, Domine, delicta nostra. Formatosi musicalmente con Pompinio Nenna, subì il fascino delle teorie sul cromatismo di Nicolò Vicentino e Marcantonio Ingegneri e per un lungo periodo grande amico di Torquato Tasso di cui musicò molti versi». A dire il vero fa di peggio, perché en passant cita la sua passionalità. In realtà, questo straordinario musicista, che adorava alterare di un semitono gli intervalli melodici creando modernissime cacofonie, fu anche un uomo terribile.

E di questo parleranno i protagonisti del Processo a Gesualdo, che completa il festival a lui dedicato a Milano, fino al 30 novembre, organizzato dalla Fondazione gioventù musicale d"Italia. L"occasione è offerta dai 400 anni dalla morte. E, in effetti, il delitto di cui il nipotino di san Carlo si macchiò dovrebbe avere il marchio di un"altra epoca. A vent"anni, Carlo aveva sposato sua cugina Maria D"Avalos, più grande di lui e ne aveva avuto un figlio. Ma Gesualdo viveva solo per la sua musica, benché, essendo principe, non potesse farne una professione. Viveva anche per la caccia. Insomma per la bella Maria proprio non aveva tempo. E Maria si innamorò del duca d"Andria Fabrizio Carafa, a sua volta sposato e padre di quattro figli. Gesualdo improvvisamente si ricordò di avere un onore da difendere e preparò la vendetta: il 16 ottobre 1590 finse di partire per una battuta di caccia di due giorni, salvo rientrare nella notte e cogliere i due amanti in flagrante adulterio nella stanza da letto della moglie. Ma mica li uccise da solo: prima fece mettere fuorigioco il povero Carafa dal suo archibugiere e poi infierì sulla moglie che chiedeva pietà e sul Carafa. Li finì a pugnalate. E non soddisfatto, quando già si era allontanato, tornò nella stanza e squarciò il corpo di lei dall"inguine alla gola. Incredibilmente il libretto del Festival Gesualdo 2013 riporta un passo di un libro secondo cui che lo fece: «Al colmo della disperazione». Ossia della moglie non si era mai preoccupato, ma poi, improvvisamente, se ne sarebbe accorto per pura gelosia. La solita storia: il femminicidio non è soltanto una costante della nostra storia nazionale, ma fino al 1981 è stato uno sport benedetto dalle leggi dello Stato e della "doppia morale", secondo cui un uomo poteva fare ciò che voleva, la moglie no. Ovviamente delle donne non si preoccupava nessuno: Gesualdo doveva salvare il suo "onore" e altrettanto dovette fare la famiglia Carafa. Così il principe assassino, per sfuggire alla vendetta dei Carafa, fuggì da Napoli, dove si trovava, e si rifugiò nel castello di Gesualdo, dove visse per 17 anni «trasformando la fortezza in una fastosa corte canora che ospitò i musicisti più famosi dellepoca e grandi personaggi di cultura come Torquato Tasso», come spiega il sito della Rai. Ossia tanto dolore si perse nel nulla: Carlo tornò alla sua musica e il Tasso, che pure si tormentò tutta la vita per paura del peccato, non venne neanche sfiorato dal dubbio che fosse morale farsi mantenere da un assassino. La morale dell"epoca. Certo. Ma è proprio quello che voglio sostenere: uccidere le donne, fondati o meno che fossero i dubbi di tradimento, e fondate o meno che fossero le ragioni del tradimento, è stato lecito. E quindi la modernità non c"entra. Tutt"al più il contrario: oggi chi uccide crede ancora di "salvare il proprio onore" e le proprie "cose".

Secondo, si può essere geni dell"arte e pessimi uomini (gli esempi sono infiniti), e non si fa torto al genio se si racconta la verità. Chissà perché anche in questo caso parrebbe più semplice raccontarla per le donne: e così nessuno tace mai dello stupro di Artemisia Gentileschi, ma dei delitti di Caravaggio si preferisce non parlare.

In sintesi: un festival da seguire (www.jeunesse.it). Una storia tutta da raccontare. Magari ricordando che proprio in quegli anni, o meglio nel 1546, la poetessa Isabella Morra fu uccisa dai suoi fratelli, sempre in Basilicata, a Favale, perché aveva osato innamorarsi di un poeta spagnolo.



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