Articoli, saggi, Filiazione, potestà, tutela -  Redazione P&D - 2014-07-25

QUESTA GIUSTIZIA NON HA NULLA A CHE FARE CON LA LEGGE – Gerardo SPIRA

Riceviamo e pubblichiamo

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Sono un avvocato che opera in diritto amministrativo. Mi sono trovato coinvolto nel diritto di famiglia per la solita disavventura occorsa a mio figlio, separato a Roma. Anche per cultura, ben fondata, non abbiamo voluto mostrarci "proni" alla tracotanza della giustizia minorile di magistrati e giudici romani e quindi abbiamo accettato lo scontro giudiziario con le prevedibili conseguenze di ritorsioni, proprie di certa cultura di genere. Ho sostenuto che nessun tribunale può decidere nella sfera affettiva dei minori. La legge non lo prevede, eppure nessun minore vuole separarsi dai genitori e per questo la giustizia non ne tutela il superiore interesse, violando tutto il diritto internazionale che insiste sull'assoluto rispetto dei valori della persona. Lo schema adottato dalla giustizia italiana. nella quasi generalità, tende a privilegiare la donna e l'ultima normativa, di genere, conferma  l'orientamento. Ogni tentativo di squarciare l'orizzonte del diritto diventa vano di fronte ai sensi o umori sensitivi di genere. Questa giustizia non ha nulla a che fare con la legge. A mio avviso, anche l'avvocatura si è perduta dietro le teorie" tagliola" dei tribunali, quando nella legge esisteva ed esiste lo spazio per rompere schemi e teoremi. Il nodo è Giustizia e Servizi socio-sanitari. Questi ultimi, pur essendo autonomi ed indipendenti svolgono funzioni alle dirette dipendenze dei magistrati. L'art. 119 della Cost.  stabilisce invece l'esclusività della materia in testa alle Regioni ed agli enti locali. L'art. 23 del D.P.R 616/77 ne prevede la disciplina  solo in via amministrativa. Ordunque, nelle questioni delle separazioni manca il passaggio amministrativo, di stretta competenza dei servizi socio-sanitari, rilevabili davanti al Giudice amministrativo. L'assenza di questa fase essenziale e fondamentale rende nullo il provvedimento del giudice minorile, in quanto questi ha tratto ogni conclusione sul supporto di una istituzione, non sottoposta al vaglio amministrativo. La delega alle Regioni non esplicitata in una direttiva e protocollo impedisce al giudice dei minori di assorbire il supporto socio-sanitario e quindi di esprimersi con la valutazione di esperti pubblici assoggettati alla disciplina e competenza autonoma e indipendente della'Amministrazione regionale e locale. E' mancato insomma un protocollo specifico di competenze e funzioni in materia da parte delle Regioni che incanalasse la problematica in una direttiva vincolante per i Servizi e per il giudice. In qualche caso, vedi Sardegna, ciò è avvenuto, con buona pace per il diritto e per la società che non ne ha pagato conseguenze traumatiche. Altro aspetto, non da sottovalutare e quello dei cosiddetti percorsi protetti. La giustizia minorile dispone il percorso in modo generico e lo affida ai servizi per l'attuazione, senza indicare tempi modalità ed obiettivi e senza sottoporre lo stesso agli accertamenti certificati di idoneità a garanzia del minore. Infatti in Italia non esistono strutture pubbliche idonee, personale idoneo a tale scopo e non esistono protocolli chiari e specifici. Gli incontri avvengono in appartamenti privati, affidati a strutture e cooperative di servizio, privi di certificati di idoneità. Prima di iniziare il percorso protetto, manca il certificato di responsabilità che attesti che  il minore è nella condizione psicofisica di sostenere gli incontri e che gli stessi non gli arrechino danni. Nel caso il genitore si accorgesse dell'intolleranza da parte del figlio e interrompesse il percorso, la fase resterebbe sospesa, senza decisioni e per anni. E' accaduto . Noi dal 27 giugno 2013 siamo in questa situazione e magistrati della Procura, giudici e servizi socio sanitari non sanno cosa fare, nonostante le diffide personali. Tra l'altro il minore, affetto da malattia rara, ha rifiutato gli incontri chiedendo espressamente di volere stare col padre liberamente senza condizioni. La materia è all'attenzione di molti studiosi per approfondimenti. Ritengo che un cambio di passo possa tornare utile alla problematica che ormai ha investito quasi tutta questa nostra società. Penso che la Giustizia minorile debba essere ricondotta in ambito diverso da quello dei tribunali, almeno per la materia delle separazioni, dal momento che la cultura giudiziaria  minorile ha dimostrato di non avere assunto il problema nelle giuste considerazioni.



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