Legislazione e Giurisprudenza, Matrimonio, famiglia di fatto -  Redazione P&D - 2015-10-08

QUESTIONI DI COMPETENZA E RESIDENZA DL MINORE - Trib. Trento 5184/15 – Emma FERRARI

Il fatto

Il padre di una coppia non sposata si rivolge al Tribunale di Trento perché la compagna, in seguito ad una relazione clandestina con un collega, si è trasferita con il figlio minore nella sua regione d"origine, senza più fare ritorno in Trentino, dove prima viveva con il compagno e il figlio.

Nei mesi che seguono la separazione, il padre più volte chiede alla compagna di far tornare il bambino a Trento, me senza risultato: infatti, non solo la signora non ha più intenzione di fare ritorno dal compagno, ma - senza avvertirlo di nulla - ha modificato la residenza del minore, trasferendola presso la sua abitazione.

A questo punto, il padre decide di adire il Tribunale perché regoli l"affidamento del minore, e sporge querela per sottrazione di minore ex art. 574 c.p.

La difesa della signora eccepisce immediatamente l"incompetenza per territorio del Tribunale di Trento, sostenendo che, essendo il bambino ormai residente in un"altra regione, la competenza deve essere del Tribunale del luogo dove egli risiede.

La decisione

Il Tribunale di Trento, investito della questione, così stabilisce: "Va in primo luogo disattesa l"eccezione pregiudiziale di incompetenza per territorio sollevata da parte convenuta. Il consolidato orientamento giurisprudenziale (V. Cass. 217/06); Cass. 28875/08), secondo il quale la competenza a conoscere delle questioni relative all"affidamento dei minori si radica di fronte all"autorità giudiziaria del luogo in cui  si trova la residenza abituale dei minori, non può venire in rilievo quando il trasferimento del minore si è verificato per iniziativa unilaterale di un solo genitore, giacché, diversamente opinando, e, quindi, ritenendo competente il giudice del luogo ove il minore è stato arbitrariamente trasferito, verrebbe in astratto consentito al genitore che vi ha provveduto (oltretutto con ciò compiendo un atto illecito, visto con la recente riforma del diritto di famiglia è stato espressamente previsto che la residenza abituale del minore, da intendersi come luogo dove questi ha la sede prevalente dei suoi interessi ed affetti, va scelta dai genitori "di comune accordo" e che l"eventuale contrasto va risolto dal Giudice), la scelta del giudice, che quindi non verrebbe ad essere individuato in base a criteri predeterminati. Pertanto, tenuto conto che il trasferimento di residenza del minore è stato effettuato su domanda della sola convenuta, né consta un preventivo o anche successivo consenso del ricorrente, vi è ragione di ritenere che ai fini dell"individuazione dell"ufficio giudiziario competente sia necessario fare riferimento alla residenza del minore anteriore al suo trasferimento unilaterale, e dunque arbitrario, disposto dalla madre, il che consente di radicare la competenza per territorio presso questo Tribunale (di Trento, n.d.r.)".

Il commento

La decisione del Tribunale accoglie pienamente le osservazioni del ricorrente.

Innanzitutto, si deve rilevare come il comportamento della convenuta integri il reato previsto dall"art. 574 c.p., ossia la sottrazione di minore, come ritenuto in numerose sentenze dalla Cassazione (cass. 21441/2008; Cass. 22911/2013; Cass.33452/2014).

La decisione del Tribunale di Trento si fonda però principalmente sulla ratio della riforma del diritto di famiglia del dicembre 2013, che ha introdotto nel codice civile gli artt. 337 ter e 337 sexies, i quali prevedono espressamente regole di  comportamento dei genitori relativamente alla residenza del minore. E" chiaro che il legislatore ha voluto, con tale riforma, valorizzare la volontà di entrambi i genitori nell"individuazione del luogo in cui il minore deve crescere e radicare i propri affetti.

Con la sua condotta, la convenuta ha unilateralmente deciso cosa era meglio per il figlio, compromettendo in modo significativo l"esercizio della responsabilità genitoriale del padre.

La questione appare di grande importanza, se si pensa alle numerosissime controversie di questo genere che sono sottoposte quotidianamente al vaglio dei Tribunali. Eppure, si è riscontrata una sola pronuncia in tal senso, quella del Tribunale di Milano (sentenza 16 settembre 2013). La decisione in commento può quindi costituire un valido precedente per casi analoghi.

In definitiva, il Tribunale di Trento ritiene che sarebbe scorretto negare la sua competenza solo perché il minore non risiede più nel suo territorio di competenza: infatti, se la madre non avesse trasferito unilateralmente la residenza del figlio, il bambino sarebbe ancora residente a Trento, e la questione della competenza non si sarebbe nemmeno posta.

Bene ha fatto dunque il Tribunale ad adottare una decisione "sanzionatoria" nei confronti della convenuta, radicando la competenza davanti a sé.



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