Changing Society, Generalità, varie -  Redazione P&D - 2017-04-20

Raccolgo la messe di Daniel Varujan - Maria Beatrice Maranò

Nell'almanacco di oggi ci è piaciuto scovare Daniel Varujan poeta armeno nato a Perknik, un piccolo villaggio nei pressi di Sebaste in Anatolia, il 20 aprile 1884
Nel panorama dei grandi poeti del simbolismo europeo, Daniel Varujan riveste un"importanza particolare, considerato unanimamente il più grande esponente del rinascimento armeno. Educato a Costantinopoli, e successivamente a Venezia e a Gand, egli riesce a fondere i diversi orizzonti poetici che lo formarono realizzando con la sua poesia una sintesi originalissima, che riunisce tonalità e timbri orientali con la grande poesia contemporanea occidentale.La parola fusione e la sintesi che ne è la conseguienza, caratterizza anche il linguaggio della sua poesia: la sua è una lingua amplissima e colta, che reca con sè tutta la ricchezza della grande tradizione armena, integrandola con il linguaggio parlato; vocaboli importanti che vengono esaltati dalla robusta concretezza e varietà della terminologia attinente la vita della campagna; mentre nella poesia occidentale si tende all"eufemismo o all"attenuazione semantica in Varujan stupisce la collocazione quasi improvvisa e brutale di vocaboli materiali quasi rustici: "utero", non "ventre", "mammelle" e non "seni". Le sue poesie narrano la vita di tanti armeni nella campagna anatolica.Nel 1915 l"élite armena di Costantinopoli fu arrestata e deportata nel deserto; era l"inizio dell"eccidio degli armeni: tra questi c"era Daniel Varujan che fu ucciso a colpi di pugnale il 28 agosto 1915, a 31 anni. Era nel bel mezzo della composizione di una delle sue più belle opere, "Il canto del pane", e stava progettando il suo successivo lavoro "Il canto del vino".

Raccolgo la messe con la falce,
- La luna è la mia amata -
cammino di solco in solco.
- La mia amata è sposa di un altro -.

A testa nuda, scalzo,
- I venti sono dolci -
io vago fra i campi.
- I suoi capelli sono oceani -.

Grano e papaveri, piangendo di nostalgia,
- La pernice si lamenta -
ho legato con un nastro.
- Le sue mani sono tinte di henné -.

Dal cielo, sulle spighe,
- La stella filante è passata -
gocciolano le stelle l"olio consacrato.
- Il suo viso si è illuminato -.

Quanti covoni bagnati di rugiada,
- Il roseto è umido -
ho legato come giocando.
- Il suo seno è scoperto -.

Nel mio campo sono rimaste le stoppie,
- La luna se ne va -
con i covoni ho fatto una catasta.
- Il mio cuore è di fuoco -.

La mia falce ha colpito una pietra:
- La mia amata ha un amante -
dalla pietra è schizzata la quaglia.
- Il mio fegato sanguina - (Daniel Varujan ) ...Raccolgo la messe



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