Changing Society, Generalità, varie -  Redazione P&D - 2017-03-20

RAGAZZI DENTRO-Sara COSTANZO

Qualche giorno fa, seduta sulle scomode panche di una chiesa, guardavo incuriosita gli ospiti di un matrimonio che si sarebbe celebrato a breve. Erano tutti ragazzi molto giovani, assolutamente in linea con i tempi biologici di chi vuole mettere su famiglia. Inglesi, tedeschi, una giapponese con accanto un fidanzato biondo e dietro di me una ragazza di imprecisata nazionalità trapiantata in Spagna per uno stage. Erano per lo più economisti, amici e colleghi dello sposo laureato alla Bocconi, ragazzi che avevano centrato, in un tempo più o meno regolamentare, gli obiettivi che la vita sociale impone. Non so se nel loro intimo fossero davvero felici come apparivano e se un giorno di vacanza e festa può essere indicativo di uno stato emotivo ma di certo davano una certa idea di sicurezza, movimento, caparbietà e fiducia nelle proprie possibilità di scegliere una meta e raggiungerla. Ragazzi il cui tempo non si era interrotto, non si era perso dietro a questioni di sopravvivenza, in un equilibrio abbastanza percepibile tra il dentro il fuori, tra gli altri e se stessi. Confesso che avrei voluto almeno la consolazione di pensare che non avessero quella profondità d' animo che spesso ho ritenuto tipica di chi ha sofferto ma le chiacchiere e le sensazioni scambiate durante il pranzo, mi dicevano (certo  con la vita ancora semplice e lo spirito di chi ha meno di trent' anni) tutt'altro. Ed è stato li, al ricevimento, che il mio cervello complicato e astratto ha cominciato a  chiedersi che senso avesse soffrire tanto, conoscere gli anfratti delle strade della vita se alla fine della corsa non ti spetta neanche il premio del miglior animo e della sensibilità più raffinata.

E ho pensato che la mia poteva essere solo una cosa: invidia.



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