Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Gasparre Annalisa - 2015-01-24

RANDAGISMO: ASL E COMUNE RESPONSABILI IN SOLIDO PER I DANNI - Trib. Padova, 18.9.2014 - Annalisa GASPARRE

- Responsabilità civile

- Effetti del randagismo

- Rispondono in solido Comune e Asl per i danni provocati da cani vaganti a ciclista che cade a causa dei cani

Si pubblica una sentenza di merito che chiarisce le sfere di responsabilità istituzionali connesse al fenomeno del c.d. randagismo e di connesso risarcimento dei danni cagionati a persona in transito su una via comunale.

L'occasione del chiarimento è data dalla citazione in giudizio di un Comune e della ASL, chiamate a rispondere della responsabilità derivante dall'aggressione da parte di due cani randagi.

Le ricostruzioni permettevano di accertare che la donna percorreva una strada in bicicletta quando veniva aggredita da due cani che erano sbucati all'improvviso abbaiando nella sua direzione, l'uno cercando di morderla alla caviglia mentre l'altro, passando tra le ruote, provocava la caduta della donna dalla bicicletta e lesioni personali. Nei giorni seguenti i cani venivano catturati dal Servizio Veterinario.

Di qui la citazione in giudizio dei convenuti, l'uno in quanto proprietario della strada che aveva l'obbligo di vigilanza e controllo sulla stessa, l'Asl quale soggetto cui la legge regionale demanda il recupero dei cani vaganti.

La sentenza si diffonde sul contesto normativo, ricordando che la materia de qua è disciplinata dalla L. n. 281 del 1991 (legge quadro), che distribuisce le competenze tra i Comuni ed i Servizi Veterinari delle Asl e dalla L.R. Veneto n. 60 del 1993, che demanda alle Unità locali socio-sanitarie una sere di attività volte alla tutela degli animali di affezione ed alla prevenzione del randagismo. Ai sensi della legge quadro, i Comuni provvedono ad attuare piani di controllo delle nascite attraverso la sterilizzazione, al risanamento dei canili comunali esistenti, alla costruzione di rifugi per cani ed alla loro gestione; inoltre, secondo la legge regionale, le unità locali socio-sanitarie predispongono interventi preventivi e successivi atti al controllo delle nascite ed i presidi veterinari organizzano programmi per il controllo demografico e per la limitazione delle nascite di cani randagi (art. 5 L.R. Veneto n. 60 del 1993), provvedono alla cattura dei cani randagi (art. 6 L.R. Veneto n. 60 del 1993).

Il Comune ha negato la propria responsabilità asserendo di essere privo di attribuzioni istituzionali specifiche in tema di randagismo e perché si attivò comunque non appena ebbe notizia dell'esistenza dei due cani randagi, mentre, l'Asl sosteneva che i distretti veterinari delle Asl sono tenuti alla cattura dei randagi nei casi in cui ne ricevano notizia, come nel caso concreto.

Il giudice ha ritenuto, invece, che il Comune abbia tenuto un comportamento omissivo, non avendo controllato e vigilato le vie cittadine, in ossequio ai principi generali dell'ordinamento degli Enti locali - che garantisce sicurezza, igiene, decoro, ordine e incolumità pubblica delle strade cittadine - tenuto, in special modo, in considerazione il fatto che i cani responsabili del sinistro erano già stati avvistati nei giorni precedenti l'accaduto. Confermato dal CTU l'esistenza di un nesso causale tra condotta ed evento, il giudice escludeva altresì un ipotetico concorso dell'attrice che si era trovata in una situazione di pericolo che non poteva essere evitata per l'imprevedibilità e la contestuale repentinità dell'azione dei cani randagi.

Per quanto riguarda la responsabilità dell'Asl, il giudice ha precisato che la legge regionale richiamata affida alle unità socio-sanitarie locali, da un lato, la tutela degli animali d'affezione e, dall'altro, la prevenzione del randagismo. Tra i compiti di cui l'Asl è onerata rientra la cattura dei cani vaganti che sono stati catturati solo dopo il verificarsi dell'evento dannoso, anziché in via preventiva. Specifico, in tal senso, il dispositivo dell'art. 5 della legge regionale che impone alle unità locali socio-sanitarie la predisposizione di interventi atti anche al controllo delle nascite e la programmazione di controlli demografici e di limitazione delle nascite di cani e gatti randagi. Di tale specifica attività di prevenzione non emergeva alcunché, sicché è da ritenere che anche l'Asl abbia avuto un atteggiamento colpevolmente omissivo.

Alla luce di quanto premesso, il giudice ha ritenuto che la responsabilità fosse da ascrivere in solido ai convenuti, che dovranno risarcire l'attrice per oltre 70.000 Euro, perchè entrambi tenuti al contrasto del randagismo e delle sue conseguenze, pur con grado di responsabilità maggiore a carico del Comune di Codevigo, valutato nell'80% e minore a carico di Azienda Ulss n. 14 della Regione Veneto valutato nel 20%.

Trib. Padova, Sent., 18-09-2014

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

TRIBUNALE DI PADOVA

Verbale dell'udienza del 18 settembre 2014 della causa iscritta al n.11112/09 R.G. promossa

da

R.B.P., Codice Fiscale (...), nata a C. il (...), ivi residente in Via S.F.d'A. n. 7, rappresentata e difesa dall'avv. ____ ed elettivamente domiciliata presso il suo studio in P_____,

- attrice-

contro

COMUNE DI CODEVIGO, in persona del sindaco pro tempore _____, rappresentato e difeso dall'avv. _____ ed elettivamente domiciliato presso il suo studio in Padova, _____,

- convenuto -

AZIENDA U.L.S.S. N. 14 DELLA REGIONE VENETO, in persona del Direttore Generale pro tempore dott. Antonio Padoan, rappresentata e difesa dall'avv ____ ed elettivamente domiciliata presso il suo studio in Padova, Via _____,

- convenuta -

All'udienza del 18 settembre 2014 alle ore 09,15 sono comparsi, dinanzi al Giudice Onorario Carmela Reale, per parte attrice l'avv. ____, per il Comune di Codevigo l'avv. _____ e per l'Azienda ULSS 14 l'avv. ____, in sostituzione dell'avv.____, come da delega che dimette.

E' altresì presente il dr. _____ ai fini della pratica forense.

SENTENZA

Svolgimento del processo - Motivi della decisione

in composizione monocratica nella persona del Giudice Onorario Carmela Reale

- visti gli atti e le conclusioni formulate dalle parti all'odierna udienza,

- preso atto della discussione della causa, considerato in fatto ed in diritto che:

Ai fini dell'esatta ricostruzione del thema decidendum possono essere richiamati per relationem l'atto di citazione notificato il 19-21/09/2009, le comparse di costituzione e risposta depositate in cancelleria dai convenuti il 22/12/2009, nonché le memorie ex art. 183, 6 comma, n. 1 c.p.c. depositate dall'attrice il 15/02/2010 e dall'Azienda Ulss 14 l'11/02/2010, atti che si riassumono come segue:

- in data 05/10/2006 alle ore 16,00 circa R.B.P., mentre percorreva in bicicletta Via Campo Dorea nel Comune di Codevigo, veniva aggredita da due cani randagi che, sbucati all'improvviso dal lato sinistro della strada, abbaiandole contro, l'uno cercava di azzannarla alla caviglia sinistra, ma ne era impedito dal pantalone che la donna indossava, e l'altro, passando tra le due ruote sotto la catena della bicicletta in movimento, provocava la caduta della stessa bicicletta e della sua conducente;

- in conseguenza della caduta la R. riporta lesioni personali;

- i due cani randagi, che da qualche giorno si aggiravano nelle vicinanze, il giorno dopo, a seguito di segnalazione del marito della donna alla Polizia Locale del Comune di Codevigo e di quest'ultima al Servizio Veterinario del Distretto di Piove di Sacco, venivano catturati;

- sosteneva l'attrice che i danni subiti a seguito delle lesioni riportate nella caduta andavano risarciti dal Comune di Codevigo e dall'Azienda Ulss n. 14 della Regione Veneto, che questi non vi avevano provveduto, con la conseguenza della presente azione;

- in particolare in atto di citazione l'attrice esponeva che doveva rispondere di detti danni il Comune di Codevigo in quanto, anche quale proprietario della strada, aveva l'obbligo di vigilanza e controllo sulla stessa, onde prevenire il pericolo alle persone ed ai mezzi di trasporto che ne usufruiscono e l'Azienda Ulss 14 alla quale la L.R. n. 60 del 1993 demandava il recupero dei cani randagi;

- si costituivano in giudizio i due enti, contestando entrambi la propria legittimazione passiva e, nel merito, il fatto stesso nonché la propria responsabilità ed il nesso di causalità tra l'evento ed il presunto loro comportamento omissivo;

- l'Azienda Ulss 14 eccepiva altresì la nullità dell'atto di citazione e, nel caso di ritenuta sua responsabilità, chiedeva la rideterminazione dell'entità della somma dovuta considerando il concorso del fatto colposo dell'attrice ai sensi dell'art. 1227 cc; il comune di Codevigo chiedeva di essere autorizzato alla chiamata in causa dell'Azienda Ulss 14 di Chioggia, istanza che poi non coltivava essendo l'ente già convenuto in giudizio;

Dopo lo scambio delle memorie previste dall'art. 183 c.p.c. ed espletamento di prova orale per testi e di CTU, il Giudice, ritenuta la causa matura per la decisione, fissava l'udienza per la precisazione delle conclusioni del 13/02/2014;

A seguito di assegnazione a questo magistrato onorario, la causa è chiamata all'odierna udienza anche per discussione ex art. 281 sexies c.p.c..

Preliminarmente si osserva che per consolidata giurisprudenza della S.C. il giudice, nel motivare "concisamente" la sentenza secondo i dettami di cui all'art. 118 disp. att. c.p.c., non è affatto tenuto ad esaminare specificamente ed analiticamente tutte le questiones sollevate dalle parti, ben potendosi egli limitare alla trattazione delle sole questioni - di fatto e di diritto - rilevanti ai fini della decisione concretamente adottata e che in effetti quelle restanti, non trattate, non andranno necessariamente ritenute come "omesse" - per effetto di error in procedendo - ben potendo esse risultare semplicemente assorbite (ovvero superate) per incompatibilità logico-giuridica con quanto concretamente ritenuto provato dal giudicante.

L'oggetto della causa è la domanda di risarcimento dei danni cagionati a persona in transito su una via comunale, alla guida di un velocipede, conseguenti ad un fenomeno di randagismo, fatto esposto nei particolari da parte attrice.

E' pertanto infondata l'eccezione formulata da parte di Azienda Ulss 14 di nullità dell'atto di citazione per violazione dell'art. 164, comma IV, c.p.c.; non risultando incerto il requisito della determinazione dell'oggetto della causa, né mancante l'esposizione dei fatti, la domanda formulata va pertanto disattesa.

Risulta accertato in causa, dalla deposizione dei testi presenti ai fatti, che l'attrice il 05/10/2006, mentre transitava sulla via pubblica Campo Dorea del Comune di Codevigo alla guida della sua bicicletta, veniva aggredita da due cani dei quali, l'uno tentava di azzannarla alla caviglia e ne era impedito dal pantalone indossato dalla donna, l'altro, passando tra le ruote sotto la catena della bicicletta, la faceva cadere con il suo conducente.

Risulta accertato inoltre che i due cani, proprio quelli che avevano aggredito l'attrice, catturati il giorno dopo dal servizio Veterinario, su segnalazione della Polizia Locale, erano randagi ed erano stati visti in zona fin dagli ultimi giorni del mese precedente (vedasi testimonianze di R.O. e di D.A.). La materia che interessa è disciplinata dalla L. n. 281 del 1991 (legge quadro), che distribuisce le competenze tra i Comuni ed i Servizi Veterinari delle Asl e dalla L.R. Veneto n. 60 del 1993, che demanda alle Unità locali socio-sanitarie una sere di attività volte alla tutela degli animali di affezione ed alla prevenzione del randagismo.

In particolare: i comuni (art. 3 L. n. 281 del 1991) provvedono ad attuare piani di controllo delle nascite attraverso la sterilizzazione, al risanamento dei canili comunali esistenti, alla costruzione di rifugi per cani ed alla loro gestione; le unità locali socio-sanitarie predispongono interventi preventivi e successivi atti al controllo delle nascite ed i presidi veterinari organizzano programmi per il controllo demografico e per la limitazione delle nascite di cani randagi (art. 5 L.R. Veneto n. 60 del 1993), provvedono alla cattura dei cani randagi (art. 6 L.R. Veneto n. 60 del 1993).

Comune di Codevigo e Azienda Ulss n. 14 della Regione Veneto negano la propria responsabilità, sostanzialmente, affermando l'uno di essere privo di attribuzioni istituzionali specifiche in tema di randagismo e perché si attivò comunque non appena ebbe notizia (dal marito dell'attrice!) dell'esistenza dei due cani randagi, l'altra sostenendo che i distretti veterinari delle Asl sono tenuti alla cattura dei randagi, ogni qual volta ne ricevano notizia, così come avvenuto nel caso che ci occupa.

Trascura il convenuto Comune di Codevigo che, pur se i compiti istituzionali di cattura dei randagi e di anagrafe canina siano di competenza delle Ulss, alla Polizia Municipale dei comuni, spetta il compito di pattugliamento, controllo e vigilanza delle vie cittadine, in ossequio ai principi generali dell'ordinamento degli Enti Locali, e che essa garantisce la sicurezza, l'igiene, il decoro, l'ordine e l'incolumità pubblica delle strade cittadine.

Nella fattispecie di cui è causa il Comune di Codevigo ha tenuto un comportamento omissivo, per non aver controllato e vigilato, tenuto conto che l'avvistamento di cani randagi "colpevoli" dell'aggressione era avvenuto già da alcuni giorni; le risultanze della CTU completano il quadro del nesso di causalità tra il fatto - caduta della bicicletta e dell'attrice - e l'evento - lesioni personali.

Non può dirsi sussistente un concorso dell'attrice: è emerso e risulta provato in causa che la situazione di pericolo non poteva essere evitata dalla R. per l'imprevedibilità e la contestuale repentinità dell'azione dei cani randagi.

Non è esente da responsabilità nemmeno la convenuta Azienda Ulss n. 14 della Regione Veneto.

La legge regionale in materia affida alle unità socio-sanitarie locali la tutela degli animali d'affezione e, rovescio della medaglia, la prevenzione del randagismo.

Tra i vari compiti vi è quello della cattura dei cani randagi non adempiuto, nel caso concreto, se non dopo l'evento dannoso.

Le unità locali socio-sanitarie, pronuncia l'art. 5 della legge regionale, "ai fini dell'attuazione della presente legge, predispongono interventi preventivi e successivi, atti anche al controllo delle nascite ..." e "... organizzano programmi per il controllo demografico e per la limitazione delle nascite di cani e gatti randagi".

Non è emerso in causa, d'altro canto, quale attività sia stata espletata dalla convenuta allo scopo di prevenire il randagismo.

Ritiene il Tribunale che, di fatto, le funzioni ben più ampie demandate alle Ulss non siano state assolte, quanto meno nel caso concreto.

La responsabilità dell'Azienda è attenuata dalla considerazione che essa non ha compiti di controllo del territorio e non dispone, come giustamente rilevato dal suo difensore, di personale atto al pattugliamento delle strade.

Di fatto però non ha svolto, come sopra detto, le sue funzioni.

Si ritiene pertanto che debba essere attribuita ai convenuti responsabilità solidale nella causazione delle lesioni riportate dall'attrice, essendo tenuti entrambi al contrasto del randagismo e delle sue conseguenze, pur con grado di responsabilità, per le ragioni dette, maggiore a carico del Comune di Codevigo, valutato nell'80% e minore a carico di Azienda Ulss n. 14 della Regione Veneto valutato nel 20%.

In punto di quantificazione del danno alla persona dell'attrice, valutato secondo i criteri civilistici, la CTU medico-legale espletata ha consentito di accertare, come detto, la sussistenza del nesso di causalità tra l'evento dannoso della caduta della e dalla bicicletta e le lesioni riscontrate; in particolare che l'incidente ha alla medesima causato la frattura scomposta bimalleolare della caviglia destra e che le lesioni riportate, per le loro caratteristiche compatibili con il meccanismo traumatico descritto e per il pronto riscontro medico in ambiente qualificato (l'attrice arrivò al pronto soccorso una mezz'ora circa dal fatto), vanno sicuramente poste in rapporto di causalità materiale con il sinistro per cui è causa. La CTU ha consentito di accertare una invalidità biologica totale di 3 giorni, parziale al 75% per 80 giorni, al 50% per 60 giorni ed al 25% per altri 60 giorni, nonché un danno biologico permanente valutato nel 18%.

Il medico-legale d'ufficio ha anche valutato una riduzione delle possibilità di svolgimento di alcune delle mansioni domestiche che erano ancora possibili prima del fatto lesivo, ritenendo equo il riconoscimento del diritto all'applicazione di un coefficiente di maggiorazione del valore base del punto, la pertinenza e congruità delle spese mediche documentate, come sostenute dall'attrice in Euro 842,24 ed un grado di sofferenza patito di grado medio-alto nei primi 83 giorni di malattia e medio per il restante periodo e dopo la stabilizzazione delle lesioni.

L'attrice ha fornito la prova, a mezzo deposizione rese dai testi escussi, che fino all'evento lesivo l'attrice si era sempre occupata personalmente delle faccende domestiche, curato l'aia antistante l'abitazione, il giardino e coltivato l'orto di famiglia, che anteriormente al fatto inoltre si serviva per gli spostamenti della bicicletta.

Sul danno morale, ed in risposta alle deduzioni dei convenuti, che lo negano, si rimanda alla lettura dì Cass. 03/10/2013 n. 22585 ove si afferma che "L'indirizzo legislativo di cui si discorre si è espressamente manifestato attraverso la emanazione di due successivi D.P.R. n. 31 del 2009. e il D.P.R. n. 191 del 2009, in seno ai quali una specifica disposizione normativa (l'art. 5) ha inequivocabilmente resa manifesta la volontà del legislatore di distinguere, morfologicamente prima ancora che funzionalmente, all'indomani delle pronunce delle sezioni unite di questa corte (che, in realtà, ad una più attenta lettura, non hanno mai predicato un principio di diritto volto alla soppressione per assorbimento, ipso facto, del danno morale nel danno biologico, avendo esse viceversa indicato al giudice del merito soltanto la necessità di evitare, attraverso una rigorosa analisi dell'evidenza probatoria, duplicazioni risarcitorie) tra la voce di danno c.d. biologico da un canto, e la voce di danno morale dall'altro: si legge difatti alle lettere a) e b) del citato art. 5, nel primo dei due provvedimenti normativi citati: - che la percentuale di danno biologico è determinata in base alle tabelle delle menomazioni e relativi criteri di cui agli artt. 138 e 139 del codice delle assicurazioni; - che la determinazione della percentuale di danno morale viene effettuata, caso per caso, tenendo conto dell'entità della sofferenza e del turbamento dello stato d'animo, oltre che della lesione alla dignità della persona, connessi e in rapporto all'evento dannoso, in misura fino a un massimo di due terzi del valore percentuale del danno biologico".

Si ritiene di liquidare, per le sofferenze subite e la riduzione della libertà di circolazione e di svolgimento delle mansioni esplicate in precedenza dall'attrice, un aumento personalizzato del danno biologico permanente.

Ciò detto, il danno patito dall'attrice viene valutato e liquidato, sulla scorta delle risultanze della prova testimoniale e della CTU, con riferimento alla tabella del Tribunale dì Milano aggiornata all'anno 2014, come segue:

- Euro 48.745,00 danno biologico permanente, aumento per personalizzazione Euro 10.000,00, danno biologico temporaneo Euro 12.960,00 (di cui Euro 360,00 per ITT, Euro 7.200,00 per ITP al 75%, Euro 3.600,00 per ITP al 50% ed Euro 1.800,00 per ITP al 25%).

Vanno risarcite all'attrice, inoltre, le spese mediche sostenute nella misura indicata dal CTU, come ritenute pertinenti e congrue in Euro 842,24, nonché rimborsate le spese sostenute per la CTU in Euro 1.089,00 e per la CTP in Euro 484,00.

Le spese di lite seguono la soccombenza e vanno quindi poste a carico di Comune di Codevigo e Azienda Ulss n. 14 della Regione Veneto, nella misura liquidata in dispositivo, ciascuno con la percentuale indicata di responsabilità.

P.Q.M.

il Tribunale di Padova, in composizione monocratica, definitivamente pronunciando nella causa promossa con atto di citazione, notificato in data 19-21/09/2009 da R.B.P. contro Comune di Codevigo e Azienda Ulss n. 14 della Regione Veneto, ogni diversa e contraria istanza ed eccezione disattesa: dichiara la concorrente responsabilità dei convenuti - 80% a carico del Comune di Codevigo e 20% a carico dell'Azienda Ulss n. 14 della Regione Veneto - nella causazione del sinistro del 05/10/20006 e li condanna in via solidale al pagamento a R.B.P. della complessiva somma di Euro 74.120,24, già rivalutata ad oggi, oltre interessi legali dalla sentenza al saldo, ed a rifondere in favore dell'attrice le spese di lite che liquida, ai sensi del decreto n. 55 del 10/03/2014, in Euro 18.000,00 per compenso ed Euro 524,54 per spese anticipate e quindi complessivamente Euro 18.524,54,oltre al 15% rimborso spese forfettario ed accessori di legge.

Così deciso in Padova, il 18 settembre 2014.

Depositata in Cancelleria il 18 settembre 2014.



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