Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Bernicchi Francesco Maria - 2016-09-10

Rapina impropria: immediatezza della violenza e della minaccia: Cassazione chiarisce - Cass. Pen. 37016/16 F.M. Bernicchi

Diritto penale

Rapina impropria

Quando si possono considerare punibili (perchè accadute nell'immediatezza) la violenza e la minaccia previste dalla norma penale incriminatrice

Si prende in esame una recentissima sentenza della Corte di Cassazione (sez. II Penale, sentenza 30 giugno – 6 settembre 2016, n. 37016) relativa alla sussistenza o meno dei requisiti previsti dalla legge per il configurarsi del delitto di rapina impropria, in particolare quelli di immediatezza di violenza o minaccia.

Il fatto, in breve: con ordinanza del Luglio 2015, il G.I.P. del Tribunale di Cuneo applicava nei confronti di E. ed E.T. la misura della custodia cautelare in carcere in ordine ai seguenti reati: tre furti in abitazione consumati; tre tentativi di furto in abitazione; rapina, per avere usato violenza nei confronti degli operanti, dopo la commissione dei furti di cui in precedenza e per assicurarsi l'impunità dai reati di furto e, da ultimo, furto dell'autovettura.

Il Tribunale di Torino, Sezione per il riesame, previa riqualificazione dei vari reati, confermava il provvedimento cautelare emesso dal G.I.P. del Tribunale di Cuneo.

Contro questo ultimo provvedimento ricorreva per Cassazione il difensore degli indagati lamentando  le seguenti doglianze:

viene dedotto: 1) violazione di legge ed errata qualificazione giuridica del fatto. In particolare, il Tribunale ha errato nel riqualificare i reati di furto e tentato furto di cui ai capi a) e b) rispettivamente in rapina impropria e tentata rapina impropria, ritenendo che la resistenza operata dagli indagati al momento del controllo a cui vennero sottoposti dai Carabinieri fosse avvenuta nel corso della quasi flagranza dei reati di furto e, dunque, fosse finalizzata ad assicurarsi l'impunità.

I giudici di merito, infatti, non avevano considerato un apprezzabile lasso di tempo che aveva interrotto il nesso di contestualità dell'azione complessiva, desumibile dal fatto che il telefono cellulare di uno dei due indagati registrava una telefonata alle ore 4,15 di notte, a fronte di una fascia oraria di commissione dei furti, per come individuata dagli stessi operanti, collocabile tra le ore 1,30 e le 2,30.

I giudici di Piazza Cavour, tuttavia, ritengono il ricorso manifestamente infondato.

I giudici del Supremo Collegio, infatti, ritengono logico il ragionamento del Tribunale che ha fatto corretta applicazione dei principi di diritto enunciati da questa Corte, riqualificando i fatti di cui ai capi a) e b) dell'imputazione provvisoria rispettivamente come delitti di rapina impropria consumata e rapina impropria tentata.

"Nella rapina impropria, infatti, la violenza o la minaccia possono realizzarsi anche in luogo diverso da quello della sottrazione della cosa e in pregiudizio di persona diversa dal derubato, sicché, per la configurazione del reato, non è richiesta la contestualità temporale tra sottrazione e uso della violenza o minaccia, essendo sufficiente che tra le due diverse attività intercorra un arco temporale tale da non interrompere l'unitarietà dell'azione volta ad impedire al derubato di tornare in possesso delle cose sottratte o di assicurare al colpevole l'impunità."

Si è ancora precisato che il requisito della immediatezza della violenza o della minaccia va riferito esclusivamente agli aspetti temporali della "flagranza" o "quasi flagranza" e non va interpretato letteralmente nel senso che violenza o minaccia debbono seguire la sottrazione senza alcun intervallo di tempo.

In tema di quasi flagranza, il concetto di "inseguimento" ad opera della forza pubblica, sul quale si fonda la nozione della cd. quasi-flagranza, comprende ogni attività di indagine e ricerca finalizzata alla cattura dell'indiziato di reità, purché detta attività non subisca interruzioni dopo la commissione del reato, ed anche nel caso che si protragga per alcuni giorni.


Tanto premesso in punto di diritto, nel caso di specie, il Tribunale dei riesame ha dato puntualmente atto di come le indagini vennero immediatamente attivate dai Carabinieri a seguito delle numerose segnalazioni di furti in abitazione che erano pervenute alla centrale operativa nelle prime ore del 28/10/2014.

Risulta, pertanto, che l'orario in cui sono stati commessi i furti o i tentati furti è di poco antecedente a quello del fermo degli indagati e che questi vennero fermati nell'ambito di un'attività di investigazione e di ricerca degli autori che si svolse senza soluzione di continuità.

Di conseguenza la violenza posta in essere dagli indagati nei confronti dei militari, avvenuta dopo la sottrazione dei beni all'interno delle abitazioni, è certamente volta ad assicurarsi l'impunità dei numerosi furti e tentati furti in precedenza commessi.

Ciò peraltro, trova ulteriore conferma anche in altra circostanza che emerge dalla ricostruzione del fatto operata dal Tribunale dei riesame. Invero, all'interno del veicolo sul quale gli indagati vennero fermati furono rinvenute evidenti cose (la refurtiva) e tracce materiali (arnesi da scasso) dei reati in precedenza commessi.

Ebbene, questa Corte, in tema di quasi flagranza del reato, ha affermato che il requisito della sorpresa del "reo" con cose o tracce del reato non richiede nemmeno la diretta percezione dei fatti da parte della polizia giudiziaria, né che la "sorpresa" avvenga in maniera non casuale, ma solo l'esistenza di una stretta contiguità fra la commissione del fatto e la successiva sorpresa dei presunto autore di esso con le "cose" o le "tracce" del reato, e dunque il susseguirsi, senza soluzione di continuità, della condotta del reo e dell'intervento degli operanti a seguito della percezione delle cose o delle tracce.

Requisiti ben presenti nella ricostruzione della vicenda per come operata dai giudici della cautela.

II ricorso, pertanto, deve essere dichiarato inammissibile. Ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen., con il provvedimento che dichiara inammissibile il ricorso, la parte privata che lo ha proposto deve essere condannata al pagamento delle spese del procedimento, nonché - ravvisandosi profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità - al pagamento a favore della cassa delle ammende della somma di € 1.500,00 così equitativamente fissata in ragione dei motivi dedotti.



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