Legislazione e Giurisprudenza, Beni, diritti reali -  Mazzon Riccardo - 2017-04-19

Rapporti di vicinato: distanze e macchinari per i quali può sorgere pericolo di danni - Riccardo Mazzon

Accertato un pericolo per la solidità, la salubrità e la sicurezza dei fondi vicini, a prescindere da qualsiasi pericolo di danno all'incolumità delle persone, derivante dall'impianto di macchinari pericolosi, riguardati con riferimento al loro normale funzionamento secondo la destinazione loro propria, a nulla rileva la loro struttura statica.

La regola secondo cui vanno osservate le distanze stabilite dai regolamenti e, in mancanza, quelle necessarie a preservare i fondi vicini da ogni danno alla solidità, salubrità e sicurezza, vale anche per chi voglia impiantare presso il confine macchinari per i quali può sorgere pericolo di danni (cfr. amplius, il trattato "I rapporti di vicinato e le distanze legali: tutela e risarcimento" - Riccardo Mazzon - CEDAM 2013, in Collana SapereDiritto):

"accertato un pericolo per la solidità, la salubrità e la sicurezza dei fondi vicini - a prescindere da qualsiasi pericolo di danno all'incolumità delle persone - derivante dall'impianto di macchinari pericolosi, riguardati con riferimento al loro normale funzionamento secondo la destinazione loro propria, a nulla rilevando la loro struttura statica, il giudice del merito deve, a norma dell'art. 890 c.c., fare osservare la distanza regolamentare o quell'altra che, in difetto, sia sufficiente ad evitare ogni danno al fondo vicino, senza che egli possa prospettarsi la possibilità o l'opportunità di evitare la rimozione o l'arretramento mediante modifiche da apportare all'opera secondo adeguati accorgimenti tecnici" Cass. 8.2.83, n. 1049, GCM, 1983, 2.

Si vedano, a tal proposito, le seguenti pronunce, riguardanti impianti gpl,

"il titolare di un impianto di gas propellente liquido è obbligato ad osservare le prescrizioni di cui all'art. 890 c.c., indipendentemente dalla circostanza che sussistano, o meno, manufatti nel fondo finitimo a quello in cui si vuole realizzare il deposito di tali idrocarburi, ferma restando la prescrizione di cui all'art. 39 d.m. 31 luglio 1934, in virtù del quale detto titolare è tenuto a predisporre una zona di protezione, con facoltà di ovviare all'eventuale violazione delle distanze minime mediante la realizzazione di muri tagliafuoco.; tuttavia l'operatività di un vincolo "lato sensu" espropriativo sull'area di proprietà di terzi riconducibile alla disciplina sulle distanze in questione non è legittimamente configurabile, rimanendo i terzi da assoggettarsi al vincolo del tutto estranei alla predetta procedura. In altri termini, le norme che stabiliscono il rispetto di distanze minime tra gli impianti di distribuzione del carburante ed edifici sono destinate ad operare in direzione del solo titolare dell'impianto, imponendo al medesimo il rispetto di una serie di oneri costruttivi che si correlano a quanto previsto, in via generale, dall'art. 890 c.c., mentre non è legittimamente configurabile l'imposizione di una fascia di rispetto destinata ad incidere su aree finitime di proprietà di terzi. Tale fascia si risolverebbe, infatti, nell'imposizione di una sorta di vincolo espropriativo collegato alla permanenza dell'industria pericolosa ovvero nell'imposizione di una servitù negativa inibitoria dell'edificazione" Cons. st., sez. V, 25.1.03, n. 346, FA, 2003, 120; RGE, 2003, I, 1005

"è inammissibile la tutela possessoria promossa dal proprietario di un impianto di Gpl nei confronti del proprietario del fondo confinante sulla scorta del fatto che quest'ultimo ha edificato, successivamente alla costruzione del ricorrente, senza il rispetto delle distanze legali dettate in materia di attività pericolose, in quanto le norme impongono tali distanze a chi installi l'impianto pericoloso e non al proprietario del fondo confinante" Pret. Vallo Lucania 12.4.95, GIUS, 1995, 1423

"il divieto per il giudice ordinario di condannare la pubblica amministrazione ad un "facere" opera anche nei confronti di un concessionario di pubblico servizio, quando gli atti del concessionario, pur non essendo, per la loro provenienza soggettiva, atti amministrativi, siano pertinenti, comunque, alla sfera di interessi pubblici formanti oggetto di una specifica determinazione autoritativa, onde la pronuncia del giudice verrebbe a incidere nel servizio in atto e, quindi, nella determinazione relativa della pubblica amministrazione. (Nella specie la suprema corte ha ritenuto improponibile la domanda di arretramento di una cabina di decompressione del gas metano, costruita in violazione delle distanze legali di cui all'art. 890 c.c., proposta nei confronti della società concessionaria del servizio di distribuzione del gas metano per il comune di Costa Volpino, in provincia di Bergamo)" Cass. 9.1.79, n. 114, GCM, 1979, 61; GI 1979, I, 1, 1906

ovvero silos alimentari:

"i silos destinati alla conservazione di foraggi, con la possibilità di formazione di processi putrefattivi suscettibili di espandersi all'esterno, rientrano nel novero di quelle fabbriche che per la loro natura e destinazione possono recare nocumento al vicino nei termini previsti dall'art. 890 c.c., la cui elencazione non è tassativa ma meramente esemplificativa, e sono perciò soggetti al regime giuridico delle distanze previste dalla disposizione richiamata. Conseguentemente deve trovare applicazione nei loro confronti il principio cui si ispira la norma citata della presunzione di pericolo: assoluta se la distanza da osservare sia stabilita nei regolamenti; relativa negli altri casi nei quali le distanze da osservare sono quelle che nelle specifiche circostanze si rivelano necessarie a preservare i fondi vicini da ogni danno alla solidità, salubrità e sicurezza" Cass. 18.12.91, n. 13650, GCM, 1991, 12.



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