Legislazione e Giurisprudenza, Beni, diritti reali -  Mazzon Riccardo - 2017-05-08

Rapporti di vicinato: lautorizzazione allapertura di una veduta a distanza inferiore di quella legale - Riccardo Mazzon

Premesso che la distanza prevista dall"articolo 905 del codice civile dev"essere rispettata anche se la vista è limitata da un muro cieco posto sul fondo del vicino, l"autorizzazione all"apertura di una veduta, a distanza inferiore di quella legale, costituisce diritto di servitù.

La distanza prevista dall"articolo 905 del codice civile dev"essere rispettata anche se la vista è limitata da un muro cieco posto sul fondo del vicino:

"la norma dell'art. 905 c.c. la quale vieta l'apertura di vedute dirette sul fondo del vicino se non venga osservata la distanza di un metro e mezzo, non distingue a seconda che tale fondo sia o meno "chiuso" e, pertanto, è applicabile anche nel caso in cui la veduta sia limitata dalla presenza di un muro cieco del fabbricato del vicino" (Cass. 6.12.91, n. 13157, GI, 1993, I, 1, 178).

E premesso inoltre che, in materia di luci e vedute, il diritto di proprietà di un immobile, fronteggiante il fondo altrui, non può attribuire, in assenza di titoli specifici (negoziali o originari, come l'usucapione: cfr. amplius, il trattato "I rapporti di vicinato e le distanze legali: tutela e risarcimento" - Riccardo Mazzon - CEDAM 2013, in Collana SapereDiritto), anche l'acquisto della servitù di veduta

"in materia di luci e di vedute, il diritto di proprietà di un immobile fronteggiante il fondo altrui non può attribuire, in assenza di titoli specifici (negoziali o originari, come l'usucapione), anche l'acquisto della servitù di veduta; ne consegue che una situazione di mero fatto - che si sia concretizzata nell'esistenza, a distanza inferiore di quella prescritta dall'art. 905 c.c., di aperture che consentano la inspectio e la prospectio nel fondo confinante - non è di per sé suscettibile di tutela in via petitoria, al fine di pretendere, da parte del vicino che edifichi sul proprio fondo, l'osservanza delle distanze previste dall'art. 907 c.c." (Cassazione civile, sez. II, 22/05/2009, n. 11956 Sadori c. Pezzolesi ed altro Giust. civ. Mass. 2009, 5, 812)

e che la titolarità del diritto reale di veduta costituisce anche una condizione dell'azione al fine di esigere l'osservanza da parte del vicino delle distanze,

"in materia di luci e vedute, la titolarità del diritto reale di veduta costituisce una condizione dell'azione al fine di esigere l'osservanza da parte del vicino delle distanze di cui all'art. 907 c.c. e, come tale va accertata anche di ufficio dal giudice, salvo che da parte del convenuto non vi sia stata ammissione, esplicita o implicita, purché inequivoca, della relativa sussistenza" (Cassazione civile, sez. II, 03/08/2010, n. 18030 Leonardini ed altro c. Terzani ed altro Giust. civ. Mass. 2010, 9, 1175),

l"autorizzare l"apertura di una veduta a distanza inferiore di quella prevista dalla legge è senz"altro negozio lecito e possibile; esso configura, in effetti, atto costitutivo del diritto reale di servitù,

"in tema di vedute, l'esonero dall'osservanza delle distanze legali dalle costruzioni esistenti dà luogo a un rapporto di carattere non già obbligatorio bensì reale, in quanto, comportando un peso a carico di uno degli immobili e una corrispondente utilitas immediatamente fruibile a vantaggio dell'altro, configura un diritto di servitù, che non può essere convenzionalmente costituito se non per atto scritto" (Cass. 26.4.06, n. 9576, GCM, 2006, 4),

con tutte le immaginabili conseguenze (in ordine, per esempio, alla forma, alla trascrizione e all"opponibilità ai terzi):

"in tema di rapporti di vicinato, l'autorizzazione all'apertura di una veduta a distanza inferiore, da quella legale e la rinuncia a pretenderne l'eliminazione, avendo ad oggetto la costituzione di un vincolo di natura reale sul bene, richiedono, ai sensi dell'art. 1350 c.c., la forma scritta ad substantiam" (Cass. 7.7.06, n. 15430, GCM, 2006, 7-8).

Inoltre,

"la servitù di veduta persiste anche se l'edificio da cui si esercita è demolito, potendo questo essere ricostruito" (Cass. 24.5.97, n. 4638, GBLT, 1997, 4285).



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