Legislazione e Giurisprudenza, Licenziamento -  Cardani Valentina - 2015-01-25

RAPPORTO DI LAVORO: LICENZIAMENTO O DIMISSIONI, TERTIUM NON DATUR - Cass. Lav. 1025/15 – V. CARDANI

- Licenziamento / dimissioni

- Assenza ingiustificata

- Le dimissioni non possono essere date per facta concludentia

Con la pronuncia in commento, la Suprema Corte ha chiarito che le dimissioni non possono essere desunte da un comportamento del lavoratore – cd. per facta concludentia - senza che a questi sia concesso di fornire la prova contraria.

In particolare, nel caso in esame, la società datrice di lavoro attribuiva all'assenza del dipendente protrattasi per oltre dieci giorni valore di dimissioni volontarie. Ciò in ragione di una specifica disposizione del contratto collettivo nazionale che, per l'appunto, statuiva che la prolungata assenza ingiustificata dovesse essere intesa come volontà di recedere dal rapporto di lavoro.

In merito, ha precisato la Corte di Cassazione: "il rapporto di lavoro può estinguersi esclusivamente per le cause a tal fine previste dalla legge e non è permesso alle parti introdurre altre cause di estinzione del rapporto, stante il carattere inderogabile della disciplina legislativa limitativa dei licenziamenti".

La società datrice di lavoro dimostrava di aver avuto conoscenza della malattia del lavoratore che, secondo la corrispondenza prodotta in atti, avrebbe telefonicamente dato notizia del proprio stato di malattia. A riprova della conoscenza di tale circostanza, inoltre, militava il riconoscimento, nelle buste paga, della malattia con erogazione del relativo trattamento economico.

Non può dunque desumersi una volontà del dipendente di recedere volontariamente dal rapporto di lavoro, bensì trattasi nel caso di specie di un licenziamento a tutti gli effetti per assenza ingiustificata, licenziamento viziato e quindi illegittimo per difetto sia della procedura prevista dall'art. 7 St. Lav., sia della forma scritta.



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