Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Bernicchi Francesco Maria - 2016-05-03

Rapporto tra maltrattamenti in famiglia e stalkiing: la Cassazione chiarisce - 17719/16 - F.M.Bernicchi

Si prende in esame una recentissima sentenza della Corte di Cassazione sez. II Penale, sentenza 21 – 29 aprile 2016, n. 17719 relativa al tema del rapporto tra il reato di maltrattamenti in famiglia e atti persecutori.

Il fatto, in breve: con sentenza in data 8.7.2014 il Tribunale di Paola dichiarò D.P. responsabile dei reati di cui agli artt.: 572 cod. pen. (capo A), 609 bis cod. pen., ritenuta la minore gravità, (capo B), 612 bis cod. pen. (capo C), 605 cod. pen. (capo D), 612 - 61 n. 2 cod. pen. (capi F, G, H) e 628 cod. pen. (capo I), unificati sotto il vincolo della continuazione e - esclusa la recidiva - lo condannò alla pena di anni 6 di reclusione ed € 4.000,00 di multa, pene accessorie.

Nonostante l'appello della parte soccombente, la Corte d'appello di Catanzaro, con sentenza 23.4.2015 confermò la pronunzia di primo grado e condannò l'imputato alla rifusione a favore delle parti civili delle ulteriori spese di giudizio.

La controversia giunge sino in Cassazione per il tramite del ricorso per Cassazione compiuto dall'imputato

Per ciò che ci interessa due sono le violazioni lamentate da parte ricorrente:

Violazione di legge e vizio di motivazione sull'affermazione di responsabilità per il reato di cui all'art. 572 cod. pen. sulla scorta di due soli casi di violenza in dieci anni di matrimonio e quindi da considerarsi episodici;

3. violazione di legge e vizio di motivazione sull'affermazione di responsabilità per il reato di cui all'art. 612 bis cod. pen. a fronte della dedotta occasionalità e sporadicità degli episodi ed alla mancata individuazione delle diverse aree dei maltrattamenti e degli atti persecutori; non è sufficiente il fatto che la C. abbia lasciato l'abitazione coniugale a tracciare due distinte fattispecie;

La Corte, analizzando i due motivi sueposti insieme, li considera fondati per le motivazioni di seguito esposte:

In tema di rapporti fra il reato di maltrattamenti in famiglia e quello di atti persecutori (art. 612-bis, cod. pen.), salvo il rispetto della clausola di sussidiarietà prevista dall'art. 612-bis, comma primo, cod. pen. - che rende applicabile il più grave reato di maltrattamenti quando la condotta valga ad integrare gli elementi tipici della relativa fattispecie - è invece configurabile l'ipotesi aggravata del reato di atti persecutori (prevista dall'art. 612-bis, comma secondo, cod. pen.) in presenza di comportamenti che, sorti nell'ambito di una comunità familiare (o a questa assimilata), ovvero determinati dalla sua esistenza e sviluppo, esulino dalla fattispecie dei maltrattamenti per la sopravvenuta cessazione del vincolo familiare ed affettivo o comunque della sua attualità temporale. (Cass. Sez. 6, Sentenza n. 24575 del 24/11/2011 dep. 20/06/2012 Rv. 252906. In motivazione, la S.C. ha precisato che ciò può valere, in particolare, in caso di divorzio o di relazione affettiva definitivamente cessata con la persona offesa, ravvisandosi il reato di maltrattamenti in caso di condotta posta in essere in presenza di una separazione legale o di fatto).
Nel caso in esame la Corte territoriale ha ritenuto che il reato di cui all'art. 612 bis cod. pen. fosse intervenuto successivamente alla cessazione del rapporto familiare, ma non consta che fosse intervenuta separazione.
Va del resto ricordato che il reato di cui all'art. 612 bis cod. pen. prevede un'ipotesi aggravata quando il fatto è commesso dal coniuge separato.
Ne consegue che la sentenza impugnata deve essere annullata limitatamente al capo c) da ritenersi assorbito nel reato di cui al capo A con necessità di rideterminare la pena in relazione agli ulteriori episodi già contestati come 612 bis cod. pen. da ricondurre a tale reato.
Divengono irrevocabile, le residue affermazioni di responsabilità e delle relative pene.
4. Dispone, in caso di diffusione del presente provvedimento, omettere le generalità e gli altri atti identificativi della persona offesa a norma dell'art. 52 D. Lgs. 196/03 in quanto imposto dalla legge.

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata limitatamente al reato di cui al capo C) perché da qualificare ai sensi dell'art. 572 cod. pen., con rinvio ad altra Sezione della Corte d'Appello di Catanzaro per la rideterminazione della pena per i reati di cui ai capi A e C.
Rigetta nel resto il ricorso.
Dichiara irrevocabile la sentenza sul punto della responsabilità e con riferimento alla pena base per il delitto di rapina aggravata e agli aumenti per continuazione per i reati diversi da quelli di cui ai capi A) e C).



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