Legislazione e Giurisprudenza, Persona, famiglia -  Gasparre Annalisa - 2014-11-22

REATI CONTRO ASSISTENZA FAMILIARE: ANCHE PER I FIGLI MAGGIORENNI MA… - Cass. pen. 41832/2014 - A.G.

  • Assegno di mantenimento a favore dei figli
  • Profili penali
  • L'inadempimento dell'obbligo di corresponsione dell'assegno di mantenimento disposto a favore dei figli è punito senza che rilevi l'età degli stessi ma a condizione che i figli non siano economicamente autonomi. Nel caso vi sia inabilità al lavoro questa deve essere permanente.

Un padre è stato condannato per il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare per aver omesso di corrispondere alla moglie separata la somma stabilita dal giudice a titolo di mantenimento per le figlie.

L'obbligo economico sanzionato dalla norma presuppone la minore età del figlio o l'inabilità al lavoro al lavoro e viene meno con l'acquisizione della capacità di agire da parte del minore conseguente al raggiungimento della maggiore età (Cass., Sez. VI, n. 34080/13).

Sull'argomento, su questa Rivista, "MANCATO ASSEGNO? VIOLATI I DOVERI DI ASSISTENZA FAMILIARE" - Cass. pen. 41826/2014, 14 gennaio 2014; "OBBLIGHI FAMILIARI: COSA SI INTENDE PER SUSSISTENZA" - Cass. pen. 43119/2013, 28 luglio 2014; "VIOLAZIONE OBBLIGHI FAMILIARI E DISCONOSCIMENTO PATERNITA' " - Cass. pen. 27923/2014, 30 giugno 2014.

Corte di Cassazione, sez. VI Penale, sentenza 30 settembre– 7 ottobre 2014, n. 41832

Presidente Agrò– Relatore De Amicis

Ritenuto in fatto

1. Con sentenza del 5 dicembre 2013 la Corte d'appello di Palermo ha confermato la sentenza emessa dal Tribunale di Marsala - Sezione distaccata di Castelvetrano in data 21 ottobre 2011, che dichiarava S.F. colpevole del reato di cui all'art. 570 c.p., condannandolo alla pena di mesi tre di reclusione, riconosciute le attenuanti generiche, per non avere, dal mese di novembre 2006, corrisposto alla moglie separata, M.M., la somma stabilita dal Tribunale di Marsala con provvedimento presidenziale del 13 luglio 2004 a titolo di contributo per il mantenimento delle figlie, M. e S.S., così sottraendosi agli obblighi inerenti alla potestà genitoriale.

2. Avverso la su indicata pronunzia ha proposto ricorso per cassazione il difensore dell'imputato, deducendo il vizio di mancanza di motivazione per avere la Corte di merito condiviso la decisione di primo grado senza addurre alcuna argomentazione idonea a sostenere il proprio giudizio di colpevolezza. Dal novembre 2006 al 2008 M.M., unitamente alle figlie, era tornata a vivere, occupando ambienti separati, nella casa coniugale, fattore, questo, che aveva permesso all'imputato di provvedere direttamente ai bisogni della prole. Lasciata la casa coniugale, inoltre, la M. aveva comunque mantenuto la disponibilità di quanto in precedenza ricavato dalla vendita di un immobile di proprietà dello S.. Peraltro, non solo prima del raggiungimento della maggiore età delle figlie, ma anche dopo, egli aveva sempre provveduto al loro mantenimento, o direttamente con l'assegno, ovvero offrendo la casa coniugale, ciò che aveva consentito di risparmiare i canoni per la locazione di un immobile.

Considerato in diritto

3. Il ricorso va accolto per le ragioni ed entro i limiti di seguito indicati.

4. Dalla motivazione della sentenza impugnata non si evince con chiarezza il titolo della responsabilità, atteso che l'imputazione è stata formulata in modo "aperto", coprendo la condotta un arco temporale ricompreso fra il mese di novembre 2006 e la pronuncia della sentenza di primo grado (21 ottobre 2011), e che nel periodo in contestazione una delle figlie (M., nata il 18 ottobre 1987) era già maggiorenne ed abile al lavoro, mentre l'altra (S., nata il 14 gennaio 1990) è diventata maggiorenne agli inizi del 2008, dunque entro il lasso temporale rilevante ai fini della permanenza della condotta, protrattasi fino all'ottobre del 2011.

In tal senso non pare corretto, inoltre, il riferimento, contenuto in un passaggio della motivazione, alla condizione di non raggiunta autosufficienza dei figli maggiorenni, per ritenere non ancora cessato l'obbligo di contribuzione, penalmente sanzionato, all'assistenza materiale.

Secondo la giurisprudenza di questa Suprema Corte (Sez. 6, n. 34080 del 13/06/2013, dep. 06/08/2013, Rv. 257416), in tema di violazione degli obblighi di assistenza familiare, sia l'obbligo morale sanzionato dall'art. 570, primo comma, cod. pen., che quello economico, sanzionato dal comma secondo della medesima disposizione, presuppongono la minore età del figlio non inabile al lavoro e vengono meno con l'acquisizione della capacità di agire da parte del minore conseguente al raggiungimento della maggiore età. In motivazione, la Corte ha evidenziato che la conclusione è supportata, nel primo caso, dal richiamo dell'esercizio della potestà genitoriale e, nel secondo, dal riferimento testuale ai "discendenti di età minore" che differenzia la previsione rispetto a quella prevista per l'inadempimento dell'obbligo di cui all'art. 12 - sexies della l. n. 898/1970).

Ne discende, secondo quanto chiarito da questa Suprema Corte, che l'art. 570, comma secondo, n. 2, cod. pen., prevede come soggetti passivi solo i figli minori o inabili al lavoro, sicché non integra tale ultimo reato la violazione dell'obbligo di assicurare i mezzi di sussistenza ai figli maggiorenni, non inabili al lavoro, anche se studenti, mentre l'art. 12-sexies della I. 1° dicembre 1970, n. 898, punisce il mero inadempimento dell'obbligo di corresponsione dell'assegno di mantenimento stabilito dal giudice, in sede di divorzio, in favore dei figli senza limitazione di età, purché economicamente non autonomi (Sez. 6, n. 34270 del 31/05/2012, dep. 07/09/2012, Rv. 253262).

Entro tale prospettiva, inoltre, occorre considerare (Sez. 6, n. 36263 del 22/09/2011, dep. 06/10/2011, Rv. 250879) che la violazione degli obblighi di natura economica posti a carico del genitore separato, cui si applica la disposizione dell'art. 12-sexies della I. 1° dicembre 1970, n. 898, stante il richiamo operato dalla previsione di cui all'art. 3 della I. 8 febbraio 2006, n. 54 (recante disposizioni in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso dei figli), riguarda l'inadempimento dell'obbligo di mantenimento in favore dei figli (minorenni e maggiorenni), dovendosi escludere invece l'inadempimento di analogo obbligo posto nei confronti del coniuge separato, cui è applicabile la diversa tutela già predisposta dall'art. 570 cod. pen.

Costituisce, peraltro, ius receptum, nella giurisprudenza di questa Suprema Corte, il principio secondo cui la su indicata fattispecie di cui all'art. 12-sexies punisce il mero inadempimento dell'obbligo di corresponsione dell'assegno di mantenimento stabilito dal giudice in favore dei figli, senza limitazione di età (Sez. 6, 18 novembre 2008, n 6575, Rv. 243529), purché economicamente non autonomi, laddove l'inabilità al lavoro che, ai sensi dell'art. 570, comma secondo, cod. proc. pen., impone al genitore l'obbligo di corrispondere i mezzi di sussistenza anche al figlio maggiorenne va intesa, in base alla definizione contenuta negli artt. 2 e 12 della I. n. 118 del 1971, come totale e permanente inabilità lavorativa (Sez. 6, n. 23581 del 13/02/2013, dep. 30/05/2013, Rv. 256258).

5. Sulla base delle su esposte considerazioni, conclusivamente, la sentenza impugnata deve essere annullata con rinvio per nuovo giudizio ad altra Sezione della Corte d'appello, che nella piena libertà delle valutazioni di merito di sua competenza dovrà porre rimedio alle rilevate carenze motivazionali, uniformandosi ai principii di diritto in questa Sede stabiliti.

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata e rinvia per nuovo giudizio ad altra Sezione della Corte d'appello di Palermo.



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