Articoli, saggi, Reo, vittima -  Gasparre Annalisa - 2015-02-08

REATI CONTRO IL PATRIMONIO CON COOPERAZIONE ARTIFICIOSA DELLA VITTIMA - Annalisa GASPARRE

La categoria dottrinale dei c.d. reati contro il patrimonio con cooperazione artificiosa della vittima trova un proprio archetipo nella codificazione del reato di truffa (art. 640 c.p.).

Va sgombrato immediatamente il campo da equivoci di sorta: per cooperazione non si intende alcuna forma di "concorso" nel reato né ai fini del concorso di persone (art. 110 c.p.) né ai fini della circostanza attenuante del fatto doloso della ​persona offesa (art. 62 co. 1 n. 5 c.p.). Anzi, sul piano delle circostanze del reato è frequente la contestazione dell'aggravante della c.d. minorata difesa (art. 61 co. 1 n. 5 c.p.).

Il paradigma della cooperazione artificiosa è ben altro: la vittima coopera strutturalmente alla realizzazione della fattispecie perchè "domina" di una fase, per così dire, intermedia nella sequenza criminosa. In altre parole, la vittima ​​partecipa ​attivamente o non (anche se, in verità, la sua volontà ​è viziata perchè effetto di manipolazione, in senso lato, da parte dell'agente) alla realizzazione del danno patrimoniale richiesto dalla norma.

Ebbene, il reato di truffa è emblematico della categoria, invero nella struttura normativa del reato sono individuabili distinti segmenti in cui si snodano gli elementi costitutivi: il primo è dato dalla messa in atto di artifici e raggiri da parte dell'agente, il secondo è rappresentato dall'errore in cui versa - perchè indotta dall'agente - la potenziale vittima (I evento​​), il terzo segmento consiste nella dazione da parte della vittima (II evento intermedio) e l'ultimo consiste nell'ingiusto profitto (con altrui danno) realizzato dall'agente (III evento finale).

Prima di entrare nel cuore della fattispecie, è da rilevare che altro delitto inquadrabile nella categoria è quello che punisce la circonvenzione di incapace (art. 643 c.p.). Anche qui, come noto, è richiesta l'induzione in errore (non già di chiunque bensì di soggetti particolarmente vulnerabili, quali gli incapaci (vale a dire minori e persone in stato di infermità o deficienza psichica). Tuttavia, nell'ipotesi predetta - che è reato di pericolo - non è necessario che si realizzi l'evento dell'ingiusto profitto, essendo già sanzionata - a titolo di reato consumato - l'induzione a compiere un atto dannoso​ a sè dannoso.

​Infine, anche l'usura e l'estorsione appaiono inquadrabili nella categoria in commento​.

​In dottrina, chi ​aderisce all'impostazione vittimo-dommatica del delitto, ha avanzato la tesi secondo cui il diritto penale dovrebbe disinteressarsi di fattispecie ​di truffa - che andrebbe quantomeno "riletta" - almeno nei casi in cui la vittima non oppone alcuna forma di ​"​resistenza​"​ o di autotutela, ma anzi si autodanneggia.

​Nella trattazione del reato in esame,​ occorre premettere che​ si tratta di un reato sistematicamente collocato tra i reati contro il patrimonio realizzati con modalità di frode, cui si contrappongono, sul piano teorico, le ipotesi commesse con modalità aliene, quali la violenza a cose cose o a persone. Il genus dei reati patrimoniali mediante frode si compone di un variegato numero di fattispecie; all'interno del "capo" si rintracciano i reati di frode informatica, insolvenza fraudolenta, fraudolento danneggiamento di beni assicurati e mutilazione fraudolenta della propria persona, usura, appropriazione indebita, ricettazione, riciclaggio, impiego di denaro, beni, utilità di provenienza illecita, oltre al già menzionato delitto di circonvenzione di incapaci.

Bene giuridico tutelato dall​a norma ​incrimina​trice è non solo l'integrità del patrimonio della vittima ma altresì la libertà del consenso​, libertà​ strumentalmente e preventivamente lesa tramite gli artifici o raggiri che determinano il verificarsi di una frode ai danni della vittima indotta - senza alcun tipo di coazione ma per effetto di un errore - ad autodanneggiarsi.

La condotta cui eziologicamente si legano gli eventi è quella dell'induzione in errore tramite artifici o raggiri. Per artificio si intende la manipolazione della realtà per fare apparire reale una circostanza che non lo è oppure non esistente qualcosa che esiste mentre per raggiro si intende l'effetto di una prospettazione diversa della realtà. Tipico esempio di raggiro è la menzogna. In verità, in assenza di una definizione cogente di tali elementi, l'interpretazione datai ai termini è rimessa al senso comune che tali sostantivi assumono nel linguaggio corrente. La giurisprudenza spesso li associa, quasi che fossero un'unica locuzione; tuttavia, quel che rileva, in realtà, è l'idoneità in concreto di tali fenomeni ad indurre in errore taluno, idoneità che si misura con i consueti strumenti che fanno riferimento all'homo eiusdem conditionis et professionis. Non basta. E' necessario che l'offesa perpetrata alla libertà di autodeterminazione della vittima, attraverso gli artifici o raggiri, sia significativa, non potendo il diritto penale fungere da rimedio per ogni ipotesi di superficialità, incompetenza, negligenza, specie quando non vi sia uno squilibrio cognitivo tra gli attori.

L'imperativo di cui al co. 2 dell'art. 49 c.p. ​- ​che si afferma essere la codificazione del c.d. principio di offensività​ - ​, del resto, è chiaro nel richiedere che l'azione ​sia idonea.

Infine, atteso che il delitto è reato di evento di danno, è necessario che l'azione ingannatoria sia conditio sine qua non della "condotta" della vittima (in realtà, evento intermedio nella struttura della fattispecie) che compie un atto di disposizione patrimoniale, in ciò indotta dagli artifici o raggiri perpetrati dall'agente, e che, in definitiva, produce l'evento dell'ingiusto profitto dell'agente con proprio danno.

Quanto alle modalità con cui vengono realizzati gli artifici o raggiri, è ben possibile che l'azione sia omissiva, oltre che commissiva. Si pensi al dipendente che - al fine di indurre in errore il datore - ometta di timbrare il cartellino nel corso della pausa pranzo, così impedendo il calcolo esatto dei periodi di assenza.

Infine, l'elemento psicolgoico che sostiene la fattispecie incriminatrice è quello del dolo generico che deve abbracciare gli elementi costitutivi del reato (condotta ingannatoria, profitto, danno).

​In ultimo, è da rilevare, in un'ottica di comparazione del "trattamento" di quella che strutturalmente appare "vittima" del reato, è ben diversa nel caso della truffa, dove la vittima tale rimane, rispetto ad altro genere di reato, a protezione di ben altro bene giuridico, quale, il recente reato di cui all'art. 319 quater c.p. in cui il soggetto "indotto" ad una disposizione in favore dell'agente è divenuto soggetto autonomamente punibile, proprio in ragione del fatto che agisce per ottenere un proprio vantaggio personale, di talchè la punibilità è stata estesa anche a chi è indotto dal pubblico ufficiale a dare o promettere.​

Volendo, Gasparre, LA VITTIMA DEL REATO. PROFILI DISCIPLINARI E QUESTIONI EMERGENTI, Aracne Editrice.



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