Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Gasparre Annalisa - 2015-06-30

REATI TRIBUTARI E CONFISCA PER EQUIVALENTE: A PROPOSITO DI QUANTUM - Cass. pen. 27072/15 - A.G.

- reati tributari: emissione fatture per operazioni inesistenti

- patteggiamento e confisca per equivalente di beni già in sequestro preventivo

- il quantum non può eccedere l'entità del profitto del reato --> necessaria idonea motivazione

Per vicende di frode fiscale c.d. carosello ex art. 2 del d.lgs. n. 74/2000, viene disposta la confisca nei confronti dei beni degli amministratori e dei soci accomandatari di più società coinvolte nell'emissione di fatture per operazioni inesistenti. A seguito del patteggiamento viene disposta la confisca ex art. 322 ter c.p. sui beni già oggetto di sequestro preventivo (confisca per equivalente su beni che hanno costituito il prezzo o il profitto del fatto di reato).

Il giudice di merito aveva disposto la confisca con riferimento ad un numero e ad un valore indeterminato di beni, stante la rilevante entità dell'imposta evasa. Il giudice ha però presunto che il valore di questi beni non avrebbe superato il valore dell'imposta evasa senza motivare adeguatamente in punto quantum confiscabile. La Cassazione ha precisato che al giudizio di equivalenza dei beni confiscati deve corrispondere una valutazione, per quanto possibile oggettiva, del profitto diretto del reato (in questo caso l'imposta evasa). Per individuare tale entità, il giudice potrà avvalersi della consulenza contabile degli organi ispettivi tributari.

Inoltre la Cassazione evidenzia che il criterio dell'equivalenza è naturalmente successivo rispetto alla vana individuazione del profitto diretto. Da ciò discende che il giudice non può esimersi dalla ricerca dei beni e dei valori che costituiscono profitto diretto del reato e che siano nella disponibilità degli imputati.

Sul punto, diversamente ha deciso la Corte, con sentenza n. 26746/2015, dove ha affermato che, durante le indagini preliminari, il pubblico ministero è legittimato a chiedere al GIP il sequestro preventivo per equivalente, anziché il sequestro "diretto" all'esito della valutazione – da svolgersi, necessariamente, allo stato degli atti – in ordine alle risultanze relative al patrimonio della persona giuridica che ha tratto vantaggio dalla commissione del reato. Per evidenti ragioni di tempestività (e non solo), in questa fase non è necessario compiere accertamenti preliminari tesi a rinvenire prezzo o profitto nelle casse della società o ricercare beni che ne costituiscono la trasformazione (in Diritto&Giustizia, 26.6.2015, Scuole paritarie: evasione fiscale per gli amministratori, sotto "esame" i conti correnti personali).

In ogni caso, l'esigenza di quantificare il più possibile il valore di quanto confiscabile deriva dall'imperativo che vuole che il quantum non ecceda il valore del profitto, giudizio che non può svolgersi se si ometta qualsiasi valutazione quantitativa.

La Cassazione ha annullato la sentenza in parte qua con rinvio al Tribunale.

In relazione a reati commessi da più imputati, volendo, A. Gasparre, Se la confisca deve essere proporzionale al prezzo o al profitto, il sequestro preventivo per equivalente non può eccedere tale importo, in Diritto&Giustizia, 27.11.2013).



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