Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Gasparre Annalisa - 2014-07-11

REATO OMISSIVO IMPROPRIO E OMICIDIO STRADALE - Annalisa GASPARRE

L'art. 40 cpv c.p. afferma che non impedire un evento che si ha l'obbligo giuridico di impedire equivale a cagionarlo. Su questa c.d. clausola di equivalenza tra "cagionare" e "non impedire" si fonda il giudizio di rimproverabilità penale. Premessa di tale rimprovero è la sussistenza di un obbligo giuridico in capo ad uno o più determinati soggetti su cui incombe la posizione di garanzia che può dirigersi verso la fonte del pericolo che si vuole neutralizzare oppure rivolgersi alla protezione di un determinato soggetto (c.d. garanti).

Prioritario è, dunque, individuare chi, pur avendone obbligo, non si sia attivato per impedire il verificarsi dell'evento. Come noto, la fonte della posizione di garanzia può essere normativa o privatistica, con un'ampiezza di possibilità che vanno dalla fonte non scritta alla situazione di fatto, oppure ad un atto volontario, ad una precedente condotta illegittima che costituisce il dovere di intervento, creando, reciprocamente e contestualmente, il corrispondente potere - giuridico o di fatto - in capo al soggetto garante.

La responsabilità per omissione, però, non sorge solo perchè un comportamento doveroso non è stato tenuto, in quanto è, al contrario, necessario che sia accertato anche il nesso di causalità omissiva e, quindi, dovrà verificarsi che l'evento sia collegabile all'omissione, nel senso che non si sarebbe verificato se l'omittente avesse posto in essere la condotta doverosa (causalità ipotetica).

Il tema dell'omissione si lega all'elemento oggettivo e, più specificamente, alla condotta che, in tal caso, è il negativo di quella attiva/commissiva e che, a prima vista, non dovrebbe trovare punizione penale, impostato com'è il sistema verso la punizione di fatti riconducibili all'agire di una persona (principi del diritto penale del fatto e della responsabilità penale personale). Tuttavia, come risaputo, il mondo contemporaneo pone sfide di sicurezza avverso la moltitudine di rischi e pericoli dati dalla modernità, tanto che la società attuale è stata etichettata come "società del rischio". Preso atto di tali dati e delle esigenze politico-criminali di responsabilizzazione di soggetti in grado di controllare, neutralizzare o almeno ridurre i pericoli, nel nostro sistema, come si è accennato, ha trovato spazio la c.d. clausola di equivalenza di cui all'art. 40 cpv c.p. che "apre" la parte speciale (prevalentemente costruita con fattispecie commissive) a numerose ipotesi improprie.

Violazione di un obbligo normativo o, comunque, di una norma cautelare, si ha anche sul terreno soggettivo della responsabilità per colpa. Pur attingendo sfere diverse (ma complementari), vale a dire elemento oggettivo ed elemento soggettivo, il mancato rispetto di una norma è suscettibile di essere valutato in questi due significati e, in concreto, spesso le due sfere si sovrappongono.

I settori della sicurezza sul lavoro e della responsabilità medica (es. omessa diagnosi) sono emblematici circa la rilevanza della mancata osservanza di un obbligo che ha ripercussioni anche sul giudizio inerente l'elemento psicologico in capo all'omittente, nel senso che, talvolta, l'attività passiva è dovuta a negligenza o colpa specifica e non certamente a dolo.

Tuttavia, può essere fuorviante ritenere che il reato omissivo improprio sia sempre colposo in quanto, in verità, l'omittente può essere pienamente cosciente e ciononostante decidere volontariamente (con dolo appunto) di astenersi dal compiere quelle attività - da lui governabili anche in concreto - idonee ad impedire l'evento.

Ciò premesso, la fattispecie di omicidio colposo è ben compatibile con l'omissione impropria, a condizione che la violazione delle norme cautelari generiche o specifiche (colpa) sia addebitabile ad un soggetto determinato, vale a dire titolare della rispettiva posizione di garanzia. In altre parole, anche nella colpa vi può essere uno spazio di omissione.

Anche rispetto alla circolazione stradale, ambio in cui si agitano da tempo tensioni ispirate ad idee di politica criminale di tolleranza zero, frutto di movimenti sociali che fondano i profili emozionali ed emergenziali della legislazione penale recente, è configurabile il reato omissivo colposo per violazione di norme sulla circolazione stradale.

L'evento del cagionare la morte di un uomo può essere, infatti, non solo non voluto, anche se preveduto (colposo), perchè realizzato a causa di negligenza o imprudenza o imperizia (colpa generica) o per inosservanza di leggi, regolamenti, ordini e discipline (colpa specifica), ma può essere anche di tipo omissivo perchè l'osservanza del dovere giuridico (sia esso una norma sulla circolazione stradale o il dovere di protezione, ad esempio, nei confronti di un soggetto trasportato) avrebbe impedito di cagionare la morte.

In proposito, si è affermato che risponde di omicidio colposo chi, in caso di precipitazioni atmosferiche mantiene una velocità non rapportata al campo visivo e, a fronte dell'avvistamento di un ostacolo, omette di arrestare tempestivamente il veicolo (come imposto dall'art. 141 CdS). Nello stesso senso, si pongono le pronunce relative al giudizio di rimproverabilità ipotizzabile in capo a chi sia tenuto alla manutenzione delle strade e a segnalare la presenza di pericoli, nel caso in ci dall'omissione di tali doveri derivino conseguenze letali in capo agli utenti della strada.



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