Articoli, saggi, Procedura penale -  Mazzon Riccardo - 2014-04-10

REATO URBANISTICO-EDILIZIO: IL GIUDICE PENALE DEVE DISAPPLICARE IL PERMESSO A COSTRUIRE ILLEGITTIMO? - RM

La mancata osservanza delle regole imposte dalla legge e dalla pubblica amministrazione a tutela dell"interesse pubblico (anche quelle riguardanti, ad esempio, distanze e confini), oltreché legittimare la sempre possibile tutela giurisdizionale del terzo danneggiato, può comportare non solo responsabilità amministrativa in capo a chi tali regole non abbia rispettato, ma anche la ben più grave responsabilità penale.

Si pensi, ad esempio, al mero situare il fabbricato in luogo diverso rispetto a quello assentito:

"in materia edilizia la localizzazione di un fabbricato in luogo diverso da quello indicato nel progetto assentito dall'autorità comunale integra la violazione dell'art. 20 lett. a) l. 28 febbraio 1985 n. 47, ora sostituito dall'art. 44 d.P.R. 6 giugno 2001 n. 380 - testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia - atteso che ciò comporta una violazione attinente al corretto assetto del territorio" Cass. pen. 19.9.03, n. 46865, sez. III, CP, 2005, 4 1376 – recentemente conforme, ribadendo che la localizzazione di un fabbricato in un luogo diverso da quello indicato nel progetto assentito dall'autorità comunale integra la violazione di cui alla lett. a) dell'art. 44 t.u. n. 380 del 2001, atteso che ciò comporta una violazione attinente al corretto assetto del territorio; infatti, dalla collocazione del fabbricato in un sito diverso possono derivare conseguenze in tema di distanze previste dal regolamento edilizio, di rispetto dei vincoli, di turbamento degli interessi dei vicini: Cassazione penale, sez. III, 24/03/2009, n. 26925 C. Riv. giur. edilizia 2009, 5-6, 1997 - cfr., amplius, "I rapporti di vicinato e le distanze legali: tutela e risarcimento" - Riccardo Mazzon - CEDAM 2013, in Collana SapereDiritto -.

L"atteggiamento sopra decritto può configurare, in altri termini, reato urbanistico-edilizio, sempre che la fattispecie concreta risulti sussumibile in una fattispecie astratta di reato prevista dalla legge.

Non sempre la sussistenza di tale ipotesi è priva d"insidie interpretative; si pensi, ad esempio, al problema delle pertinenze,

"in materia edilizia, anche dopo l'entrata in vigore del d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 che ha individuato una categoria di interventi pertinenziali comunque soggetti a permesso di costruire (art. 3, comma primo, lett. e.6), modificando la precedente disciplina dettata dall'abrogato art. 7, comma secondo, lett. a) D.L. 23 gennaio 1982, n. 9 (conv. con modd. in L. 25 marzo 1982, n. 94), non è configurabile una pertinenza in relazione ad un fondo agricolo o un'area, in quanto non può prescindersi dal collegamento tra la pertinenza ed un edificio, quantunque non necessariamente residenziale. (Fattispecie nella quale era stato realizzato senza permesso di costruire, su terreno vincolato paesaggisticamente, un invaso irriguo a servizio di un vivaio, invaso di cui la difesa sosteneva la natura pertinenziale)" Cass. pen. 8.1.08, n. 6109, sez. III, CP, 2008, 238994 – si confronti anche la seguente pronuncia, laddove la Suprema Corte afferma che la sostanziale identità delle nozioni di tettoia e pensilina ricavabile dalle medesime finalità di arredo, riparo o protezione anche dagli agenti atmosferici, determina la necessità del permesso di costruire nel casi in cui sia da escludere la natura precaria o pertinenziale dell'intervento (nella specie, la Corte ha confermato la sanzione, ex art. 44 d.P.R. 380/01, inflitta al ricorrente che aveva realizzato una pensilina con struttura in ferro e copertura in plexiglas in zona sottoposta a vincolo paesaggistico): Cassazione penale, sez. fer., 01/09/2011, n. 33267 D.P.M. Diritto & Giustizia 2011;

o, anche, alla questione inerente le recinzioni:

"la realizzazione di un muro di recinzione necessita del previo rilascio del permesso a costruire allorquando, avuto riguardo alla sua struttura e all'estensione dell'area relativa, lo stesso sia tale da modificare l'assetto urbanistico del territorio, così rientrando nel novero degli "interventi di nuova costruzione" di cui all'art. 3 lett. e) del d. P.R. n. 380 del 2001. (Fattispecie relativa ad un muro di altezza pari a metri 2,5 con struttura in blocchi di lapillo e pilastri in cemento armato di sostegno, relativo ad un'area di circa mq. 1200)" Cass. pen. 13.12.07, n. 4755, sez. III, CP, 2008, 238788 – sul presupposto che gli interventi edilizi minori (recinzioni, muri di cinta e cancellate) realizzati sine titulo o in totale difformità dalla D.I.A., prima dell'entrata in vigore del d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380, non integrano l'illecito penale previsto dall'art. 44, comma 2-bis, del richiamato decreto: Cassazione penale, sez. III, 06/05/2008, n. 27744 D. CED Cass. pen. 2008, rv 240928 Cass. pen. 2009, 4, 1679.

L"utilizzo dello strumento penale, anche nell"ambito, urbanistico-edilizio, della difesa dei confini e delle distanze, soggiace peraltro alle consuete regole generali del diritto penale, alle quali è pertanto necessario accennare nei paragrafi che seguono.

Preliminarmente, necessita sottolineare che,

"in tema di reati edilizi, in presenza di "concessione edilizia" illegittima non è necessario che il giudice disapplichi tale atto perché sia configurabile il reato di costruzione edilizia abusiva, in quanto è sufficiente valutare la sussistenza dell'elemento normativo della fattispecie, posto che la conformità della costruzione e della concessione ai parametri di legalità urbanistica ed edilizia è elemento costitutivo dei reati contemplati dalla normativa urbanistica" Cass. pen. 2.10.07, n. 41620, sez. III, CP, 2008, 238788.

Ne consegue che, anche se con il termine "disapplicare" oggetto di impropria utilizzazione,

"il giudice penale può disapplicare il permesso di costruire, rilasciato dal Comune, in ogni caso in cui ne rilevi la difformità dalle disposizioni legislative o regolamentari, ovvero dalle prescrizioni degli strumenti urbanistici. Compito del giudice penale, infatti, è quello di verificare l'integrazione o meno della fattispecie del reato di costruzione edilizia abusiva di cui all'art. 44 comma 1 lett. c), d.P.R. n. 380 del 2001, in vista dell'interesse sostanziale che tale fattispecie intende tutelare (cioè il corretto assetto del territorio), e non già quello di limitarsi a constatare l'esistenza ontologica del permesso edilizio. Sussiste, pertanto, il reato predetto nel caso in cui - in forza di un permesso di costruire illegittimo e, pertanto, da disapplicare - venga realizzato un parcheggio multipiano in zona sottoposta a vincolo ambientale, in contrasto con le previsioni urbanistiche vigenti in loco" Trib. Cosenza 20.3.07, CorM, 2007, 6 755.

Più correttamente,

"in materia edilizia, allorché il giudice accerta l'esistenza di profili di illegittimità sostanziale del titolo abilitativo non pone in essere la procedura di disapplicazione riconducibile all'art. 5 l. 20 marzo 1865 n. 2248 all. E, atteso che viene operata una identificazione in concreto della fattispecie con riferimento all'oggetto della tutela da identificarsi nella salvaguardia degli usi pubblici e sociali del territorio regolati dagli strumenti urbanistici" Cass. pen. 21.3.06, n. 21487, sez. III, CP, 2006, 234469; CP, 2007, 7-8 2982 – recentemente conforme, ribadendo che il giudice penale, ove accerti profili di illegittimità sostanziale del titolo abilitativo edilizio, provvede all'accertamento in concreto della fattispecie sanzionata e non realizza alcuna "disapplicazione" riconducibile all'enunciato dell'art. 5 l. 20 marzo 1865 n. 2248, all. E, né incide, con indebita ingerenza, sulla sfera riservata alla p.a., in quanto esercita un potere che trova giustificazione e fondamento nella stessa previsione normativa incriminatrice. La "macroscopica illegittimità" del permesso di costruire non rappresenta una condizione essenziale per la configurabilità del reato di cui all'art. 44 d.P.R. 6 giugno 2001 n. 380, mentre (a prescindere da eventuali collusioni dolose con organi dell'amministrazione) l'accertata esistenza di profili assolutamente eclatanti di illegalità configura un significativo indice di riscontro dell'elemento soggettivo della contravvenzione contestata, anche in ordine all'apprezzamento della colpa: Cassazione penale, sez. III, 13/01/2009, n. 9177 C. e altro Riv. giur. edilizia 2009, 3, 977).



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