Legislazione e Giurisprudenza, Licenziamento -  Valeria De Franco - 2016-03-31

RECESSO DEL DATORE E PERMESSI DEL LAVORATORE AI SENSI DELLA L. n. 104/92 - Cass. civ. n. 5574/16 - Valeria DE FRANCO

Basta al lavoratore che usufruisce dei permessi ai sensi della L. 5 febbraio 1992, n. 104 recarsi presso l'abitazione del parente assistito soltanto per il 17,5% del tempo totale concesso col permesso? secondo la Corte ciò non è sufficiente poiché il lavoratore commette una grave violazione dei principi di buona fede e correttezza nell'esecuzione del contratto di lavoro, idonea a legittimare il recesso per giusta causa del datore di lavoro.

Il ricorrente lamentava l"affermazione da parte della sentenza di merito del principio secondo il quale l'assistenza dovesse comunque uniformarsi ai criteri di sistematicità e di adeguatezza, già elaborati dall'INPS nell'ambito della disciplina previgente nonostante l"introduzione della L. 4 novembre 2010, n. 183, art. 24 avesse fatto venir meno i requisiti della "continuità" e della "esclusività". Inoltre, deduceva  che la Corte aveva ritenuto insufficiente un'attività assistenziale pari al 17,5% del tempo complessivo dei permessi, così implicitamente riconoscendo che potrebbe essere sufficiente prestare assistenza anche per una percentuale inferiore al 100% del monte ore e peraltro in difetto di una normativa che indichi quale sia il livello percentuale minimo richiesto affinchè la condotta assistenziale possa legittimamente rapportarsi ai permessi.

Secondo il ricorrente, la Corte di appello avrebbe errato trascurando di considerare, nella necessaria valutazione complessiva della condotta del lavoratore, che egli non aveva avuto alcuna intenzione di non prestare assistenza al familiare, essendosi anzi regolarmente recato da lui e non essendosi allontanato dalla propria abitazione per momenti di svago o per andare a svolgere altre attività lavorative; con la conseguenza che la condotta posta in essere, ove pure suscettibile di rilievo disciplinare, non poteva, in assenza di un consapevole intento elusivo, condurre all'applicazione della sanzione espulsiva.

A tal proposito la Corte di legittimità ritiene che l"utilizzazione dei permessi mensili "per scopi estranei a quelli per i quali sono stati concessi" è  comportamento, "oggettivamente grave", tale da determinare nel datore di lavoro la perdita della fiducia nei successivi adempimenti e idoneo a giustificare il recesso per giusta causa. Come rilevato anche dalla Corte d"Appello, il lavoratore che usufruisca dei permessi previsti dalla L. n. 104/92 (nella specie, 3 giorni di permesso mensile retribuito), che a fronte di 24 ore di permessi retribuiti concessi per tre giorni lavorativi aveva tenuto una condotta compatibile con le motivazioni assistenziali poste a sostegno della richiesta solo per quattro ore e 13 minuti, pari al 17,5% del tempo totale, dimostra "un sostanziale disinteresse per le esigenze aziendali", idoneo ad integrare "una grave violazione dei principi di buona fede e correttezza nell'esecuzione del contratto di lavoro di cui agli artt. 1175 e 1375 c.c., idonea a legittimare il recesso per giusta causa del datore di lavoro".

Nella sentenza in commento viene confermato quanto sostenuto dalla sentenza di secondo grado poiché nonostante il lavoratore si fosse sempre recato in ognuno dei giorni di permesso presso l'abitazione del parente da assistere, il carattere abusivo della condotta dal medesimo posta in essere, e conseguentemente la sua idoneità a integrare la violazione dei canoni richiamati è una giusta causa di recesso datoriale, risultando dagli indici di fatto accertati nella sentenza impugnata (sia relativi alla percentuale del tempo destinato all'attività di assistenza rispetto a quello totale dei permessi, sia relativi alle altre modalità temporali in cui tale attività risulta prestata) caratterizzate da un'evidente irregolarità, sia in termini di fascia oraria, sia in termini di durata della permanenza.

In conclusione, la Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.



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