Legislazione e Giurisprudenza, Servizi sociosanitari, volontariato -  Santuari Alceste - 2015-07-22

REGIONE VENETO: PDL DI RIFORMA DELLE IPAB (PRIMA PARTE) – Alceste SANTUARI

La legge 328/2000 e il d.lgs. 207/2001 avevano delegato le Regioni ad attuare la riforma delle IPAB

Molte regioni in questo decennio hanno legiferato in materia

La Regione Veneto, dopo molti tentativi, ri-avvia il percorso di trasformazione

Con il progetto di legge n. 25 presentato alla Presidenza del Consiglio Regione del Veneto in data 26 giugno 2015, dal consigliere Luca Zaia (Presidente della Giunta Regionale), la Regione riprende l"iniziativa legislativa in materia di trasformazione delle IPAB. Persona e Danno intende seguire l"iter di discussione e di approvazione del progetto di legge in parola, iniziando dall"analisi dell"articolo 1 della proposta.

Conformemente a quanto stabilito nell"art. 10, l. 328/2000 e nel d. lgs. n. 207/2001, l"art. 1, comma 1 della proposta di legge regionale individua due percorsi evolutivi per le attuali IPAB regionali: da un lato, alle IPAB è consentita la trasformazione delle stesse in aziende pubbliche di servizi alla persona (APSP), mentre, dall"altro, esse possono optare per la trasformazione in persone giuridiche di diritto privato (fondazioni o associazioni). Viene così confermata l"opzione "classica" seguita in tutte le legislazioni regionali in materia di (ex) IPAB: queste ultime, dunque, al ricorrere delle condizioni stabilite nella normativa, possono decidere se continuare il loro percorso "mantenendo" la configurazione giuridica di diritto pubblico ovvero di diritto privato. Preme evidenziare che il termine "mantenere" è utilizzato per entrambe le tipologie in quanto, come è noto, le (ex) IPAB (trasformande) per vero contemplano elementi strutturali e caratteristici sia della tipica forma pubblica disegnata dalla legge Crispi del 1890, che tuttavia non completò il processo di pubblicizzazione delle strutture, lasciando spazi ai profili di diritto privato definitori delle precedenti Opere Pie.

Il comma 2 dell"art. 1, anche in questo caso richiamando una esplicita "scelta di campo" operata dal legislatore della riforma dell"assistenza del 2000, inserisce sia le APSP sia le organizzazioni non profit che risulteranno al termine della trasformazione nel novero delle strutture che erogano un "servizio pubblico" e, dunque, in forza di questa specifica "mission" loro affidata ad esse viene riconosciuta la finalità sociale delle attività svolte. Si tratta di un riconoscimento formale molto importante, atteso che, in ossequio al diritto eurounitario, la finalità attribuita ovvero assegnata ad un"organizzazione non dipende dalla specifica forma giuridica adottata. Nel contesto giuridico italiano, in particolare, questo riconoscimento permette di valorizzare appieno l"apporto delle associazioni e fondazioni, in quanto enti non profit a finalità collettive, applicando conseguentemente le previsioni costituzionali di cui all"art. 2, 38 e 118 u.c. Quale diretta conseguenza del riconoscimento in capo alle IPAB trasformande di svolgere un servizio pubblico e di perseguire una finalità sociale alle stesse è riconosciuto il diritto di partecipare (anche in questo caso come stabilito dall"art. 19 della l. n. 328 e dalle leggi regionali successivamente approvate) alla programmazione dei servizi alla persona, attraverso, nello specifico, la partecipazione sia in fase di redazione sia in fase di approvazione ai piani di zona.

In ragione della loro soggettività giuridica di diritto pubblico, il comma 3 dell"art. 1 dispone che gli enti locali e le aziende sanitarie locali (ULSS) possano avvalersi delle APSP in forma diretta, a mezzo di appositi contratti, per l"erogazione di servizi identificati e programmati all"interno del piano di zona.

Il comma 4 dell"art. 1 colloca i servizi sociali erogabili dalle IPAB trasformande nella definizione contenuta nella l.r. Veneto n. 11/2001, evidenziando che trattasi (anche in questo caso in linea con l"orientamento oramai consolidato a livello europeo) di servizi che devono garantire l"accesso universale alle prestazioni e la qualità dei servizi.

Infine, il comma 5 con la locuzione "laddove compatibili" richiama l"applicabilità all"acquisizione dei beni e servizi da parte delle IPAB trasformande del codice dei contratti pubblici (il quale come è noto è attualmente in fase di revisione normativa). Come è noto, se da un lato (e non senza qualche margine di difficoltà interpretativa) alle aziende pubbliche di servizi alla persona, in ragione della personalità giuridica di diritto pubblico che le caratterizza, si applicano le disposizioni di cui al d. lgs. n. 163/2006, dall"altro, per quanto riguarda le associazioni o fondazioni si deve procedere caso per caso. Infatti, si dovrà avere cura di verificare con attenzione il ricorrere dei requisiti che la normativa nazionale e la giurisprudenza comunitaria e nazionale hanno elaborato per l"identificazione della figura dell"organismo di diritto pubblico, al quale, conseguentemente, si applicano le disposizioni del codice dei contratti pubblici.



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