Legislazione e Giurisprudenza, Servizi sociosanitari, volontariato -  Santuari Alceste - 2015-08-19

REGIONE VENETO: PDL DI RIFORMA DELLE IPAB (QUINTA PARTE) – Alceste SANTUARI

La legge 328/2000 e il d.lgs. 207/2001 avevano delegato le Regioni ad attuare la riforma delle IPAB

Molte regioni in questo decennio hanno legiferato in materia

La Regione Veneto, dopo molti tentativi, ri-avvia il percorso di trasformazione

Con il progetto di legge n. 25 presentato alla Presidenza del Consiglio Regione del Veneto in data 26 giugno 2015, dal consigliere Luca Zaia (Presidente della Giunta Regionale), la Regione riprende l"iniziativa legislativa in materia di trasformazione delle IPAB. Persona e Danno intende seguire l"iter di discussione e di approvazione del progetto di legge in parola, continuando con l"analisi dell"articolo 5 della proposta.

L"art. 5 (primo articolo del Titolo II dedicato alle APSP) è rubricato "Autonomia e organizzazione" delle aziende pubbliche di servizi alla persona.

Così come la disciplina nazionale (l. 328/2000 e il d. lgs. 207/2001), il comma 1 identifica le APSP quali aziende aventi personalità giuridica di diritto pubblico (la personalità giuridica di diritto pubblico sarà riconosciuta dalla Giunta regionale: comma 5), che non perseguono scopo di lucro e che sono dotate di propria autonomia giuridica, amministrativa, statutaria, contabile, patrimoniale, gestionale e tecnica. Si tratta, a ben vedere, di tutte le "autonomie" di un"azienda, che deve operare in base ai principi di efficacia, economicità, efficienza e trasparenza, nel rispetto del vincolo di bilancio. Il richiamo alla trasparenza sembra più che opportuno, anche alla luce di un certo passato che ha visto proprio le ex IPAB protagoniste di situazioni opache e di casi di malamministrazione.

Il ruolo delle APSP nel contesto del welfare territoriale viene riconosciuto e valorizzato nel comma 2 dell"art. 5, laddove la proposta attribuisce alla Regione e agli enti locali territoriali la facoltà di prevedere finanziamenti alle aziende affinché queste ultime possano realizzare gli obiettivi di programmazione, "anche a valere sui trasferimenti in conto gestione".

Importanza strategica è assegnata dai commi 3 e 4 agli statuti delle nuove APSP, che per questo potranno riferirsi ad un modello predisposto dalla Giunta regionale che, una volta approvato dall"ente, dovrà essere inviato per l"approvazione all"Area sanità e sociale della Regione. Gli statuti dovranno delineare la struttura organizzativa dell"azienda, prevedendo, in particolare, la distinzione (ormai consolidata nell"esperienza regionale fino a qui maturata) tra i poteri di indirizzo e programmazione e quelli di gestione. Al fine di rendere coerente l"attività delle APSP con la programmazione regionale, il comma 3 incide sulle volontà costitutive, chiamate ad "adeguarsi alla programmazione regionale e locale". Si tratta di una disposizione che andrà attentamente valutata e implementata in ragione dei particolari interessi, anche di rilevanza costituzionale, coinvolti nelle volontà testamentarie, che spesso hanno dato origine nel corso dei secoli scorsi alle attuali IPAB oggetto di trasformazione. Il comma 4, in particolare, ribadendo la necessità che gli statuti disciplinino la struttura organizzativa e gestionale delle APSP (requisiti, modalità e criteri di nomina o di elezione degli organi direttivi, modalità di partecipazione degli utenti e dei loro famigliari), prevede che le aziende approvino tutti quei regolamenti utili e opportuni a disciplinare la loro attività.

Il comma 6 chiude l"articolo 5 stabilendo che, al fine della precisa individuazione delle aziende in parola, le IPAB trasformate in APSP dovranno contenere nella loro denominazione "Azienda pubblica di servizi alla persona" ovvero l"acronimo "APSP".

Si segnala che, benché sulla scorta del modello predisposto dalla Giunta regionale, la stesura dei nuovi statuti dovrebbe segnare un importante (e strategica) opportunità per le nuove aziende di disegnare il proprio futuro, in specie avuto riguardo alle modalità organizzative interne. Tra le misure da contemplare negli statuti, anche in forza del richiamo alla trasparenza di cui sopra, si suggerisce – come già avvenuto in altre regioni – di valorizzare l"adizione del modello organizzativo e gestionale ex d. lgs. n. 231/2001 che, opportunamente integrato con le misure previste dalla l. n. 190/2012, integrerà un fondamentale presidio dell"efficacia, efficienza e accountability delle nuove aziende, anche ai fini dell"accreditamento.



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