Legislazione e Giurisprudenza, Servizi sociosanitari, volontariato -  Santuari Alceste - 2015-08-24

REGIONE VENETO: PDL DI RIFORMA DELLE IPAB (SETTIMA PARTE) – Alceste SANTUARI

La legge 328/2000 e il d.lgs. 207/2001 avevano delegato le Regioni ad attuare la riforma delle IPAB

Molte regioni in questo decennio hanno legiferato in materia

La Regione Veneto, dopo molti tentativi, ri-avvia il percorso di trasformazione

Con il progetto di legge n. 25 presentato alla Presidenza del Consiglio Regione del Veneto in data 26 giugno 2015, dal consigliere Luca Zaia (Presidente della Giunta Regionale), la Regione riprende l"iniziativa legislativa in materia di trasformazione delle IPAB. Persona e Danno intende seguire l"iter di discussione e di approvazione del progetto di legge in parola, continuando con l"analisi degli articoli 7, 8 e 9 della proposta.

L"art. 7 è rubricato "Organizzazione dell"APSP" e individua (comma 1) gli organi che le Aziende che risulteranno dalla trasformazione delle IPAB devono prevedere, distinguendo tra gli organi di governo e di indirizzo politico-amministrativo, di gestione e di controllo. Tra i primi, vengono annoverati il consiglio di amministrazione e il presidente; l"organo di gestione è individuato nella figura del direttore e, infine, quello di controllo nella figura dell"organo di revisione, monocratico ovvero collegiale.

Poiché la proposta di legge regionale potrebbe invero presentarsi quale proposta contenente aspetti innovativi rispetto al panorama delle leggi regionali approvate in questo decennio, tra gli organi, anche alla luce delle raccomandazioni contenute nelle Linee Guida dell"ANAC (cfr. deliberazione 8/2015 del 17 giugno 2015), sarebbe opportuno indicare anche l"Organismo di vigilanza, che, adottando il modello 231, integrato con le misure contenute nella l. 190/2012 (anticorruzione), assolverebbe gli adempimenti stabiliti dall"ordinamento giuridico per gli enti vigilati/controllati/partecipati dalle P.A.

L"art. 8 è dedicato al Consiglio di Amministrazione, la cui nomina (e numero di componenti) è attribuita ai soggetti previsti nei singoli statuti, anche nel rispetto delle volontà espresse dal fondatore. Uno dei componenti deve comunque essere di appannaggio della Giunta Regionale. I membri del Consiglio di amministrazione operano senza vincolo di mandato (comma 1) e possono essere revocati ovvero rimossi, anche singolarmente, in caso di comportamenti e situazioni in contrasto con la normativa vigente e con le volontà del fondatore con provvedimento del dirigente dell"Area sanità e sociale (comma 7). Atteso che la volontà del fondatore, di norma, esprime la finalità e gli scopi per i quali egli /ella hanno deciso di destinare parte del ovvero tutto il loro patrimonio, si ritiene che la principale causa di possibile revoca/rimozione del consigliere di amministrazione riguardi comportamenti in aperto contrasto con la realizzazione di quelle finalità. Comportamenti che, peraltro, sono anche quelli disciplinati, in linea generale, dal codice civile in materia di fondazioni.

Il comma 2 stabilisce che il numero dei consiglieri (minimo 3 e massimo 5) sia commisurato alla situazione economica e patrimoniale dell"Azienda e che il loro mandato non superi il termine di 5 anni. Nel caso dei consiglieri di nomina pubblica, il comma 3 prevede che essi non possano essere nominati per più di 2 volte consecutive.

Anche in deroga alla volontà del fondatore, i membri del CdA dovranno assolvere al loro mandato in forma gratuita ovvero agli stessi potrà essere riconosciuta un"indennità sulla base dei criteri fissati dalla Giunta regionale (comma 4). Essa, inoltre, determinerà le cause di conflitto d"interesse e di incompatibilità, nonché le ipotesi di divieto di nomina (comma 5). Il successivo comma 6 prevede la procedura da seguire in caso di incompatibilità, al fine di dichiarare la decadenza del consigliere.

Al riguardo, come già ricordato, si ribadisce l"assoggettamento delle APSP alle disposizioni contenute nella l. 190/2012.

L"art. 9 elenca i compiti che il CdA è chiamato ad assolvere e che rientrano nelle funzioni di programmazione e di indirizzo e controllo che la proposta affida al Consiglio medesimo. Tra i compiti del CdA si segnalano i seguenti:

  1. Approvazione dello statuto e dei regolamenti di organizzazione;
  2. Approvazione del bilancio di esercizio e del documento di programmazione economico-finanziaria, nonché dei documenti di pianificazione e di programmazione dell"Azienda;
  3. Nomina del direttore;
  4. Definizione degli obiettivi e dei programmi di attività e di sviluppo, delle direttive generali per l"azione amministrativa e per la gestione;
  5. Individuazione della pianta organica, delle risorse materiali ed economico-finanziarie destinate al raggiungimento delle finalità statutarie;
  6. Verifica e controllo sulla rispondenza dei risultati dell"attività amministrativa e della gestione agli obiettivi fissati;
  7. Attivazione delle forme di partecipazione, in particolare degli utenti e dei famigliari dell"Azienda.

Come si può facilmente evincere, si tratta di una ampio ventaglio di compiti e attività che il Consiglio di Amministrazione deve assolvere con l"obiettivo di realizzare le finalità istituzionali e statutarie dell"Azienda. Si tratta di funzioni che richiedono specifiche competenze, un"adeguata preparazione economico-giuridico-finanziaria, che difficilmente (come è stato correttamente segnalato in un bell"articolo del prof. Michele Ainis sul Corsera di sabato 22 agosto u.s.) può coniugarsi con la gratuità delle cariche.

Come si è avuto modo di richiamare anche in un altro contributo riguardante la proposta di legge di riforma delle IPAB in Regione Veneto, sarebbe opportuno specificare tra i compiti del Consiglio di Amministrazione delle APSP anche la nomina dell"Organismo di Vigilanza ex d. lgs. n. 231/2001.



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