Legislazione e Giurisprudenza, Servizi sociosanitari, volontariato -  Santuari Alceste - 2015-09-01

REGIONE VENETO: PDL DI RIFORMA DELLE IPAB (TREDICESIMA PARTE) – Alceste SANTUARI

La legge 328/2000 e il d.lgs. 207/2001 avevano delegato le Regioni ad attuare la riforma delle IPAB

Molte regioni in questo decennio hanno legiferato in materia

La Regione Veneto, dopo molti tentativi, ri-avvia il percorso di trasformazione

Con il progetto di legge n. 25 presentato alla Presidenza del Consiglio Regione del Veneto in data 26 giugno 2015, dal consigliere Luca Zaia (Presidente della Giunta Regionale), la Regione riprende l"iniziativa legislativa in materia di trasformazione delle IPAB. Persona e Danno intende seguire l"iter di discussione e di approvazione del progetto di legge in parola, continuando con l"analisi dell"articolo 17 della proposta, dedicato al patrimonio delle APSP.

Il comma 1 individua nel patrimonio un elemento caratterizzante l"autonomia propria delle Aziende, così come stabilito nell"art. 5, autonomia che deve ispirarsi ai seguenti principi portanti:

  1. Valorizzazione del patrimonio attraverso il conseguimento di rendite dai propri beni patrimoniali, nel rispetto di livelli minimi determinati dalla Giunta regionale, sulla base di parametri rispondenti a principi di oggettività e trasparenza;
  2. Utilizzazione dei proventi della gestione del patrimonio per gli scopi indicati nell"art. 16, comma 6.

Sub a) sopra richiamata costituisce indubbiamente una specificità delle forme giuridiche che hanno dato origine alle IPAB: spesso, per non dire sempre, si tratta di strutture sorte per iniziativa di uno o più benefattori che mettevano il loro patrimonio a disposizione della realizzazione di uno scopo di pubblica utilità. Erano, dunque, le rendite che avrebbero dovuto poi nel tempo assicurare che lo scopo così individuato nello statuto o nelle tavole di fondazione sarebbe stato adeguatamente perseguito. E la rendita è disciplinata anche nel Libro I del Codice civile dedicato alle fondazioni: anche queste strutture giuridiche (risultato anche della trasformazione dalle ex IPAB) devono poter fare affidamento sulla rendita del loro patrimonio.

Come è noto, nel corso dei secoli, in specie per la complessità dei servizi erogati dalle ex Opere Pie/IPAB, i patrimoni non sono più sufficienti ad assicurare l"erogazione di quei servizi. Tuttavia, è degno di menzione il fatto che la proposta di legge in argomento si preoccupi di individuare una cornice dentro la quale stabilire i livelli minimi delle rendite dei patrimoni delle APSP. Non si tratta di un compito facile, ma forse un tentativo merita di essere esperito, in specie con l"obiettivo di incrementare il livello di efficacia e di efficienza nella gestione dei patrimoni, che si ricorda essere vincolati al perseguimento di finalità di pubblico interesse.

Una volta ribadita la necessità di valorizzare adeguatamente il patrimonio delle APSP, il comma 2 identifica i beni che fanno parte del patrimonio delle Aziende. Sono definiti patrimonio indisponibile tutti i beni mobili ed immobili dell"APSP destinati allo svolgimento delle attività statutarie (si segnalano alcuni refusi di stampa nella scrittura di questo comma). Si tratta di beni che non possono essere sottratti alla loro destinazione, tranne che in caso di sostituzione con altro bene idoneo al perseguimento delle medesime finalità. Il medesimo comma indica che tutti gli investimenti sul patrimonio indisponibile devono essere compiuti nel rispetto della programmazione regionale e locale in materia di servizi sociali, in relazione all"erogazione dei rispettivi servizi.

Quest"ultima previsione merita un approfondimento a parte, in quanto implica una necessaria (e forse per molti aspetti auspicabile) attività di coordinamento tra le APSP e gli enti locali territoriali competenti. Infatti, l"investimento che la singola APSP intende realizzare con riferimento al patrimonio e ai servizi erogati potrà essere tanto più efficiente ed efficace quanto condiviso con gli altri soggetti che sul territorio sono responsabili istituzionalmente dell"erogazione di quei servizi. Si può ipotizzare che tale coordinamento possa avvenire attraverso la condivisione del progetto di investimento all"interno del Consiglio di amministrazione in cui siede/siedono il / i rappresentante/i dell"ente locale ovvero, soprattutto, attraverso le modalità implicate nel rapporto di partnership attivato sul territorio tra l"APSP e i servizi comunali, singoli ovvero associati, che spesso coinvolgono anche le locali aziende sanitarie.

L"importanza del patrimonio, quale "cifra" caratteristica delle APSP (ex IPAB), è rimarcata nel comma 3 dell"articolo 17, laddove si legge che spetta alla Giunta regionale fissare i criteri e le modalità per autorizzare l"APSP, dietro apposita istanza dell"organo amministrativo, che deve essere corredata da parere favorevole dei revisori, ad alienare e ad acquistare il patrimonio immobiliare disponibile o che verrà classificato come tale, per incrementare la redditività ai fini di un miglioramento economico-gestionale e patrimoniale dell"Azienda.

Ancora una volta, l"attività delle APSP viene collocata in un quadro di programmazione e pianificazione regionale, livello istituzionale cui compete dunque anche attivare la procedura autorizzatoria affinché le singole APSP possano procedere a modificare i loro assets.

Coerentemente con il disegno complessivo che definisce la proposta di legge e, in specie con alcune disposizioni della stessa che sono state oggetto di commento su questo sito, si segnala che il comma 4 prevede il divieto per le APSP di alienare il patrimonio disponibile per eventuali esigenze di equilibrio di bilancio, fatti salvi i casi in cui l"Azienda sia in grado di giustificare adeguatamente simili scelte gestionali e l"amministrazione affidata al commissario. A rafforzare la necessità che l"alienazione rappresenti invero una esigenza reale ed effettiva, infine, il comma 4 stabilisce che l"istanza di alienazione deve essere corredata da un analitico piano di risanamento risolutivo, riferito alla gestione corrente e allo stato patrimoniale, con i relativi tempi di attuazione.

Il patrimonio quindi, ritenuto un asset fondamentale dell"attività e degli interventi delle APSP, deve poter essere impiegato unicamente per far fronte alle esigenze derivanti dall"erogazione dei servizi, finanche – come analizzato nei contributi precedenti – per abbattere i costi dei servizi stessi. Da ciò consegue che la proposta di legge intende impedire che il patrimonio, soprattutto se adeguatamente valorizzato e significativo, possa essere utilizzato per coprire inefficienze gestionali.



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati