Changing Society, Opinioni, ricerche -  Todeschini Nicola - 2013-11-02

RELAZIONI PERICOLOSE: DA RUBY AI LIGRESTI - Nicola TODESCHINI

In questi giorni ho realizzato in una mia riflessione un paragone che ha dato un certo fastidio: criticando il contegno del Ministro Cancellieri ho richiamato alla memoria il caso Ruby osservando che la cifra stilistica cambiava ma che l'inopportunità denunciasse lo stesso grave malgoverno della carica istituzionale dei due sussurratori. Ho poi appreso che altri hanno citato il caso Ruby, seppur con richiami ben diversi e per assecondare necessità di schieramento e, in tutta franchezza, essere a loro paragonato suscita in me un certo fastidio così che proverò, seppur brevemente, a spiegare il mio personale punto di vista.

Richiamare il caso Ruby non significa paragonare necessariamente il Ministro Cancellieri all'allora Presidente del Consiglio Berlusconi, né dimenticare l'accusa che a quest'ultimo allora veniva rivolta circa lo sfruttamento della prostituzione minorile che suonerebbe, giustamente, più perigliosa dell'amicizia, comunque assai inopportuna, del Ministro di Grazia e Giustizia con una famiglia della quale alcuni membri sono accusati d'appartenere al gotha del malaffare italiano.

Significa, piuttosto, segnalare come i due inopportuni interessamenti traggano alimento da uno stesso disprezzo per la dignità della carica istituzionale. Il Presidente del Consiglio, così come un Ministro, non possono intrattenere rapporti né con prostitute minorenni né con mafiosi o geni del malaffare, e non possono farlo né in privato né nello svolgimento di funzioni pubbliche o con l'ausilio di beni in loro dotazione. Lo stesso fatto che vada ricordato ad un Presidente del Consiglio e ad un Ministro attempati che le relazioni con certi ambienti sono pericolose di per sé, e che se anche la loro vocazione sia assai diversa, pruriginosa l'una, familiare/affaristica l'altra (il figlio della Cancellieri come è noto ha intrattenuto rapporti con società controllate dai Ligresti), vanno interrotte, senza ombra di dubbio, e non più coltivate, nel momento in cui la vita privata incide, inevitabilmente, sul ruolo pubblico di una carica istituzionale.
Al di la' dei facili moralismi -peraltro non futili allorché si discuta di prostitute minorenni e di mascalzoni d'alta scuola- spesso non si riflette sulla pericolosità della relazione, qui in discussione, che consente avvicinamenti, contatti, pressioni, influenze, che non si addicono mai a chi debba interpretare un ruolo nell'interesse di tutti e non degli amici mascalzoni piuttosto che delle prostitute minorenni finite nei guai. E si pentano -se hanno una coscienza- pure coloro che per difendere, per necessità faziose- il Ministro hanno sottolineato che rientrerebbe tra i compiti di quest'ultimo intervenire a fronte di casi di una certa gravità, perché il punto non è, e non può essere, se la giovane rampolla Ligresti fosse o meno in pericolo, ma se sia opportuno che la famiglia Ligresti -come noto coinvolta in traffici assai poco lusinghieri e con un loro membro latitante- goda della possibilità di raggiungere il Ministro di Grazia e Giustizia con sms, chat, piccioni viaggiatori facoltizzati ad entrarle in camera la notte per consegnare pizzini urgenti. In questa possibilità di contatto, non impedita dal Ministro, si circoscrive l'inopportunità del suo operare.

Mi si chiederà che cosa mai avrebbe dovuto fare il Ministro Cancellieri di fronte al tentativo di contatto del membro di una famiglia al centro di una vicenda giudiziaria assai incresciosa, e risponderò che avrebbe dovuto rispondere di non utilizzare il suo cellulare ma di inviare al Ministero un'istanza d'intervento segnalando la condizione nella quale versava la giovane rampolla, così che il Ministero potesse istruire gli opportuni accertamenti ed assumere le iniziative che, solo in questo modo, sarebbero state istituzionalmente legittime.

Se a qualcuno non dovesse apparire chiara la differenza tra il comportamento posto in essere dal Ministro e quello alternativo suggerito mi permetto di segnalare che il motivo dell'incertezza consiste in una oramai grave compromissione della capacità di giudizio auspicabilmente dominata dal senso delle istituzioni e della legalità. Se ancora dobbiamo chiederci perché sia corretto seguire le regole, nel paese dei balocchi, è perché di asini qui ce ne sono tanti, molti di loro ricoprono cariche istituzionali, qualcuno -come forse chi scrive- ha l'ardire di curare un blog, e sembra quasi inevitabile che, entrandovi, le lunghe pelose orecchie crescano in fretta pure ai novizi, con la differenza, rispetto alla favole, che non c'è una fata turchina che li possa salvare. E ciò che è peggio noi spettatori spesso dimostriamo di non essere più in grado di notarle, quelle lunghe orecchie d'asino, e lo dico con tutto rispetto per quei meravigliosi animali che loro malgrado la favola prende a prestito e che in natura dimostrano assai maggior rispetto per il loro ruolo di quanto gli esseri umani non sappiano fare ogni giorno.



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