Articoli, saggi, Responsabilità oggettiva, semioggettiva -  Ricc√≤ Riccardo - 2016-04-04

RESPONSABILITÀ CIVILE GENERALE E SPECIALE (VECCHI APPUNTI SUL DANNO DA PRODOTTO) – Riccardo RICCÒ

Il progresso della tecnica e delle industrie, unitamente all"affermazione del fenomeno della c. d. produzione di massa, ha posto all"attenzione generale la problematica della allocazione dei rischi connessi alla utilizzazione dei beni prodotti e commercializzati nei mercati di tutto il mondo.

La più parte degli ordinamenti giuridici ha posto norme e presidi speciali a tutela dei consumatori od utilizzatori, non professionali, allocando il rischio derivante dal consumo od utilizzo di beni -se ed in quanto difettosi- in capo al produttore.

Pare ormai superata, ovunque, la teoria in base alla quale sarebbe stato razionale, cioè utilitaristico, addossare la responsabilità in capo ai produttori nelle fattispecie di danno occorso nel consumo od utilizzo di prodotti industriali in qualche modo difettosi solo qualora il valore del rischio, ovvero il costo sociale dei danni conseguenti, più o meno direttamente, al difetto del prodotto avesse superato il valore della prevenzione, ovvero i costi relativi all"apprestamento delle misure idonee, secondo la miglior tecnica esistente, a prevenire detto costo sociale.

Giudici e legislatori hanno invece scelto di addossare i costi sociali derivanti dalla utilizzazione di prodotti difettosi alla impresa produttrice dei medesimi, prescindendo da ogni analisi c.d. di costi-benefici e, soprattutto, almeno a parole, da ogni accertamento relativo al/ai profili di colpa (variamente declinabile) del produttore.

V. già TRIMARCHI, ad es., La responsabilità del fabbricante nel progetto di statuto dell"impresa, in Quadrimestre, Rivista di diritto privato, 1985, I, pp. da 207 a 217; J. F. OVERSTAKE, La responsabilité du fabricant de produits dangereux, Rev. droit civ., 1972, p. 485 e ss.; Dir. 85/374/CEE; Dir. 01/95/CE; Cost. Portogallo, art. 60; artt. 114 ss.; Cost. Spagna, art. 51; Corte cost. fr., sent. 13 marzo 2016 (confirmativa della Loi Hamon, 344/2014). Da ultimo, in Italia, D. lgs. 6 settembre 2005 n.206, artt. 114 ss..

L"opzione normativa in parola ha infatti portato all"introduzione, non solo in Europa, di regolamenti processuali favorevoli al danneggiato il quale, quanto alla difettosità del prodotto, può limitarsi a dedurre le sole circostanze della fattispecie di danno, quelle estrinseche, comprovande, dalle quali emerga che il prodotto non aveva in effetti garantito il grado di sicurezza circa il quale egli riponeva legittimo affidamento, senza dover dimostrare l"intrinseco vizio di progettazione o fabbricazione.

Transeat sulla natura della responsabilità de qua, posto che, una volta accertata la "insicurezza" del prodotto (ed escluse le limitate esimenti concesse al produttore), continuare a discettare di presunzione di colpa ovvero di responsabilità oggettiva, quasi da posizione, sembra davvero sterile, "immaterial", come per il caustico William J., Learned Hand, in caso Cox v. Burbidge.

V. p. es. in BEVEN, Responsibility for keeping animals, Harvard Law Rev., 1909, 475, e in W. K. JONES, Strict liability for hazardous enterprise, Columbia Law Rev., 1992, 1705.

Più interessanti sono invece le ragioni di ordine tecnico pratico che hanno portato all"attuale regime speciale.

Le quali stanno/stavano, principalmente, nella necessità/opportunità di superare i limiti del principio di relatività degli effetti del contratto e, dunque, di evitare le pastoie delle azioni fondate, at law, appunto su contratto.

Nei paesi -quali gli Stati Uniti- ove i problemi dovuti alla produzione industriale di massa hanno iniziato a porsi all"attenzione generale con maggior anticipo rispetto quanto è avvenuto nella generalità degli altri paesi, il primo quesito al quale i giudici hanno dovuto dare risposta era relativo alla possibilità o meno di accordare azione ad un soggetto, il danneggiato, che molto spesso non era legato al produttore (responsabile del difetto e dunque, in caso, del danno) da alcun vincolo contrattuale.

Il danneggiato era spesso l"avente causa del distributore, intermediario, ovvero un semplice avventore o passante.

Le difficoltà accennate dovevano avere a che fare con l"abitudine del sistema giudiziario, non solo statunitense, di utilizzare gli schemi delle garanzie di natura contrattuale (le warranties), a tutti i costi, anche per ascrivere alla responsabilità del produttore, direttamente, i danni di cui potevano a ragione lamentarsi i cc. dd. bystanders, consumatori ante litteram, aventi causa immediata da un mero intermediario (e solo mediatamente dal produttore).

Cfr. RICCÒ, The nature (if any) of product liability, in Risk, Reliability and Social Safety, Londra, 2007.

O forse anche con ragioni di registro gius-economico, inverosimile essendo la loro scarsa conoscenza dell"ampio spettro applicativo, in equity perlomeno, della legge aquilia di danno, e, altresì la loro scarsa dimestichezza con l"assai duttile istituto della causazione.

Comunque sia, nel celebre caso Donoghue v. Stevenson, 1932, UKHL 100, già si riconobbe locus standi alla danneggiata/cliente finale (la Sig.ra Donoghue), in causa di danni nei confronti diretti del produttore, il Sig. Stevenson, riconoscendo in capo a questi un obbligo di protezione generale, verso terzi, ben oltre i limiti della "privity of contract".

Ciò, verosimilmente, sulla scorta di una precedente opinione del Giudice Cardozo, resa nel caso MacPherson v. Buick Motor Co., 217 N.Y. 382, 111 N.E. 1050 (1916), che tuttavia iniziò a fare "stato", negli S.U., solo a seguito della sentenza Henningsen v. Bloomfield, del 1960.

PRIEST, La controrivoluzione nel diritto della responsabilità da prodotti negli Stati Uniti d"America, sul Foro Italiano, 1989, IV, c. 121, con traduzione di Ponzanelli.

V. ora lo Uniform Commercial Code-Sales (2-318, part. alla lett. C).



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