Articoli, saggi, Responsabilità oggettiva, semioggettiva -  Mazzon Riccardo - 2014-10-02

RESPONSABILITA' DA ATTIVITA' PERICOLOSA: ATTIVITA' NUCLEARE E OGGETTI SPAZIALI - RM

Nel nostro ordinamento esistono specifici richiami alla pericolosità dell'attività esercitata;

"l'art. 2050 c.c. concerne genericamente le attività pericolose e non si applica a quelle per le quali il legislatore ha specificamente provveduto, sicché l'attività che formi oggetto della prestazione dovuta dal professionista (nella specie: medico chirurgo) al proprio cliente ricade esclusivamente nell'ambito dell'art. 2236 c.c., cui è estranea ogni presunzione di colpa" (Cass. civ., sez. II, 10 luglio 1979, n. 3978, GCM, 1979, 7 - cfr., amplius, il volume "Responsabilita' oggettiva e semioggettiva", Riccardo Mazzon, Utet, Torino 2012 -),

si pensi, ad esempio, agli articoli 15 e ss. della legge 31 dicembre 1962, n. 1860, che prevede come l'esercente di un impianto nucleare sia responsabile di ogni danno alle persone o alle cose causato da un incidente nucleare avvenuto nell'impianto nucleare o connesso con lo stesso (si considera connesso con l'impianto nucleare, il danno cagionato direttamente dai combustibili nucleari o dai prodotti o rifiuti radioattivi immagazzinati, abbandonati, sottratti o perduti: tale responsabilità non comprende i danni: 1) all'impianto nucleare in sé e alle cose che si trovano sul luogo dell'impianto stesso e che sono o debbono essere utilizzate in rapporto con esso; 2) nel caso previsto nell'articolo 16 della legge citata, al mezzo di trasporto sul quale le materie nucleari si trovano al momento dell'incidente nucleare, se risulta provato che il danno è causato da un incidente nucleare nel quale sono coinvolti sia combustibili nucleari, prodotti o rifiuti radioattivi, detenuti nell'impianto nucleare, sia materie nucleari provenienti dall'impianto nucleare, salvo quanto altro previsto dal citato articolo 16).

La normativa richiamata prevede che, allorché i danni siano causati congiuntamente da un incidente nucleare e da un incidente diverso da un incidente nucleare, il danno causato da questo secondo incidente, nella misura in cui non può essere separato con certezza dal danno causato dall'incidente nucleare, è considerato come un danno causato dall'incidente nucleare.

Peraltro, quando il danno è causato congiuntamente da un incidente nucleare e da una emissione di radiazioni ionizzanti, nessuna disposizione della citata legge limita o riduce in alcun modo la responsabilità di chiunque, per quanto riguarda la suddetta emissione di radiazioni ionizzanti.

L'esercente di un impianto nucleare è, altresì, responsabile dei danni causati da radiazioni ionizzanti emesse da qualsiasi sorgente radioattiva che si trovi nell'impianto nucleare; egli, invece, non è responsabile dei danni causati da un incidente nucleare, se tale incidente è dovuto direttamente ad atti di conflitto armato, di ostilità, di guerra civile, di insurrezione o a cataclismi naturali di carattere eccezionale.

Si pensi anche all'articolo 5 della legge 25 gennaio 1983, n. 23, relativa all'attuazione della convenzione sulla responsabilità internazionale per i danni causati da oggetti spaziali, firmata a Londra, Mosca e Washington il 29 marzo 1972, ove è previsto che "la responsabilità dello Stato italiano, nei confronti delle persone contemplate dagli articoli 2 e 3, per i danni indicati nell'articolo 1", abbia natura obiettiva e non ammetta prova liberatoria e che, "nelle ipotesi previste dall'articolo 2, secondo comma, e dall'articolo 3" la misura del risarcimento sia stabilita a norma degli articoli 2056, 1223 e 1226 del codice civile e il danneggiato possa chiedere il risarcimento in forma specifica, ai sensi dell'articolo 2058 del codice civile.



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