Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Bernicchi Francesco Maria - 2013-10-07

RESPONSABILITA' DA CONTATTO SOCIALE COME FONTE DI OBBLIGAZIONE - Cass. Civ. 11642/12 - F.M.BERNICCHI

Si prende in esame una sentenza della Corte di Cassazione (Sez. I civile n. 11642/2012 depositata in data 11 Luglio 2012) relativa al tema del contatto sociale come fonte di obbligazione di risarcimento.

Sia in primo che in secondo grado si escludeva la responsabilità da contatto sociale per la società Alfa che aveva assistito come advisor la Banca Beta nell'acquisto dell'istituto di credito tedesco Delta.

I ricorrenti sostengono, al contrario, che dal mandato ricevuto da Alfa di consulenza in operazioni che riguardano il pubblico risparmio deriverebbe per questa obblighi di protezione sia nei confronti del mandante che nei confronti dei coutilizzatori di tale attività non qualificabili, anche nel caso concreto, come qualsiasi terzo rispetto al contratto..

La doglianza è priva di fondamento.

Per affermare la responsabilità contrattuale da "contatto sociale" non è sufficiente la sola circostanza di fatto di essere investiti - come gli attuali ricorrenti - da conseguenze riflesse di un'attività svolta su incarico conferito da altri. (Cass. Civ. 14934/2002)

L'applicazione della norma dell'art. 1218 cod. civ. oltre i confini propri del contratto ad ogni altra ipotesi in cui un soggetto sia gravato da un'obbligazione preesistente, quale che ne sia la fonte, è giustificata quando l'ordinamento impone a determinati soggetti, in ragione della attività (o funzione) esercitata e della specifica professionalità richiesta a tal fine dall'ordinamento stesso, di tenere in determinate situazioni specifici comportamenti cioè obblighi di protezione nei confronti di tutti coloro che siano titolari degli interessi la cui tutela costituisce la ragione della prescrizione di quelle specifiche condotte.

Dire che, in tali situazioni, la responsabilità deriva dal mero "contatto" serve ad evidenziare la peculiarità della fattispecie distinguendola dai casi nei quali la responsabilità contrattuale deriva propriamente da contratto.

Tuttavia non si deve dimenticare che essenziale per la configurabilità della responsabilità in esame è la violazione di obblighi preesistenti di comportamento posti a carico di un soggetto dalla legge per la tutela di specifici interessi di coloro che entrano in contatto con l'attività di quel soggetto.

Tanto più c'è essenzialità di tale elemento ove il fondamento normativo della responsabilità in esame si individui - come da taluni si ritiene - nel riferimento, contenuto nell'art. 1173 cod. civ., agli altri atti o fatti idonei a produrre obbligazioni in conformità dell'ordinamento giuridico.

La ormai ultradecennale giurisprudenza della Corte Suprema ravvisa la responsabilità da contatto sociale in una varietà di casi accomunati dalla violazione di obblighi di comportamento, preesistenti alla condotta lesiva, posti dall'ordinamento a carico di determinati soggetti. Simili situazioni sono state ravvisate, in genere, nell'ambito dell'esercizio di attività professionali cd.protette - cioè riservate dalla legge a determinati soggetti, previa verifica della loro specifica idoneità, e sottoposte a controllo nel loro svolgimento - quali quelle non solo di medico ospedaliero o di mediatore o di avvocato (cfr. rispettivamente: S.U. n. 577/08; Sez. 3 n. 16382/09; S.U. n. 6216/05) ma anche di banchiere (nel caso, esaminato dalla nota S.U. n. 14712/07, della responsabilità della banca negoziatrice di assegno bancario nei confronti di tutti gli interessati alla corretta circolazione del titolo o nel caso dell'insegnante dipendente di Istituto scolastico ritenuto contrattualmente responsabile, in solido con l'Istituto, dei danni prodotti a sé stesso dall'allievo, per violazione di specifici obblighi di protezione e vigilanza posti a suo carico nell'ambito della attività di istruzione.

Nel caso in esame, difetta per l'appunto il predetto elemento essenziale, non essendo stata neppure dedotta dagli odierni ricorrenti la violazione di specifici obblighi preesistenti posti dalla legge a carico di Alfa in ragione della attività da essa svolta nella specie.

L'attività di advisor, cioè di consulente, da essa svolta in base all'incarico ricevuto da soggetto distinto dagli odierni ricorrenti non è riconducibile a quella regolata dalla legge - dell'intermediario finanziario (la Corte di merito ha peraltro escluso una intermediazione nel collocamento presso gli investitori senza che, sul punto, il ricorso abbia indicato precisi elementi di prova del contrario che non siano stati considerati nella sentenza);

e d'altra parte l'affermazione della pretesa sua responsabilità contrattuale richiederebbe l'individuazione - che nella specie non è dato riscontrare nella prospettazione dei ricorrenti - della violazione di uno o più specifici obblighi posti dall'ordinamento a suo carico in ragione della sua attività, non essendo a tal fine apprezzabile il generico riferimento alla tutela costituzionale del risparmio.

Il rigetto della censura in esame ne deriva dunque di necessità.

P.Q.M.

La Corte riunisce i ricorsi e li rigetta. Condanna i ricorrenti in solido al pagamento delle spese di questo giudizio di cassazione



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