Legislazione e Giurisprudenza, Responsabilità oggettiva, semioggettiva -  Mazzon Riccardo - 2013-09-26

RESPONSABILITA' DA COSE IN CUSTODIA E PUBBLICA AMMININSTRAZIONE: LA BUCA - Riccardo MAZZON

Anche in presenza di vera e proprio buca, tanto su marciapiede (nel caso sotteso alla pronuncia che segue, ubicato in zona cittadina centrale e suscettibile di costituire oggetto di un'attività di controllo e vigilanza)

"nel caso di sinistro cagionato dalla presenza di una buca sul marciapiede, il Comune, quale proprietario-custode ex art. 2051 c.c., risponde in solido con l'ente responsabile della manutenzione, posto che, ferma restando la possibilità di azione di regresso interno da parte del Comune, deve escludersi che la stipulazione di contratto di affidamento a terzi della manutenzione della cosa pubblica, comporti nei confronti del danneggiato la dismissione della posizione di custode" (Trib. Venezia 2 febbraio 2010, n. 917, GM, 2011, 5, 1281),

che su fondo stradale - tanto più se riempita d'acqua:

"il Comune è responsabile, per difetto di manutenzione, dei danni che può provocare ai cittadini una buca sul fondo stradale, e la circostanza che la buca sia ricoperta dall'acqua non interrompe il nesso causale tra evento e danno, ma anzi aggrava gli effetti del vizio di manutenzione -" (Cass. Civ., sez. III, 24 maggio 2011, n. 11430, DeG, 2011),

valgono le precisazioni generalmente effettuate - cfr., amplius, da ultimo, "Responsabilita' oggettiva e semioggettiva", Riccardo Mazzon, Utet, Torino 2012 -, come ad esempio l'applicazione del principio c.d. di autoresponsabilità (esemplare, a riguardo, la pronuncia che segue, dove è stato notato come il comportamento negligente del ciclista, che avrebbe potuto agevolmente evitare la buca, tenuto conto della condizione dei luoghi - ampia strada recante una lieve screpolatura superficiale centrale comunque ben visibile del terreno e quindi ampiamente evitabile per chi procedeva in bicicletta, screpolatura costituita da una frattura del manto stradale di forma irregolare, lunga e larga pochi centimetri, collocato in uno spazio molto ampio - è un elemento tale da assorbire l'intero rapporto causale; l'insidia non soltanto era prevenibile, in quanto si trattava di avallamento che, a prescindere dalla sua effettiva estensione - 10/15 cm. x 25 cm. -, appariva chiaramente visibile e quindi senz'altro percepibile ad un soggetto che percorrendo la strada alla guida di una bicicletta si apprestava ad inserirsi in una rotonda tenendo una velocità moderata ma era anche visibile trovandosi l'avvallamento in direzione della rotonda e quindi proprio in direzione dello sguardo del ciclista, il quale, con la normale diligenza poteva e doveva rendersi conto della presenza della anomalia dell'asfalto):

"sebbene in applicazione del principio dell'onere della prova non si possa escludere a priori la responsabilità della p.a. ex art. 2051 c.c, è rilevante valutare ai sensi dell'art. 41 c.p. e dell'art. 1227 c.c. l'incidenza causale della condotta di un ciclista finito in un avvallamento situato sulla platea stradale, considerato anche il principio di autoresponsabilità, richiamato dalla Corte costituzionale con sentenza 10 maggio 1999 n. 156 a carico degli utenti gravati da un onere di particolare attenzione nell'esercizio dell'uso ordinario diretto del bene demaniale per salvaguardare appunto la propria incolumità" (App. Milano 8 febbraio 2008, n. 368, GiustM, 2008, 3, 20).



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