Articoli, saggi, Responsabilità oggettiva, semioggettiva -  Mazzon Riccardo - 2014-01-17

RESPONSABILITA', DATORI DI LAVORO E COMMITTENTI: AGENTI, RAPPRESENTANTI E MANDATO GENERALE - Riccardo MAZZON

Quanto, ad esempio, all'agente (o anche al procacciatore di affari), soprattutto quando quest'ultimo possieda un'organizzazione di strumenti e di tecnici per la messa in opera delle cose prodotte dal committente e per un servizio di assistenza ai clienti,

"la norma dell'art. 2049 c.c., che sancisce la responsabilità dei padroni e dei committenti per i danni arrecati dal fatto illecito dei loro domestici o commessi nell'esercizio delle incombenze cui sono adibiti, sia pure di carattere occasionale e temporaneo, e conseguentemente non può trovare applicazione per l'attività dell'agente, che è un collaboratore autonomo e non subordinato all'imprenditore, privo, riguardo all'operato del predetto, di ogni potere di direzione e di sorveglianza" (Cass. civ., sez. III, 24 marzo 1980, n. 1963, GCM, 1980, 3, conforme, presupponendo la responsabilità indiretta del datore di lavoro un vincolo di dipendenza e di subordinazione: Cass. civ., sez. I, 29 aprile 1999, n. 4299, GI, 2000, 932 - cfr., amplius, da ultimo, "Responsabilita' oggettiva e semioggettiva", Riccardo Mazzon, Utet, Torino 2012)

di norma la giurisprudenza ritiene inapplicabile l'articolo 2049 del codice civile nei confronti del committente; il carattere ausiliario e strumentale dell'attività dell'agente, rispetto all'imprenditore preponente, non incide sull'autonomia organizzativa e giuridica del suo lavoro e sulla qualifica di imprenditore autonomo che acquisisce, assumendo in proprio l'onere e le spese di organizzazione del lavoro - ed il rischio del risultato dell'attività professionale, svolta al fine di promuovere la conclusione di contratti, in una determinata zona, per conto del committente -:

"ne consegue che la responsabilità di quest'ultimo nei confronti dei terzi resta limitata all'ambito dei contratti di compravendita stipulati con costoro, nel senso che con riguardo alla vendita di cose mobili l'imprenditore preponente risponderà verso gli acquirenti, ex art. 1512 c.c., in forza della dovuta garanzia di buon funzionamento e, sul piano della responsabilità extracontrattuale, per il fatto colposo a lui imputabile che abbia determinato l'evento lesivo prodotto dal difettoso funzionamento della cosa venduta; mentre, oltre questi limiti, soprattutto ove l'agente abbia un'organizzazione di strumenti e di tecnici per la messa in opera delle cose prodotte dal committente e per un servizio di assistenza ai clienti, delle attività compiute dal personale dell'agenzia risponde, ex art. 2049 c.c., esclusivamente l'agente" (Cass. civ., sez. III, 13 giugno 1987, n. 5195, GCM, 1987, 6).

Peraltro, nei casi in cui l'agente medesimo possieda anche il potere di rappresentanza - o, secondo alcuni, anche solo quello di riscuotere i crediti del committente, ex articolo 1744 del codice civile:

"il preponente risponde del fatto dell'agente, ai sensi dell'art. 2049 c.c., quando il secondo sia dotato del potere di rappresentarlo o anche quando abbia soltanto il potere di riscuotere i suoi crediti ai sensi dell'art. 1744 c.c.; in ogni caso la disposizione di cui all'art. 2049 c.c. si deve ritenere applicabile, per un'ovvia esigenza di tutela dell'affidamento dei terzi, quando il potere rappresentativo del preposto, pur in ipotesi assente, appaia all'esterno" (Trib. Alessandria 29 giugno 2010, Redazione Giuffrè, 2010),

se l'agente si sia avvalso della sua qualità di mandatario-rappresentante per consumare l'illecito, il mandante può esser chiamato a rispondere per responsabilità oggettiva:

"l'attività dell'agente, che è un mandatario del preponente, costituisce fonte di responsabilità indiretta del mandante, ai sensi dell'art. 2049 c.c., solo quando l'agente si sia avvalso della sua qualità di rappresentante per consumare l'illecito" (Cass. civ., sez. III, 19 dicembre 1995, n. 12945, GCM, 1995, 12; Dresp, 1996, 522).

Si confrontino, in argomento, anche le seguenti pronunce,

"qualora la causa determinante di un fatto illecito consista nella illecita condotta unitaria di un agente, tenuta continuativamente in periodi successivi di tempo dei quali siano chiamati a rispondere, ex art. 2049 c.c. diversi soggetti, non è consentito escludere in alcuno di tali periodi l'efficienza causale del comportamento di detto agente ai fini della produzione dell'evento" (Trib. Venezia 25 luglio 1985, RGEnel, 1985, 1023),

l'ultima delle quali evidenzia l'opinione espressa, in argomento, dalla giurisprudenza amministrativa:

"l'accertamento in fatto della preposizione continuativa del figlio del titolare di concessione alla vendita comporta la responsabilità del titolare per il fatto del preposto ai sensi dell'art. 2049 c.c. pacificamente applicabile sia nell'ipotesi in cui i preposti arrechino danni civili a terzi e sia quando pongano in essere comportamenti che la legge o le clausole disciplinanti il rapporto concessorio con la pubblica amministrazione considerano di gravità tale da indurre quest'ultima a revocare il provvedimento" (Cons. Stato, sez. V, 20 maggio 1994, n. 497, FA, 1994, 1134).

L'ambito che ci occupa, peraltro, risulta ben descritto da recente giurisprudenza la quale, richiamata la ratio della disposizione contenuta nell'articolo 2049 del codice civile, appunta come quest'ultima sia presente tanto nel mandato con rappresentanza, quanto in quello senza rappresentanza

"l'affermazione della responsabilità del committente per i danni cagionati dal commesso non esige che questi sia munito di un potere rappresentativo del preponente, ma soltanto la sussistenza di un danno dovuto ad un comportamento illecito del preposto e un nesso di occasionalità necessaria fra le mansioni a questo affidate e l'evento dannoso" (Cass. civ., sez. III, 22 settembre 1979, n. 4895, GCM, 1979, 9);

– e come il medesimo concetto risulti estendibile al rapporto di agenzia -: ciò che conta, infatti, è che l'ambito delle funzioni e dei compiti, demandati dal preponente al preposto, sia stato tale da aver consentito o agevolato la commissione dell'illecito (pertanto, spiega la pronuncia che segue, poiché i rapporti fra la società preponente e il mandatario possono, quanto al loro sostanziale aspetto della cura in senso ampio da parte del mandatario degli interessi legali della preponente, essere assimilati al mandato generale, non vi è ragione per negare per l'operato dello stesso mandatario la responsabilità della società preponente ai sensi dell'art. 2049 c.c. e ciò nel senso che l'operato del mandatario - attività affidata ad un avvocato - fu posto in essere su incarico e nell'interesse del preponente a cui beneficio andò la corruzione del giudice che fu operata soprattutto dallo stesso mandatario; alla responsabilità diretta della società preponente, per l'operato del legale rappresentante, si aggiunge pertanto la responsabilità della società stessa, ai sensi dell'art. 2049 c.c., per le condotte poste in essere dal mandatario):

"la ratio della disposizione contenuta nell'art. 2049 c.c. - e cioè la responsabilità del preponente per "culpa in eligendo" o "in vigilando", ovvero le più moderne teorie circa la ripartizione dei costi relativi all'attività di impresa - si rinviene sia nel mandato con rappresentanza sia in quello senza rappresentanza (e lo stesso vale per il rapporto di agenzia): ciò che conta è che l'ambito delle funzioni e dei compiti demandati dal preponente al preposto sia stato tale da aver consentito o agevolato la commissione dell'illecito. È da ritenersi, pertanto, che nelle attività e nei compiti demandati dalla società preponente ai mandatario fosse ravvisabile, in senso sostanziale, un mandato generale e che a ciò non osti la mancata assunzione da parte del mandatario della qualifica formale di institore, e cioè di addetto all'esercizio dell'impresa con poteri di rappresentanza dell'imprenditore, e quindi con poteri di far acquisti, compiere pagamenti, stipulare contratti e quant'altro serve all'esercizio dell'impresa. Invero, la "preposizione institoria" di cui all'art. 2203 c.c. è una delle forme che la preposizione rilevante ai fini dell'art. 2049 c.c. può assumere, ma un'altra è certamente quella inerente i rapporti di agenzia e mandato, di cui alla giurisprudenza citata" (Trib. Milano, sez. X, 3 ottobre 2009, n. 11786, GMil, 2009, 10, 66; RCP, 2010, 3, 586; DFP, 2009, 4, 1859).

In argomento, si veda anche l'opinione secondo cui, nel mandato senza rappresentanza, non può esservi alcun affidamento del terzo, circa un rapporto diretto con il mandante e

"la relazione mandante/mandatario resta res inter alios acta" Bielli, La responsabilità dei padroni e dei committenti per il fatto illecito dei loro domestici e commessi, in Alpa, Bessone (a cura di), La responsabilità civile, III, in Giur. sist. Bigiavi, Torino, 1987, 210.

Anche il mandato generale è, per la giurisprudenza di legittimità,

"l'attività del mandatario è fonte di responsabilità indiretta del mandante, ai sensi dell'art. 2049 c.c., quando il primo si sia avvalso della sua qualità di rappresentante per porre in essere l'illecito e detta sua attività appaia verosimilmente, al terzo in buona fede, come rientrante nei limiti del mandato" (Cass. civ., sez. III, 27 giugno 1984, n. 3776, ri, 1984, II,160; GCM, 1984, 6),

istituto giuridico adatto a configurare fra il mandante e il mandatario un rapporto di preposizione gestoria fondante la responsabilità oggettiva in argomento; in effetti, la giurisprudenza ha chiarito che ai fini dell'applicazione di tale norma non è necessario che vi sia, fra il commesso ed il committente - ovvero fra il domestico ed il padrone -, un rapporto di lavoro subordinato, né tanto meno che detto rapporto sia stato formalizzato in un contratto di lavoro né men che meno che esso sia stabile e continuativo, essendo solo necessario che vi sia un inserimento del "dipendente" nell'attività dell'impresa e che questo collegamento, fra il preposto e l'impresa preponente, abbia reso possibile o favorito la commissione del fatto illecito, posto in essere nell'ambito delle incombenze cui è adibito il preposto:

"il mandato generale è, per la giurisprudenza di legittimità, istituto giuridico adatto a configurare fra il mandante e il mandatario il rapporto di preposizione gestoria a fondamento della responsabilità ex art. 2049 c.c. della società rappresentata per l'operato del mandatario. Infatti l'art. 2049 c.c. dispone: "I padroni ed i committenti sono responsabili per i danni arrecati dal fatto illecito dei loro domestici e commessi nell'esercizio delle incombenze a cui sono adibiti". In altri termini, l'attività espletata dal "dipendente" al servizio del preponente deve essere tale da aver reso possibile o anche solo agevolato la commissione del fatto illecito (cfr. Cass. Civ. 2734/94)" (Trib. Milano, sez. X, 3 ottobre 2009, n. 11786, GMil, 2009, 10, 66).



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