Legislazione e Giurisprudenza, Responsabilità oggettiva, semioggettiva -  Mazzon Riccardo - 2013-09-23

RESPONSABILITA' DEGLI INSEGNANTI: LANCIO DI BIRO, DANNI AGLI INCISIVI DA FLAUTO, ESERCIZI MOTORI INADEGUATI - RM

La casistica giurisprudenziale, riguardante la responsabilità degli insegnanti (e figure equiparate:  amplius, da ultimo, "Responsabilita' oggettiva e semioggettiva", Riccardo Mazzon, Utet, Torino 2012), risulta, intuitivamente, esser più che mai interessante e variegata; si pensi, ad esempio, ai cc.dd. casi di scuola riguardanti

  • l'ingresso di animali all'interno dell'istituto scolastico,

"l'accoglimento della domanda di iscrizione, con la conseguente ammissione dell'allievo a scuola, determina l'instaurazione di un vincolo negoziale dal quale sorge a carico dell'istituto l'obbligazione di vigilare sulla sicurezza e l'incolumità dell'allievo nel tempo in cui questi fruisce della prestazione scolastica in tutte le sue espressioni e, quindi, di predisporre gli accorgimenti necessari affinché nei locali scolastici non si introducano persone o animali che possano arrecare danno agli alunni; ne consegue che, in caso di danno da lesioni causate dall'aggressione di un cane incustodito nei locali e pertinenze scolastiche, l'attore deve provare che tale danno si è verificato nel corso dello svolgimento del rapporto, mentre l'amministrazione ha l'onere di dimostrare che l'evento dannoso è stato determinato da causa ad essa non imputabile, essendo stati predisposti gli accorgimenti idonei ad evitare l'accesso di terzi" (Cass. civ., sez. III, 15 febbraio 2011, n. 3680, GCM, 2011, 2, 248; GDir, 2011, 10, 47; DeG, 2011);

  • l'infortunio determinato da lancio di una "biro" (nella fattispecie, tra l'altro, l'incidente si era verificato durante ora curriculare pomeridiana, verosimilmente governata con minore rigore, in un contesto comunque disciplinato e privo di pericoli particolari),

"nel caso di danno causato ad uno studente di scuola elementare dal lancio di una biro ad opera di un compagno di classe durante lo svolgimento dell'attività didattica, risultata provata ed acquisita agli atti la natura accidentale dell'atto lesivo - e pertanto la ricorrenza del caso fortuito che come tale elimina l'ingiustizia del danno - non si configura una condotta illecita dell'allievo i cui effetti imputare, ai sensi dell'art. 2048 c.c., a titolo di "culpa in vigilando" all'insegnante (e per loro ex art. 61 l. n. 312 del 1980 al Ministero dell'Istruzione Università e della Ricerca) ovvero a titolo di "culpa in educando" ai genitori del minore, mentre la mera evidenza della manifestazione del danno, nel contesto indicato (dove non risulta provata la derivazione del fatto lesivo dall'omessa vigilanza), non consente di apprezzare, con riferimento alle prime, l'esistenza di un autonomo profilo di colpa contrattuale a loro carico. Contribuisce alle conclusioni sopra evidenziate il fatto che l'atto compiuto dal minore abbia avuto natura certamente accidentale, repentino nell'esecuzione e quindi non prevedibile, con esito di offesa non voluto e, sicuramente, in considerazione della giovanissima età dell'allievo, nemmeno previsto come possibile rischio di gioco estemporaneo ed all'apparenza innocuo. Inoltre, l'utilizzo di strumenti tipicamente connessi alle normali attività didattiche (la biro) evidenzia l'assenza di significativi profili di rischio prevedibile che necessitino, in relazione alle attività che trovano concreto svolgimento, una particolare attenzione ed un maggior governo della situazione da parte dell'insegnante presente" (Trib. Milano, sez. X, 23 novembre 2009, n. 13856, GiustM, 2009, 11, 75);

  • la rottura degli incisivi provocata mentre il minore sta suonando il flauto (nella specie, la Suprema Corte, nel rigettare il ricorso, ha ritenuto corretta l'attribuzione di responsabilità ad un insegnante di educazione musicale, e, quindi, all'amministrazione scolastica in relazione ai danni patiti da un allievo che, mentre teneva tra le labbra un flauto, era stato colpito da altro allievo con una gomitata, riportando la rottura dei denti incisivi).

"in tema di responsabilità dell'amministrazione scolastica ex art. 61 l. 312/1980, sul danneggiato incombe l'onere di provare soltanto che il danno è stato cagionato al minore durante il tempo in cui lo stesso era sottoposto alla vigilanza del personale scolastico, il che è sufficiente a rendere operante la presunzione di colpa per inosservanza dell'obbligo di sorveglianza, mentre spetta all'amministrazione scolastica dimostrare di aver esercitato la sorveglianza sugli allievi con diligenza idonea a impedire il fatto. La valutazione circa il raggiungimento o meno della prova liberatoria da parte di detta amministrazione è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivata. Per superare la presunzione di responsabilità che ex art. 2048 c.c. grava sull'insegnante per il fatto illecito dell'allievo, non è sufficiente la sola dimostrazione di non essere stato in grado di spiegare un intervento correttivo o repressivo, dopo l"inizio della serie causale sfociante nella produzione del danno, ma è necessario anche dimostrare di aver adottato, in via preventiva, tutte le misure disciplinari od organizzative idonee a evitare il sorgere di una situazione di pericolo favorevole al determiriarsi di detta serie causale " (Cass. civ., sez. III, 22 aprile 2009, n. 9542, GDir, 2009, 38, 38; GCM, 2009, 4, 663);

  • ovvero la contusione causata da inadeguata preparazione dell'allievo ad affrontare un determinato esercizio ginnico (nel caso di specie la colpa è stata ravvisata nel non aver preparato adeguatamente ed in maniera accurata i propri allievi all'attività fisica):

"in ambito scolastico il vincolo negoziale sorge in virtù del "contatto sociale qualificato" verificatosi tra le parti del rapporto, a seguito dell'accoglimento della domanda d'iscrizione da parte dell'Istituto scolastico e della conseguente ammissione dell'allievo alla scuola. Ne deriva che tra le diverse obbligazioni accessorie assunte automaticamente dall'Istituto vi è quella di vigilare sulla sicurezza e l'incolumità dell'allievo nel tempo in cui questi fruisce della prestazione scolastica in tutte le sue espressioni, anche al fine di evitare che l'allievo procuri danno a sé stesso. In tale ordine di fattispecie, l'onere probatorio del danneggiato risulta notevolmente alleggerito, ove si consideri che l'attore può limitarsi ad allegare che il danno si è verificato nel corso dello svolgimento del rapporto e che esso è derivato da un inadempimento, gravando poi sulla parte convenuta l'onere di dimostrare che l'evento dannoso è stato determinato da una causa non imputabile né alla scuola né all'insegnante. Al caso di specie, possono d'altro canto applicarsi anche le regole generali della responsabilità aquiliana di cui all'art. 2043 c.c. che implicano un onere della prova più gravoso: è infatti a carico della parte attrice la dimostrazione della colpa dell'insegnante (riferibile al Ministero ex art. 2049 c.c., ovvero per immedesimazione organica), colpa che non può ritenersi sussistente per il solo fatto della verificazione dell'infortunio" (Trib. Milano, sez. X, 21 aprile 2009, n. 5223, GiustM, 2009, 5, 37).



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