Articoli, saggi, Responsabilità oggettiva, semioggettiva -  Mazzon Riccardo - 2014-01-14

RESPONSABILITA' DEI DATORI DI LAVORO E DEI COMMITTENTI: IL PRESUPPOSTO DELLA DIPENDENZA - Riccardo MAZZON

L'applicabilità dell'articolo 2049 del codice civile presuppone, innanzitutto, un vincolo di dipendenza tra il "padrone" (o "committente") e chi compie il "fatto illecito":

"la responsabilità per fatto dell'ausiliario (art. 2049 c.c.) deve essere ricercata non tanto nel rapporto contrattuale ma è un fatto che un soggetto per la disposizione di altra persona esplica attività per conto della seconda e sotto il potere della medesima. La responsabilità suindicata ammette la prova liberatoria consistente nella dimostrazione dell'inesistenza del rapporto di committenza" (Cass. civ., Sez. U., 15 febbraio 1978, n. 703, FA, 1980, I, 14 - cfr., amplius, da ultimo, "Responsabilita' oggettiva e semioggettiva", Riccardo Mazzon, Utet, Torino 2012).

Si è osservato, in dottrina, come il rapporto di preposizione venga ricostruito in base agli elementi dell'incarico, della subordinazione (intesa in senso ampio) e

"dell'attività svolta da altro soggetto nell'interesse del responsabile" Salvi, La responsabilità civile, 142.

Occorre, quindi, un atto di volontà del committente, per cui il preposto agisca su richiesta e per conto del committente; non sussiste, pertanto, un rapporto di preposizione quando manca tale atto di volontà ed il soggetto agisca di propria iniziativa, come ad esempio

"nella gestione di affari" Galoppini, Baldassari, La r.c. dei padroni e dei committenti, in Cendon (a cura di), La responsabilità civile, Torino, 1998, 128.

Oltre all'atto di volontà del padrone o committente occorre, inoltre, l'elemento ulteriore, caratterizzato

dal potere di direzione e di sorveglianza del committente nei confronti del preposto", Monateri, La responsabilità civile, in Tratt. Sacco, Torino, 1998, 985

anche se, è stato osservato:

  • la preposizione può derivare anche da un mero rapporto di fatto;
  • non sono essenziali né la continuità, né l'onerosità del rapporto;
  • è, inoltre, sufficiente l'astratta possibilità di esercitare un potere di supremazia o di direzione,

"non essendo necessario l'esercizio effettivo di quel potere" Scognamiglio, Responsabilità per fatto altrui, in NN.D.I., XV, Torino, 1968, 699.

In particolare, in argomento, è stato chiarito, in giurisprudenza, come l'applicabilità della norma de qua:

  • prescinda dalla continuità dell'incarico

"l'art. 2049 c.c., assimilando la posizione del "padrone" a quella del "committente", e poi accomunandoli, per effetto di presunzione di colpa "in eligendo" o "in vigilando", nella responsabilità per il danno arrecato dal domestico o dal commesso nell'esercizio delle incombenze loro affidate, prescinde dalla continuità dell'incarico, nonché dal formalizzarsi di esso in contratti di lavoro, di collaborazione, o simili, mentre considera sufficiente che il contegno integrante illecito sia stato reso possibile o comunque agevolato dalla attività od anche dal solo atto demandato e poi compiuto sotto il potere di controllo del delegante" (Cass. civ., sez. I, 22 marzo 1994, n. 2734, GCM, 1994, 363; CIV, 2011, 5, 27, conforme, quanto a persone inserite temporaneamente od occasionalmente, nell'organizzazione aziendale: Cass. civ., sez. III, 24 maggio 1988, n. 3616, GCM, 1988, 5; GC, 1988, I,2267 GI, 1989, I, 1, 99; conforme Cass. civ., sez. I, 18 ottobre 1980, n. 5611, GCM, 1980, 10);

e riguardi anche il lavoro c.d. giornaliero;

"il vincolo della subordinazione assume nel lavoro giornaliero un contenuto attenuato, sì da individuarsi soprattutto nell'inserimento continuativo nell'ambito dell'organizzazione dell'impresa, essendo sufficiente l'impegno del collaboratore di porre la propria opera a disposizione del datore di lavoro anche negli intervalli fra una prestazione e l'altra" (Cass. civ., sez. lav., 18 febbraio 1993, n. 1989, GCM, 1993, 331);

  • prescinda dall'esistenza di un rapporto di lavoro subordinato;

"la responsabilità del preponente ex art. 2049 c.c. sorge per il solo fatto dell'inserimento dell'agente nell'impresa, senza che assumano rilievo né la continuità dell'incarico affidatogli, né l'esistenza di un rapporto di lavoro subordinato: basta che il comportamento illecito del preposto sia stato agevolato o reso possibile dalle incombenze a lui demandate dall'imprenditore e che il commesso abbia svolto la sua attività sotto il controllo del primo" (Cass. civ., sez. III, 5 marzo 2009, n. 5370, GDir, 2009, 23, 71; Trib. Milano 19 febbraio 2003, GMil, 2004, 76, conforme Cass. civ., sez. I, 21 giugno 1999, n. 6233, GCM, 1999, 1444; conforme, essendo sufficiente che la persona abbia agito su richiesta per conto o sotto la vigilanza dell'imprenditore stesso: Trib. Roma 4 aprile 1996, RCP, 1996, 1247, conforme Trib. Roma 9 marzo 1996, RDSp, 1997, 106);

  • richieda anche solo un mero rapporto effettuale che leghi due soggetti, dei quali l'uno esplichi, in posizione di subordinazione, una attività per conto dell'altro, il quale conservi un potere di direzione e di sorveglianza sulla condotta del primo (pertanto, va considerato committente, ai fini previsti dall'art. 2049 c.c., anche chi si avvalga, nella esecuzione di un determinato lavoro, dell'attività lavorativa di persona che, seppure nominalmente figurante alle dipendenze di altri, debba peraltro rispondere verso di lui - o verso entrambi) - del proprio operato, senza che sia necessario accertare - e qualificare - la natura del rapporto intercorrente tra l'effettivo committente ed il datore di lavoro solo nominale dell'ausiliario);

"la responsabilità del committente per fatto proprio dell'ausiliario di cui all'art. 2049 c.c. sussiste non solo in presenza di un rapporto contrattuale, ma anche in presenza di un rapporto effettuale che leghi due soggetti, dei quali l'uno esplichi, in posizione di subordinazione, una attività per conto dell'altro, il quale conservi un potere di direzione e di sorveglianza sulla condotta del primo" (Cass. civ., sez. III, 9 agosto 1991, n. 8668, GCM, 1991, 8);

  • possa presupporre anche solo un mero rapporto di preposizione:

"l'art. 2049 c.c. postula la esistenza di un rapporto di preposizione, il quale può consistere anche nell'affidamento al preposto, da parte del responsabile, di compiti inerenti alla struttura facente capo a quest'ultimo. Pertanto qualora il comune si avvalga di una organizzazione a sè esterna per la realizzazione di un suo fine istituzionale (nella specie: di carattere assistenziale) è responsabile ai sensi dell'art. 2049 c.c. per i danni cagionati a terzi dai componenti di detta organizzazione" (Trib. Napoli 12 luglio 1989, DeG, 1991, 675).



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