Articoli, saggi, Diritti e doveri del lavoratore -  Mazzon Riccardo - 2014-03-27

RESPONSABILITA' DEI DIPENDENTI E DEI DATORI DI LAVORO: DIVERSITA' DI POSIZIONI E REGRESSO - Riccardo MAZZON

Risulta esser palese la diversità delle posizioni giuridiche rivestite, da commesso e committente, in relazione all'unico fatto illecito dannoso – né sembri la constatazione di poco momento, attese le innumerevoli implicazioni che essa comporta; si pensi, ad esempio, al tema dell'interruzione della prescrizione; in applicazione del suindicato principio, la Suprema Corte ha deciso, infatti, che la pretesa avanzata per chiedere l'adempimento di un'obbligazione risarcitoria ex art. 2043 c.c. non vale ad interrompere la prescrizione dell'azione, successivamente esperita di risarcimento ex art. 2049, 2050, o 2051 c.c., difettando il requisito della pertinenza dell'atto interruttivo all'azione proposta (da identificarsi non solo in base al petitum ma anche alla causa petendi), in quanto le domande suddette si pongono in una relazione di reciproca non fungibilità e derivano da diritti c.d. "eterodeterminati", per la cui identificazione occorre fare riferimento ai relativi fatti costitutivi, tra loro divergenti sul piano genetico e funzionale:

"costituisce capo autonomo della sentenza, come tale suscettibile di formare oggetto di giudicato anche interno, quello che risolve una questione controversa, avente una propria individualità ed autonomia, sì da integrare astrattamente una decisione del tutto indipendente; la suddetta autonomia non solo manca nelle mere argomentazioni, ma anche quando si verte in tema di valutazione di un presupposto necessario di fatto che, unitamente ad altri, concorre a formare un capo unico della decisione" (Cass. civ., sez. III, 16 gennaio 2006, n. 726, GCM, 2006, 3 - cfr. amplius il volume: "Responsabilita' oggettiva e semioggettiva", Riccardo Mazzon, Utet, Torino 2012),

basti pensare che, mentre il primo risponde, generalmente, nei confronti del danneggiato, ex articolo 2043 del codice civile, il secondo, solitamente, è chiamato a rispondere, dell'operato del primo, ex articolo 2049, stesso codice (nella fattispecie prodromica alla pronuncia che segue, la Suprema Corte ha evidenziato esplicitamente come fosse palese la diversità delle posizioni, atteso che mentre il primo dei convenuti era stato evocato in giudizio ex art. 2043 c.c., l'altro era stato chiamato per rispondere dell'operato del primo ex art. 28 cost. e art. 2049 c.c.):

"in tema di determinazione del compenso spettante al difensore che abbia assistito una pluralità di parti, costituisce questione di merito, la cui risoluzione è incensurabile in sede di legittimità, lo stabilire se l'opera defensionale sia stata unica, nel senso di trattazione di identiche questioni in un medesimo disegno difensionale a vantaggio di più parti, o se la stessa abbia, invece, comportato la trattazione di questioni differenti, in relazione alla tutela di non identiche posizioni giuridiche (Cass. civ., Sez. U., 1 febbraio 2008, n. 2435, GDir, 2008, 20, 57).

Qualora un fatto illecito sia stato posto in essere da un commesso, nell'esercizio delle sue incombenze, in concorso con altre persone, il committente, che abbia risarcito per intero il danno, ha diritto di ripetere dal commesso

"nell'obbligazione solidale da fatto illecito, l'onere di ciascun obbligato, nei rapporti interni, è proporzionato alla relativa colpa e all'entità delle conseguenze che ne sono derivate; pertanto, con riguardo all'obbligazione risarcitoria, per i danni conseguenti a incidente stradale, del conducente, nonché del proprietario del veicolo e del datore di lavoro del conducente, ne deriva che questi ultimi due, solidalmente responsabili con il primo, a norma, rispettivamente, degli art. 2054 comma 3 e 2049 c.c. mentre non possono ripartire tra ciascuno di essi e il conducente-dipendente il cessato onere, e di conseguenza sono privi di regresso l'uno contro l'altro, possono esperire, nello stesso o in separato giudizio, azione di rivalsa contro il conducente-dipendente, autore del fatto dannoso, per l'intera somma pagata al terzo danneggiato" (Cass. civ., sez. III, 8 ottobre 2008, n. 24802, GDir, 2009, 5, 75),

e dagli altri concorrenti nel fatto illecito soltanto la parte del risarcimento di ciascuno di essi, commisurata alla gravità delle rispettive colpe - che nel dubbio si presumono eguali - e così può soltanto ottenere la condanna di ciascuno di loro pro quota e non già in solido; infatti egli avendo provveduto al risarcimento, non si surroga al danneggiato, ma, assumendo per effetto della responsabilità ex art. 2049 c.c., l'identica posizione del commesso, può esercitare il diritto di regresso nei confronti dei corresponsabili nell'osservanza della disciplina generale degli art. 1298 e 1299 c.c., che prevede, nel caso di regresso, la ripartizione del debito tra i condebitori solidali, e nei limiti dell'art. 2055 c.c.:

"qualora un fatto illecito sia stato posto in essere da un commesso, nell'esercizio delle sue incombenze, in concorso con altre persone, il committente, che abbia risarcito per intero il danno, ha diritto di ripetere dal commesso e dagli altri concorrenti nel fatto illecito soltanto la parte del risarcimento di ciascuno di essi, commisurata alla gravità delle rispettive colpe - che nel dubbio si presumono eguali - e così può soltanto ottenere la condanna di ciascuno di loro pro quota e non già in solido" (Cass. civ., sez. III, 15 gennaio 1979, n. 300, GCM, 1979, 140; conforme, Cass. civ., sez. III, 30 maggio 1980, n. 3565, GCM, 1980, 5).



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