Articoli, saggi, Responsabilità oggettiva, semioggettiva -  Redazione P&D - 2014-11-03

RESPONSABILITA' DEL CUSTODE TRA IL DIRE E IL FARE - Natalino SAPONE

Tra il dire e il fare, nella giurisprudenza sulla responsabilità del custode, ex art. 2051 c.c., non c"è coerenza. Si tratta di un convincimento ormai largamente diffuso in dottrina. L"incoerenza è quella che si coglie tra l"enunciata natura oggettiva della responsabilità – con conseguente irrilevanza della colpa del custode – e la ratio decidendi di molte pronunce, fondata sulla mancanza o sulla presenza di diligenza nel comportamento del custode.

La giurisprudenza insomma spesso non riesce a – o comunque non ritiene di – fare a meno della colpa/diligenza nell"assumere le decisioni sulla responsabilità ex art. 2051 c.c. Il punto focale dell"iter logico delle sentenze si colloca spesso sul piano della verifica di diligenza tenuta dal custode e dal danneggiato nella specifica vicenda di volta in volta all"attenzione.

Sarà forse perché il giudice ha a che fare con episodi concreti e specifici, sarà forse perché i giudici sono sempre irresistibilmente attratti più dal concreto che dall"astratto, sarà forse perché i giudici di merito si sentono chiamati a decidere un caso più che a enunciare principi generali, sarà per qualsiasi altra ragione, fatto sta che la giurisprudenza mostra una chiara riluttanza a condannare un soggetto che ha fatto tutto quanto poteva ragionevolmente attendersi da lui, in quella specifica situazione, secondo l"ordinaria diligenza.

Inoltre, sarà forse perché il nesso di causalità è una delle nozioni più problematiche che ci siano, fatto sta che i giudici hanno mostrato di non sentirsi a loro agio a fondare il ragionamento sulla responsabilità esclusivamente su tale piano. Sarà perché non sono esperti in statistica, fatto sta che i giudici mostrano una riluttanza a ragionare secondo la logica dei grandi numeri, logica cui conduce la prospettiva trimarchiana. In tale ottica si dovrebbe avere riguardo solamente al tipo della cosa in custodia e all"ascrivibilità al rischio tipico in senso statistico dell"accadimento lesivo, in una prospettiva quindi ex ante ed astratta. E invece la giurisprudenza non rinuncia a indagare sulla vicenda concreta, al fine di appurare se in quel preciso contesto, era o no esigibile dal custode quella precauzione la cui omissione ha permesso il verificarsi del danno.

Si pensi alla fattispecie di incidenti avvenuti sulle strade pubbliche a causa di materiali gettati o persi da terzi. Applicando la concezione trimarchiana e comunque un canone di responsabilità oggettiva, quanto meno nella maggior parte dei casi il discorso dovrebbe chiudersi subito con la considerazione che si tratta di eventi ricadenti nell"area del rischio tipico, non essendo, entro una prospettiva astratta ed ex ante, imprevedibile un"evenienza del genere. O comunque si dovrebbe ragionare in questa prospettiva. Invece la giurisprudenza di merito procede a – e anche la giurisprudenza di legittimità esige – un"indagine volta ad accertare se dal momento della determinazione della causa dell"incidente (ad es. macchia d"olio perso da un veicolo) fino al momento dell"incidente è trascorso un lasso di tempo a tal punto breve da far ritenere inesigibile – considerando un"attività di manutenzione diligente – un intervento del custode.

Un"altra incoerenza rispetto al quadro rigorosamente oggettivo delineato dalle massime è riscontrabile nel criterio frequentemente seguito dalla giurisprudenza di merito circa la valutazione del comportamento del danneggiato. In ordine alla questione se il comportamento del danneggiato configuri caso fortuito o comunque esoneri da responsabilità il custode, un approccio coerente con la natura oggettiva della responsabilità non dovrebbe ammettere deviazioni dall"ottica ex ante e tipologico/statistica. Invece spesso la giurisprudenza ravvisa nel comportamento colposo del danneggiato una causa di esonero totale dalla responsabilità ex art. 2051 c.c. Non è raro leggere motivazioni che rigettano la domanda in ragione del fatto che il danneggiato, ove fosse stato diligente, avrebbe potuto avvedersi dell"anomalia della cosa. Nel che è rinvenibile il rischio di cadere nel paradosso di trattare la vittima in modo più rigoroso di quanto non avvenga normalmente, ossia in casi di responsabilità per colpa; ciò in quanto quello che normalmente darebbe luogo a un concorso di colpa viene a porsi come ragione di esonero totale da responsabilità.

La giurisprudenza dovrebbe allora prendere atto di questa situazione, procedendo o: a) a un chiarimento di ciò che si intende per natura oggettiva della responsabilità ex art. 2051 e, correlativamente, per caso fortuito; o b) a trarre conseguenti coerenti dal presupposto dell"irrilevanza della diligenza del custode; oppure c) sposare apertamente il paradigma neo-colpevolista, che incontra un numero sempre più consistente di sostenitori. Ipotesi a questo punto da non scartare a priori, visto che tale paradigma, se si guarda al cuore delle decisioni, è già oggi probabilmente quello predominante.



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati