Legislazione e Giurisprudenza, Responsabilità oggettiva, semioggettiva -  Mazzon Riccardo - 2014-01-27

RESPONSABILITA' DEL DATORE DI LAVORO: APPRENDISTA E LAVORATORE MINORE D'ETA' - RM

In tema di danni causati dal minore - non importa se capace o incapace di intendere e di volere: infatti, la responsabilità del preponente per i danni cagionati al terzo dal preposto (domestico o commesso) nell'esercizio delle incombenze cui è adibito, è disciplinata dall'art. 2049 c.c. anche per gli atti produttivi di danno compiuti dai preposti in stato di incapacità di intendere e di volere, già esistente all'inizio del rapporto di preposizione, ovvero sopravvenuto durante il rapporto medesimo:

"tale può essere "in negligendo", quando il preponente abbia assunto il preposto, pur essendo questi incapace di intendere e di volere, e "in vigilando", qualora il preponente, durante lo svolgimento del rapporto, omettendo il dovuto controllo, abbia ammesso il preposto all'esercizio dell'incombenza, pur essendo sopravvenuto in lui uno stato di incapacità di intendere e di volere permanente o transitorio. Alla responsabilità del preponente per l'atto dell'incapace non è, invece, applicabile l'art. 2047 c.c., il quale attribuisce la responsabilità, in via di presunzione "iuris tantum", a chi è tenuto in generale alla sorveglianza dell'incapace per impedire che questi rechi danni ai terzi" (Cass. civ., sez. III, 12 novembre 1979, n. 5851, GCM, 1979, 11 - cfr., amplius, da ultimo, "Responsabilita' oggettiva e semioggettiva", Riccardo Mazzon, Utet, Torino 2012) -,

nell'espletamento di incombenze affidategli nell'ambito di un rapporto di lavoro subordinato, il datore di lavoro è tenuto al risarcimento, a norma dell'articolo 2049 del codice civile - e non già ai sensi degli art. 2047 o 2048, comma 2, stesso codice, e, pertanto, gli è preclusa la possibilità di fornire la prova liberatoria di non aver potuto evitare il danno:

"in tema di danni causati dal minore, capace o incapace di intendere e di volere, nell'espletamento di incombenze affidategli nell'ambito di un rapporto di lavoro subordinato non implicante apprendimento o apprendistato, il datore di lavoro è tenuto al risarcimento a norma dell'art. 2049 c.c.. Nell'ipotesi considerata, inoltre, l'impossibilità per il genitore di ingerirsi nell'esercizio dei poteri riservati dall'imprenditore, esclude una sua corresponsabilità per "culpa in vigilando" a norma degli art. 2047 e 2048 c.c., a seconda che il minore sia capace o incapace di intendere e di volere, nè per difetto di educazione, se il minore sia capace, ove la condotta di quest'ultimo non costituisca l'effetto di una carenza educativa" (Trib. Roma, 28 maggio 1987, RGCT, 1988, 635) -.

E anche il contratto di lavoro di apprendistato, ai fini che ci occupano, non esime dall"accertare le effettive modalità del suo svolgimento; pertanto, qualora il lavoratore abbia osservato orari di ufficio, sottostando alle direttive del datore di lavoro e dei soci, si configura un rapporto di lavoro subordinato:

"il contratto di lavoro di apprendistato, qualora abbia le caratteristiche proprie di un rapporto di lavoro subordinato, deve essere configurato come tale, posto che la qualificazione del rapporto quale "nomen iuris" utilizzato dalle parti, non esime dall"accertare le effettive modalità di svolgimento." (Trib. Milano, sez. lav., 6 maggio 2009, n. 1918, Redazione Giuffrè, 2009).



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