Legislazione e Giurisprudenza, Banca, servizi finanziari -  Mazzon Riccardo - 2014-10-14

RESPONSABILITA' DEL DATORE DI LAVORO: PROMOTORE FINANZIARIO E SOCIETA' DI INVESTIMENTO MOBILIARE - RM

L'interessante pronuncia infra identificata muove da situazione di fatto – purtroppo - piuttosto comune ai nostri giorni: l'attrice, infatti, su indicazione di promotore finanziario monomandatario di eminente istituto di credito, effettuava, mediante plurimi versamenti di rilevanti somme (parte a mezzo di bonifici in favore dell'ente di gestione, parte a mezzo di assegni bancari consegnati direttamente al promotore e da lui incassati: cfr., amplius, il volume "Responsabilita' oggettiva e semioggettiva", Riccardo Mazzon, Utet, Torino 2012), investimenti all'estero che si rivelavano assolutamente deleteri, in quanto gli assegni consegnatile dal promotore medesimo, a fronte della sua richiesta di disinvestimento, andavano protestati.

Ne seguiva accertamento, a seguito del quale l'attrice apprendeva che l'istituto di credito non deteneva alcuna posizione a lei intestata e non aveva più alcun rapporto di collaborazione col promotore predetto.

Quest'ultimo, in seguito, tratto a giudizio per rispondere del reato di cui all'articolo 646 del codice penale, patteggiava e veniva altresì cancellato dall'albo dei promotori, per disposizione della CONSOB: di qui il contenzioso civile, dove il promotore e l'istituto di credito erano convenuti dall'attrice assumendo la loro responsabilità solidale:

"con sentenza del 5 febbraio 2004 il giudice adito condannò i convenuti, in solido tra loro, al pagamento in favore dell'attrice, della somma di Euro 276.859,00, oltre interessi; ordinò a Lloyds di Londra di tenere indenne BNL, nei limiti dell'80% di quanto liquidato alla D.; condannò il R. a rimborsare a BNL quanto quest'ultima avrebbe pagato per effetto della sentenza. Proposto gravame principale da BNL Investimenti s.p.a. e incidentale da Lloyds di Londra, la Corte d'appello di Trieste, in data 26 aprile 2006, lo ha accolto, per l'effetto rigettando la domanda proposta da Licia D.. Avverso detta pronuncia propone ricorso per cassazione D. L., formulando quattro motivi con pedissequi quesiti e notificando l'atto a RASBANK s.p.a., a R.T., a LLOYDS di Londra e a GEFIN S.A.. Resistono con due distinti controricorsi RASBANK S.A. e LLOYDS, già LLOYDS di Londra. Tutte le parti hanno depositato memoria" Cassazione civile, sez. III, 25/01/2011, n. 1741 Danneker c. Soc. Rasbank e altro Diritto & Giustizia 2011 Giust. Civ. 2011, 2, 332.

L'impugnante, con il primo motivo di ricorso, lamenta violazione della L. 2 gennaio 1991, n. 1, art. 5, comma 4; D.Lgs. 23 luglio 1996, n. 415, art. 23; D.Lgs. n. 58 del 1998, art. 31; artt. 2049 e 2697 c.c.; oggetto delle critiche è l'assunto del giudice di merito secondo cui, tenuto conto del disposto delle norme innanzi menzionate - volte a sancire la responsabilità solidale della società di intermediazione per gli eventuali danni arrecati a terzi nello svolgimento delle incombenze affidate ai promotori finanziari - era necessario, per potere affermare la responsabilità della S.I.M., che la dazione di denaro fosse avvenuta all'esclusivo fine, perseguito dal risparmiatore, di effettuare le operazioni di investimento proposte dal promotore, nell'ambito dei prodotti della S.I.M. che lo aveva preposto alle relative incombenze, fermo peraltro che l'onere di provare la predetta circostanza gravava su colui che la invocava, e cioè sullo stesso risparmiatore, trattandosi di fatto costitutivo della pretesa risarcitoria.

L'impugnante sostiene, invece, che la responsabilità prevista dalle norme innanzi menzionate, di contenuto sostanzialmente sovrapponile, è di natura indiretta e, in definitiva, oggettiva, con conseguente onere del danneggiato di provare il solo nesso di occasionalità necessaria tra fatto illecito del preposto ed esercizio delle mansioni affidategli, e non anche una specifica finalità di investimento in prodotti della SIM, per la quale aveva operato il promotore, spettando dunque alla società preponente la prova liberatoria della natura esclusivamente personale del rapporto instauratosi tra promotore e risparmiatore:

"secondo l'esponente, la L. 2 gennaio 1991, n. 1, art. 5, D.Lgs. 23 luglio 1996, art. 23, comma 3, e D.Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58, art. 31, comma 3, avrebbero cioè un contenuto normativo sostanzialmente contiguo al disposto dell'art. 2049 c.c., donde l'applicabilità, alla fattispecie dedotta in giudizio, dei principi elaborati in parte qua dalla giurisprudenza, in conformità a quanto ripetutamente statuito dal Supremo Collegio. In tale prospettiva la Curia territoriale avrebbe dovuto fermarsi alla considerazione che l'attività di promotore del R., che aveva già curato diversi investimenti per la D., aveva agevolato la commissione del fatto illecito, offrendogli l'occasione di accreditarsi presso la cliente, e tanto a prescindere dagli strumenti finanziari nel cui acquisto erano stati spesi i risparmi dell'investitrice" Cassazione civile, sez. III, 25/01/2011, n. 1741 Danneker c. Soc. Rasbank e altro Diritto & Giustizia 2011 Giust. civ. 2011, 2, 332

Anche gli ulteriori tre motivi di ricorso paiono particolarmente interessanti (oltrecché connessi al primo):

  • il secondo critica la valorizzazione, operata dal giudice di merito, dell'irregolarità dei versamenti effettuati dalla risparmiatrice, in quanto l'irregolarità dei mezzi di pagamento non è valutabile in termini di interruzione del nesso di occasionalità necessaria (ma, tutt'al più, in concorso con altri elementi, ai fini della valutazione della colpa delle parti, ex articolo 1227 del codice civile);
  • il terzo motivo ribadisce che, in ogni caso, non spettava all'attrice dimostrare la finalizzazione dei suoi versamenti all'acquisto di prodotti finanziari della SIM di riferimento del promotore, ed evidenzia come i prospetti, prodotti in giudizio e riportati in ricorso - in due casi sottoscritti anche dal promotore -, specificamente menzionassero l'intenzione della risparmiatrice di effettuare un investimento con la Sim dal promotore rappresentata;
  • il quarto mezzo deduce l'omessa considerazione di un fatto decisivo, ai fini della valutazione del nesso di occasionalità necessaria, quale la delibera della CONSOB di radiazione del promotore, dall'Albo dei promotori finanziari (delibera adottata proprio a seguito di segnalazione, per iniziativa della stessa SIM, dei fatti oggetto del giudizio, con conseguente insostenibilità dell'assunto secondo cui le dazioni di danaro sarebbero state eseguite a fini personali e non di investimento):

"le censure, che si prestano a essere esaminate congiuntamente, per la loro stretta connessione, sono fondate. Occorre muovere dalla considerazione che la L. 2 gennaio 1991, n. 1, art. 5, comma 4, D.Lgs. 24 febbraio 1998, n. 415, art. 23, e D.Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58, art. 31, comma 3, via via succedutisi nel tempo, pongono a carico dell'intermediario la responsabilità solidale per gli eventuali danni arrecati a terzi nello svolgimento delle incombenze affidate ai promotori finanziari anche se tali danni siano conseguenti a responsabilità accertata in sede penale. Non interessa in questa sede soffermarsi a discutere se quella così configurata sia o meno una forma di responsabilità oggettiva, nè indagare, in astratto, sui suoi rapporti sistematici con la responsabilità contemplata, in via generale, dall'art. 2049 c.c., a carico dei padroni e dei committenti per i fatti illeciti imputabili ai domestici e ai commessi, ancorchè la giurisprudenza di questa Corte ne abbia ripetutamente sottolineato l'appartenenza alla medesima area concettuale (confr. Cass. civ. 24 luglio 2009, n. 17393)" Cassazione civile, sez. III, 25/01/2011, n. 1741 Danneker c. Soc. Rasbank e altro Diritto & Giustizia 2011 Giust. Civ. 2011, 2, 332.

La Suprema Corte, nella pronuncia qui in esame, rimarca come la responsabilità dell'intermediario preponente (che presuppone pur sempre che il fatto illecito del promotore sia legato da un nesso di occasionalità necessaria all'esercizio delle incombenze a lui facenti capo), trovi la sua ragion d'essere:

per un verso, nel fatto che l'agire del promotore è uno degli strumenti dei quali l'intermediario si avvale, nell'organizzazione della propria impresa, traendone benefici ai quali è ragionevole far corrispondere i rischi, secondo l'antica regola per cui ubi commoda et eius incommoda;

per altro verso (e in termini più specifici), nell'esigenza di offrire una adeguata garanzia ai destinatari delle offerte fuori sede, loro rivolte dall'intermediario per il tramite del promotore, giacché, appunto per le caratteristiche di questo genere di offerte, la buona fede dei clienti può più facilmente esserne sorpresa e aggirata:

"se dunque la trasparente ratio legis è quella di rafforzare la garanzia del risparmiatore e se, in tale ottica, il legislatore ha avuto cura di precisare che la commissione di un illecito penale da parte del promotore non può essere invocata dal soggetto abilitato come causa di interruzione del nesso di causalità (perchè di questo, in definitiva, si tratta), l'assunto secondo cui per affermare la responsabilità della S.I.M. è necessario che la dazione di denaro sia avvenuta all'esclusivo fine, perseguito dal risparmiatore, di effettuare le operazioni di investimento nell'ambito dei prodotti della stessa preponente - assunto che costituisce uno dei postulati intorno ai quali ruota l'impianto argomentativo della sentenza impugnata - è invincibilmente errato" Cassazione civile, sez. III, 25/01/2011, n. 1741 Danneker c. Soc. Rasbank e altro Diritto & Giustizia 2011 Giust. civ. 2011, 2, 332

Evidenzia, al riguardo, il supremo consesso, come gli indici ermeneutici - non solo non la avvalorino, ma piuttosto - smentiscono tale lettura, nella misura in cui il meccanismo normativo appare congegnato proprio in modo da responsabilizzare l'intermediario, nei riguardi dei comportamenti di soggetti - quali sono i promotori - che egli medesimo sceglie, della cui opera si avvale per il perseguimento dei suoi interessi imprenditoriali e sui quali, conseguentemente, nessuno meglio dell'intermediario è concretamente in grado di esercitare efficaci forme di controllo (ecco perchè nulla autorizza ad attribuire all'inciso "nello svolgimento delle incombenze affidate ai promotori finanziari" una valenza limitativa della tutela dell'investitore alle sole operazioni aventi ad oggetto strumenti finanziari della S.I.M. Preponente!).

Peraltro, la Suprema Corte ritiene condivisibili anche le critiche formulate, dalla ricorrente, alla pretesa insussistenza di ogni prova, in ordine alla finalizzazione dei versamenti effettuati all'acquisto di prodotti finanziari, in ragione della irregolarità degli stessi.

Sul punto, infatti, la giurisprudenza di legittimità ha più volte ribadito che le disposizioni regolamentari che la Consob è stata chiamata a dettare, in base al disposto della L. 2 gennaio 1991, n. 1, art. 5, comma 8, D.Lgs. 23 luglio 1996, n. 415, art. 23, comma 6, e D.Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58, art. 31, in ordine alle regole che i promotori devono osservare nel riceversi somme di denaro dai loro clienti, sono consustanzialmente dirette a porre obblighi di comportamento in capo al promotore e traggono la propria fonte da prescrizioni di legge, come quelle citate, espressamente volte a tutelare gli interessi del risparmiatore, di talché non è logicamente postulabile che esse, viceversa, si traducano in un onere di diligenza a carico di quest'ultimo, tale per cui l'eventuale violazione di detta prescrizione, ad opera del promotore, si risolva in un addebito di colpa (concorrente, se non addirittura esclusiva) a carico del cliente danneggiato dall'altrui atto illecito:

"in sostanza, l'implicito presupposto dal quale muovono tutte le disposizioni volte a conformare a regole prefissate il comportamento di intermediari e promotori è proprio l'insufficienza delle tradizionali forme di tutela dell'investitore affidate alla mera sottoscrizione di moduli e formulari, di talchè, ove si ammettesse la possibilità per l'intermediario di scaricare in tutto o in parte sull'investitore il rischio della violazione di regole di comportamento gravanti sui promotori, si finirebbe per vanificare lo scopo della normativa. In tale contesto, ancorchè non sia stata affatto negata, in assoluto, la possibilità di applicare l'art. 1227 c.c., (comma 1 o 2, a seconda dei casi), qualora l'intermediario provi che vi sia stata, se non addirittura collusione, quanto meno una consapevole e fattiva acquiescenza del cliente alla violazione, da parte del promotore, di regole di condotta su quest'ultimo gravanti, si è tuttavia escluso sia che la mera allegazione del fatto che il cliente abbia consegnato al promotore finanziario somme di denaro con modalità difformi da quelle con cui quest'ultimo sarebbe stato legittimato a riceverle valga, in caso d'indebita appropriazione di dette somme da parte del promotore, ad interrompere il nesso di causalità esistente tra lo svolgimento dell'attività del promotore finanziario medesimo e la consumazione dell'illecito, e quindi precluda la possibilità d'invocare la responsabilità solidale dell'intermediario preponente; sia che un tal fatto possa essere addotto dall'intermediario come concausa del danno subito dall'investitore in conseguenza dell'illecito consumato dal promotore al fine di ridurre l'ammontare del risarcimento dovuto (confr. Cass. civ. n. 8229 del 2006 e n. 17393 del 2009 cit.)" Cassazione civile, sez. III, 25/01/2011, n. 1741 Danneker c. Soc. Rasbank e altro Diritto & Giustizia 2011 Giust. civ. 2011, 2, 332

L'approccio del giudice di merito al materiale istruttorio acquisito è stato, pertanto, fuorviato da un equivoco di fondo, in ordine alla incidenza della allegata irregolarità di alcuni dei mezzi di pagamento, utilizzati dall'investitore per l'acquisto dei prodotti finanziari; a ciò aggiungasi, precisa il Supremo Consesso, che la mancata considerazione del provvedimento di radiazione del promotore, adottato dalla CONSOB e acquisito agli atti del giudizio, implica certamente un vizio di motivazione, trattandosi di documento, se non decisivo, certamente potenzialmente significativo del livello di coinvolgimento del preponente nella vicenda dedotta in giudizio.

Di qui, secondo la Suprema corte, la necessità di cassare l'impugnata pronuncia, con rinvio ad altro giudice che dovrà attenersi ai seguenti principi:

"a) la L. 2 gennaio 1991, n. 1, art. 5, comma 4; D.Lgs. 24 febbraio 1998, n. 415, art. 23, e D.Lgs. 24 febbraio 1998, n. 58, art. 31, comma 3, che pongono a carico dell'intermediario la responsabilità solidale per gli eventuali danni arrecati a terzi nello svolgimento delle incombenze affidate ai promotori finanziari anche se tali danni siano conseguenti a responsabilità accertata in sede penale, richiedono, ai fini della sussistenza della responsabilità del soggetto abilitato, un rapporto di necessaria occasionalità tra incombenze affidate e fatto del promotore, rapporto che, non aprioristicamente limitato alle sole negoziazioni che abbiano ad oggetto prodotti finanziari della S.I.M. preponente, è ravvisabile in tutte le ipotesi in cui il comportamento del promotore rientri nel quadro delle attività funzionali all'esercizio delle incombenze allo stesso affidate; b) la circostanza che il cliente abbia consegnato al promotore finanziario somme di denaro con modalità difformi da quelle con cui quest'ultimo sarebbe stato legittimato a riceverle, non vale, in caso di indebita appropriazione di dette somme da parte del promotore, a interrompere il nesso di causalità esistente tra lo svolgimento dell'attività del promotore finanziario e la consumazione dell'illecito, e non preclude, pertanto, la possibilità di invocare la responsabilità solidale dell'intermediario preponente. Un tal fatto, in mancanza di altri elementi di giudizio, neppure può essere tout court individuato quale concausa del danno subito dall'investitore, in conseguenza dell'illecito consumato dal promotore, al fine di ridurre l'ammontare del risarcimento dovuto" Cassazione civile, sez. III, 25/01/2011, n. 1741 Danneker c. Soc. Rasbank e altro Diritto & Giustizia 2011 Giust. Civ. 2011, 2, 332.



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