Articoli, saggi, Responsabilità oggettiva, semioggettiva -  Mazzon Riccardo - 2015-03-24

RESPONSABILITA' DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE: ARMI DA FUOCO E INTERVENTI MILITARI O DI POLIZIA - Riccardo MAZZON

casistica giurisprudenziale riguardante la responsabilità indiretta della pubblica amministrazione

l'utilizzo di armi da fuoco e gli interventi militari o di polizia

sussiste, ad esempio, la responsabilità del Ministero dell'interno per le lesioni riportate da un manifestante colpito e spintonato da alcuni appartenenti alle forze di polizia?

Ampia casistica, nel settore de quo, riguarda i danni provocati dall'utilizzo di armi da fuoco o conseguenti ad interventi militari o di polizia, da parte di dipendenti della pubblica amministrazione (cfr., amplius, il volume "Responsabilita' oggettiva e semioggettiva", Riccardo Mazzon, Utet, Torino 2012); così, è stato deciso che

  • sussiste la responsabilità del Ministero dell'interno per le lesioni riportate da un manifestante colpito e spintonato da alcuni appartenenti alle forze di polizia:

"sussiste la responsabilità del Ministero dell'interno per le lesioni riportate da un manifestante che, nonostante avesse disobbedito in maniera passiva all'ordine di allontanarsi dalla sede stradale che stava occupando, era stato colpito e spintonato da alcuni appartenenti alle forze di polizia, con modalità che non trovavano alcuna giustificazione nella necessità di effettuare le operazioni di sgombero" (Trib. Salerno 8 aprile 2011, FI, 2011, 5, 1553);

  • sussiste la responsabilità del Ministero della difesa per le lesioni derivate ad un militare dell'Arma dei Carabinieri attinto da un proiettile sparato da pistola in dotazione di altro militare che, seppure in libera uscita, era intento ad illustrare ad un gruppo di commilitoni il funzionamento dell'arma (nella specie, la Suprema Corte, decidendo come riportato, ha confermato la sentenza di merito che aveva affermato la diretta responsabilità del Ministero della difesa per le lesioni derivate ad un militare dell'Arma dei Carabinieri attinto da un proiettile sparato da pistola in dotazione di altro militare che, seppure in libera uscita, era intento ad illustrare ad un gruppo di commilitoni il funzionamento dell'arma, essendo stata ricondotta nell'ambito dei fini propri dell'Arma dei Carabinieri la predetta attività di addestramento occasionale):

"in tema di responsabilità diretta della P.A. per fatto lesivo derivante dall'operato dei suoi dipendenti, non può essere esclusa la sussistenza del rapporto di occasionalità necessaria tra l'attività del dipendente e l'evento lesivo in presenza dell'eventuale abuso compiuto da quest'ultimo o dall'illegittimità del suo operato, qualora la condotta del dipendente medesimo si innesti, comunque, nel meccanismo dell'attività complessiva dell'ente. Ne consegue che il riferimento della condotta del dipendente alla P.A. può venire meno solo quando egli agisca come semplice privato, per un fine strettamente personale ed egoistico, ed il suo comportamento, non importa se colposo o doloso, non sia perciò diretto al conseguimento di fini istituzionali che, in quanto propri della Amministrazione, possono anche considerarsi propri dell'ufficio nel quale il dipendente stesso è inserito" (Cass. civ., sez. III, 30 gennaio 2008, n. 2089, GCM, 2008, 1, 117; FACS, 2008, 2, 365);

  • è esclusa la responsabilità del Ministero dell'Interno, per l'aggressione compiuta da un agente di polizia, nei confronti di un terzo, fuori dell'orario di lavoro e non nell'esercizio delle proprie funzioni (nel caso di specie la Suprema Corte ha confermato la sentenza del giudice di merito che aveva escluso la responsabilità del Ministero dell'Interno, per l'aggressione compiuta da un agente di polizia, nei confronti di un terzo, fuori dell'orario di lavoro e non nell'esercizio delle proprie funzioni, ritenendo irrilevante la successiva redazione di una relazione di servizio giustificativa del fatto):

"deve escludersi la responsabilità dello Stato nei confronti di terzi per i danni causati dal comportamento colposo o doloso di un dipendente quando il fatto lesivo è commesso al di fuori dell'esercizio delle proprie funzioni e per finalità estranee o contrarie ad esse, dovendo essere accertato che tra l'espletamento delle mansioni inerenti il servizio e il fatto produttivo del danno vi sia un nesso di occasionalità necessaria, idoneo quanto meno ad averne agevolato in modo decisivo la realizzazione. " (Cass. civ., sez. III, 17 dicembre 2007, n. 26527, GCM, 2007, 12; DeG, 2008; FACS, 2008, 1, 74);

  • è riconosciuta la responsabilità del Ministero della Difesa per le lesioni subite da un militare di leva, da parte di altro collega (in applicazione del principio di cui alla massima che segue, la Suprema Corte ha ritenuto la correttezza della sentenza impugnata, con cui era stata riconosciuta la responsabilità del Ministero della Difesa per le lesioni subite da un militare di leva, da parte di altro collega, in quanto realizzate all'interno della sfera di sorveglianza dell'Amministrazione ed in occasione dello svolgimento delle mansioni assegnate, in un contesto idoneo ad incrementare il rischio del comportamento illecito):

"in tema di responsabilità dello Stato verso i terzi per gli atti compiuti da funzionari e dipendenti, la sua natura indiretta e per fatto altrui - secondo un principio analogo alla responsabilità oggettiva per rischio d'impresa ex art. 2049 c.c. - non richiede che tra le mansioni affidate all'autore dell'illecito e l'evento sussista un nesso di causalità, essendo sufficiente che ricorra un rapporto di occasionalità necessaria tale per cui le funzioni esercitate abbiano determinato o anche soltanto agevolato la realizzazione del fatto lesivo, essendo inoltre irrilevante che il dipendente abbia agito con dolo. " (Cass. civ., sez. III, 28 agosto 2007, n. 18184, GCM, 2007, 7-8);

  • sussiste la responsabilità del Ministero della difesa per le violenze subite da un militare di leva da parte di graduati (in applicazione di tale principio, la Suprema Corte ha ritenuto la correttezza della sentenza impugnata, con cui era stata riconosciuta la responsabilità del Ministero della difesa, per le violenze subite da un militare di leva da parte di soldati e graduati, in quanto realizzate proprio in virtù del vincolo di sovrardinazione gerarchica esercitato sul danneggiato):

"la responsabilità indiretta ex art. 2049 c.c. del datore di lavoro per il fatto dannoso commesso dal dipendente non richiede che tra le mansioni affidate all'autore dell'illecito e l'evento sussista un nesso di causalità, essendo sufficiente che ricorra un rapporto di occasionalità necessaria tale per cui le funzioni esercitate abbiano determinato o anche soltanto agevolato la realizzazione del fatto lesivo. È irrilevante, pertanto, che il dipendente abbia superato i limiti delle mansioni affidategli, od abbia agito con dolo e per finalità strettamente personali" (Cass. civ., sez. III, 22 agosto 2007, n. 17836, GCM, 2007, 7-8);

  • sussiste la responsabilità del Ministero dell'interno per i danni derivanti dall'omicidio, commesso da un agente della polizia di Stato che, sebbene al di fuori dell'orario di servizio, aveva puntato la pistola d'ordinanza, premendo per errore colposo il grilletto, nel corso di un'azione iniziata allo scopo di effettuare un controllo di polizia e solo successivamente continuata per scherzo:

"il Ministero dell'interno è responsabile, secondo il regime previsto per i datori di lavoro, per i danni derivanti dall'omicidio commesso da un agente della polizia di Stato che, sebbene al di fuori dell'orario di servizio, aveva puntato la pistola d'ordinanza, premendo per errore colposo il grilletto, nel corso di un'azione iniziata allo scopo di effettuare un controllo di polizia e solo successivamente continuata per scherzo; in tema di responsabilità della p.a., per l'affermazione della responsabilità indiretta del ministero per il danno arrecato dal fatto illecito di un agente di polizia di Stato commesso ai sensi dell'art. 2049 c.c. è sufficiente che sussista un nesso di occasionalità necessaria tra l'illecito stesso e il rapporto che lega i due soggetti, nel senso che le mansioni o le incombenze affidate al secondo abbiano reso possibile o comunque agevolato il comportamento produttivo del danno, mentre rimane irrilevante che tale comportamento si ponga in modo autonomo nell'ambito dell'incarico ovvero abbia addirittura ecceduto i limiti di esso; in particolare, il dolo dell'agente di polizia nel compiere il fatto dannoso non esclude il rapporto di occasionalità necessaria" (Trib. Milano, sez. X, 28 ottobre 2006, n. 11794, FI, 2007, 9, 2627; GDir, 2007, 20, 55);

"presupposti della responsabilità diretta della p.a. per atti compiuti dai suoi dipendenti sono l'esistenza di un rapporto di causalità tra l'atto o il comportamento del dipendente e l'evento dannoso e la riferibilità di tale atto alla stessa p.a. Nel compiere il relativo accertamento, il giudice deve stabilire altresì se il danno sia qualificabile come ingiusto, in relazione alla sua incidenza su di un interesse rilevante per l'ordinamento, e valutare secondo i normali criteri della prudenza la eventuale colpa dell'agente, nonché l'eventuale esistenza di norme regolamentari" (Cass. civ., sez. III, 9 febbraio 2004, n. 2423, GCM, 2004, 2 - conforme - Cass. civ., sez. III, 13 novembre 2002, n. 15930, DResp, 2004, 289);

  • la qualità di poliziotto, in sé considerata, non rende, di per se stessa, possibile o maggiormente agevole la commissione dei fatti criminosi (nella fattispecie, relativa a omicidi e rapine commessi da un poliziotto, la Suprema Corte censura la decisione dei giudici di merito, laddove affermano che la qualità di poliziotto, in sé considerata, rendeva possibile o agevolava la commissione dei fatti criminosi):

"nella valutazione del comportamento concreto lesivo del diritto altrui, il giudice dovrà verificare se tale comportamento - ancorché deviato per violazione di norme regolamentari o per eccesso di potere - risulti comunque finalizzato al raggiungimento dei fini istituzionali, oppure se la devianza attenga proprio al profilo delle finalità, avendo l'agente sostituito le sue personali a quelle proprie della p.a.: in tal caso quest'ultima rimarrà esente da ogni responsabilità civile. Diversamente ritenendo, si corre il rischio di individuare il fondamento della responsabilità della p.a. non più in un illecito commesso nell'espletamento degli incarichi affidati ("occasionalità necessaria"); ma in una generica garanzia o esigenza solidaristica a favore del terzo danneggiato che non trova alcun riscontro nel nostro ordinamento" (Cass. pen., sez. V, 2 febbraio 1999, n. 1386, S. e altro, RAdS, 2000, I, 343 - conforme - Trib. Roma 8 ottobre 1999, NGCC, 2001, I, 553);

  • non è responsabile la pubblica amministrazione se un agente di p.s., mentre mostra al cugino il funzionamento della pistola d'ordinanza, fa accidentalmente partire un colpo, con conseguenze letali:

"la p.a. non è civilmente responsabile, nei confronti dei terzi danneggiati, per il fatto illecito posto in essere da suo dipendente fuori del servizio e a questo estraneo, in quanto l'autore dell'illecito non ha agito per conto di essa, o comunque, in relazione alla funzione che essa svolge. (Nella specie, agente di p.s., mentre mostrava al cugino il funzionamento della pistola d'ordinanza, faceva accidentalmente partire un colpo con conseguenze letali)" (Cass. pen., sez. IV, 15 maggio 1987, Zagaria e altro, RP, 1988, 36);

  • v'è responsabilità dello Stato, in persona del ministro della difesa, se un carabiniere, trovandosi nell'abitazione della fidanzata, ferisce colposamente altra persona, ivi presente, con la pistola in dotazione, che il militare è tenuto a tenere presso di sé per ragioni di servizio (nella specie, lo Stato, in persona del ministro della difesa, è stato condannato a risarcire il danno cagionato da un carabiniere che, trovandosi nell'abitazione della fidanzata, aveva ferito colposamente altra persona ivi presente con la pistola in dotazione che il militare è tenuto a tenere presso di sè per ragioni di servizio):

"la pubblica amministrazione può essere chiamata a rispondere a titolo di responsabilità indiretta, ex art. 2049 c.c. del danno che il dipendente abbia causato agendo in rapporto di necessaria occasionalità con l'esercizio delle sue funzioni " (Pret. Roma 10 luglio 1978, FI, 1979, II,126).



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