Legislazione e Giurisprudenza, Responsabilità oggettiva, semioggettiva -  Mazzon Riccardo - 2015-06-15

RESPONSABILITA' DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE: L'ENTE OSPEDALIERO - Riccardo MAZZON

ambito sanitario e responsabilità dell'ente ospedaliero

non vi è alcun ostacolo all'applicabilità integrale dell'art. 2049 del codice civile alla Pubblica Amministrazione

in ambito sanitario, la responsabilità dell'ente ospedaliero nei confronti del paziente ha natura anche contrattuale, e può conseguire anche, ai sensi dell'articolo 1228 del codice civile, all'inadempimento della prestazione medico-professionale, svolta direttamente dal sanitario, quale ausiliario necessario

In ambito sanitario, la responsabilità dell'ente ospedaliero (cfr., amplius, capitolo sedicesimo del volume "Responsabilita' oggettiva e semioggettiva", Riccardo Mazzon, Utet, Torino 2012), nei confronti del paziente ha natura (non solo:

"l'attività che un chirurgo, libero professionista, svolge presso una casa di cura privata, quanto meno in virtù di un non occasionale rapporto d'esecuzione d'opere, comporta, per sua natura, un vincolo di dipendenza, sorveglianza e vigilanza tra la casa di cura committente ed il chirurgo preposto; ne consegue che, in caso di danni derivanti da un intervento chirurgico erroneamente eseguito per imperizia dell'operatore, oltre alla responsabilità di costui verso il paziente per il fatto illecito (ex art. 2043 c.c.) sussiste, con vincolo solidale, la responsabilità contrattuale (ex art. 1218 e 1228 c.c.) ed extracontrattuale (ex art. 2049 c.c.) della predetta casa di cura" (Trib. Roma 28 giugno 1982, TR, 1982, 601 – conforme, quanto a personale medico universitario: Trib. Pavia 21 marzo 1980, GI, 1981, I, 2, 540),

ma) anche contrattuale - in effetti, il rapporto che si instaura fra paziente e medico curante, anche, per esempio, nell'ambito di una casa di cura privata, risponde allo schema contrattuale del contratto a prestazioni corrispettive che determina l'insorgenza, in capo al terzo, dell"obbligo di pagare un corrispettivo ed, in capo alla casa di cura, di mettere a disposizione la propria struttura alberghiera ed il proprio personale medico oltre che le attrezzature necessarie; da tale natura sinallagmatica deriva, da un lato, che l'eventuale responsabilità della casa di cura può derivare dall'inadempimento della prestazione medico-professionale svolta direttamente dal medico, anche in assenza di un vero e proprio rapporto di dipendenza, ma, dall'altro, che l'onere della prova va equamente ripartito fra le parti:

"Di conseguenza, se è vero che il medico sarà tenuto a provare che l'inadempimento non gli è imputabile, è altrettanto vero che il paziente che affermi di aver subito un danno a causa della sua attività professionale sarà tenuto a provare di aver effettivamente concluso il contratto di cui sopra" (Trib. Bologna, sez. III, 30 marzo 2007, n. 684, Mer, 2007, 11, 38 – conforme, in casi di casa di cura privata: Cass. civ., sez. III, 11 marzo 1998, n. 2678, Ragiusan, 1998, 170-1, 183 - Conforme - Cass. civ., sez. III, 8 gennaio 1999, n. 103, GCM, 1999, 24; GCM, 1998, 566 – conforme, essendo sufficiente che vi sia un potere di direzione e vigilanza dell'ente privato sull'attività del medico, in virtù di un rapporto non occasionale ma non necessariamente di lavoro subordinato, che può essere anche temporaneo e non continuativo: Trib. Napoli 15 febbraio 1995, FN, 1996, 76; GIUS, 1996, 87 – conforme, con la precisazione che si tratta di responsabilità, sia contrattuale (ex art. 1218 e 1228 c.c.) extracontrattuale (ex art. 2049 c.c.): Trib. Napoli 13 febbraio 1997, NGCC, 1997, I, 984 – conforme: Trib. Milano 20 ottobre 1997, DResp, 1999, 82; RMLP, 1999, 597; RCP, 1998, 1144) -,

e può conseguire anche, ai sensi dell'articolo 1228 del codice civile (disposizione con cui è stata estesa all'ambito contrattuale la disciplina contenuta negli articoli 2048 e 2049 del codice civile), all'inadempimento della prestazione medico-professionale, svolta direttamente dal sanitario - la pronuncia che segue, ad esempio, conferma come il ricovero di un paziente in una struttura (pubblica o privata), deputata a fornire assistenza sanitaria, avvenga sulla base di un contratto tra il paziente stesso ed il soggetto gestore della struttura, e l'adempimento di tale contratto, con riguardo alle prestazioni di natura sanitaria, sia regolato dalle norme che disciplinano la corrispondente attività del medico nell'ambito del contratto di prestazione d'opera professionale, con la conseguenza che il detto gestore risponde dei danni derivati al paziente da trattamenti sanitari praticatigli con colpa, alla stregua delle norme di cui agli art. 1176 e 2236 c.c.:

"Il positivo accertamento della responsabilità dell'istituto postula, pertanto, (pur trattandosi di responsabilità contrattuale, con tutte le conseguenze che ne derivano in tema di onere della prova, che grava, per l'effetto, sull'istituto stesso e non sul paziente), pur sempre la colpa del medico esecutore dell'attività che si assume illecita, non potendo detta responsabilità affermarsi in assenza di tale colpa (fatta salva l'operatività di presunzioni legali in ordine al suo concreto accertamento), poiché sia l'art. 1228 che il successivo art. 2049 c.c. presuppongono, comunque, un illecito colpevole dell'autore immediato del danno, cosicché, in assenza di tale colpa, non è ravvisabile alcuna responsabilità contrattuale del committente per il fatto illecito dei suoi preposti" (Cass. civ., sez. III, 24 maggio 2006, n. 12362, GCM, 2006, 5 – conforme, precisando che, allorché il ricovero sia avvenuto presso una struttura sanitaria gestita da un ente pubblico, perché a quest'ultimo si renda imputabile la responsabilità civile conseguente al fatto - reato, si rende sufficiente che il fatto si atteggi oggettivamente come reato e che la condotta che ne contribuisca a costituire l'elemento oggettivo rappresenti una manifestazione del servizio di cui il paziente è stato ammesso a fruire, giacché, per imputare la responsabilità all'ente pubblico, basta che l'azione od omissione sia riconducibile ad un'attività di un organo dell'ente: Cass. civ., sez. III, 1 settembre 1999, n. 9198, GCM, 1999, 1877) -,

quale suo ausiliario necessario (e ciò anche in assenza di un rapporto di lavoro subordinato, comunque sussistendo un collegamento tra la prestazione da costui effettuata e la sua organizzazione aziendale):

"la responsabilità del preponente, anche ai sensi dell'art. 1228 c.c., degli eventuali danni subiti dal paziente che si rivolga ad una struttura sanitaria, sorge per il solo fatto dell'inserimento del medico in detta struttura, senza che assumano rilievo né la continuità dell'incarico affidatogli, né l'esistenza di un rapporto di lavoro subordinato, essendo sufficiente che la condotta illecita del preposto sia stata agevolata o resa possibile dall'esercizio delle incombenze a lui demandate dalla struttura preponente e che il preposto abbia svolto la sua attività sotto il controllo della prima" (Cass. pen., sez. IV, 5 giugno 2009, n. 38154, RCP, 2010, 5, 1074 – conforme - Trib. Modena sez. I, 25 agosto 2008, n. 1271, GLModena, 2008; Ragiusan, 2010, 317-318, 192 – conforme, con responsabilità in solido verso il paziente del medico chirurgo che ha eseguito l'intervento e dell la struttura sanitaria (in virtù del rapporto di lavoro che lega il medico all'azienda), quest'ultima, in quanto datore di lavoro non è tenuta a rivalere il dipendente delle somme da questo eventualmente versate al terzo danneggiato a titolo di risarcimento, ma piuttosto il datore una volta indennizzato il terzo danneggiato, ha azione di rivalsa nei confronti del dipendente. Sussiste invece la garanzia da parte del sanitario verso la società assicuratrice chiamata in causa: Trib. Roma 24 gennaio 2004, Redazione Giuffrè,2005 -conforme -Trib. Roma 13 gennaio 2004, Redazione Giuffrè, 2005).



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