Legislazione e Giurisprudenza, Circolazione stradale -  Mazzon Riccardo - 2014-04-29

RESPONSABILITA' DI PADRONI E COMMITTENTI ED UTILIZZO DI VEICOLI (ACI, AFFIDAMENTO AD OFFICINA, ETC.) - RM

L'applicazione dei principi generali facenti capo alla responsabilita' oggettiva ex art. 2049 c.c. è riscontrabile anche in copiosa giurisprudenza - cfr., amplius, il volume: "Responsabilita' oggettiva e semioggettiva", Riccardo Mazzon, Utet, Torino 2012 - riguardante l'utilizzo dei veicoli: ex multis, si segnalano le seguenti pronunce, rilasciate in ambito di:

  • responsabilità dell'Automobil club provinciale, per danni derivati al privato - che si era rivolto al delegato provinciale, responsabile in solido, per il disbrigo della pratica - dalla trasmissione al Pra della richiesta di radiazione di un veicolo con un ritardo di quattro anni,

"l'Automobil club provinciale si articola sul territorio mediante delegazioni cui è legato da un rapporto di natura privatistica e risponde, ai sensi dell'art. 2049 c.c., dei danni provocati a terzi dalle medesime, in forza dei poteri convenzionali di controllo sulla loro attività, o per "culpa in eligendo" per l'affidamento della delegazione. (Nella specie, il giudice di merito aveva affermato la responsabilità solidale del delegato provinciale e dell'Automobil club provinciale per i danni derivati al privato dalla trasmissione al Pra della richiesta di radiazione di un veicolo con un ritardo di quattro anni)" (Cass. civ., sez. I, 03 agosto 2001, n. 10705, GCM, 2001, 1541);

  • responsabilità del preponente, per fatto illecito compiuto a danno del cliente dall'agente, nell'esercizio delle incombenze affidategli, disposta dall'articolo 5, comma 4, della legge n. 1 del 1991,

"la responsabilità del preponente per fatto illecito compiuto a danno del cliente dall'agente nell'esercizio delle incombenze affidategli, disposta anche dall'art. 5 comma 4 l. n. 1 del 1991, non viene esclusa dalla violazione da parte dell'agente delle disposizioni del preponente e dalla emissione di assegni da parte del cliente in violazione dell'art. 1 d.l. n. 143 del 1991. La violazione delle disposizioni del preponente è di ostacolo alla conclusione di un regolare contratto tra preponente e cliente o comunque ha rilevanza ai fini dell'esecuzione del contratto, ma non esclude la responsabilità oggettiva del preponente per atto illecito dell'agente. La violazione dell'art. 1 d.l. n. 143 del 1991, pur non avendo rilevanza solamente pubblicistica, in quanto la norma violata è finalizzata ad assicurare trasparenza completa nelle operazioni di trasferimento di mezzi di pagamento, non incide sui profili risarcitori" (Trib. Milano, 24 giugno 1996, GCo, 1997, II, 466);

  • veicolo affidato per riparazioni ad un'officina che provoca un incidente circolando, per ragioni di collaudo, con la guida di un dipendente di detta officina (senza la targa di prova e senza specifica copertura assicurativa per tale prova),

"qualora un veicolo venga affidato per riparazioni ad un'officina, e poi provochi un incidente circolando per ragioni di collaudo con la guida di un dipendente di detta officina, il titolare dell'officina medesima, che debba rispondere del danno ai sensi dell'art. 2049 c.c., non è beneficiario dell'assicurazione stipulata dal proprietario del veicolo (la quale si estende solo al conducente che circoli "non prohibente domino"), e non si sottrae, quindi, all'azione di rivalsa dell'assicuratore che abbia risarcito il danneggiato" (Cass. civ., sez. III, 21 giugno 1989, n. 2944, Ipr, 1989, 1737; As, 1989, II, 165; RGCT, 1989, 733; GCM, 1989, 6; AGCS, 1989, 669; Conforme Trib. Genova 6 giugno 1988, As, 1988, II, 177);

  • omicidio colposo cagionato per aver trasportato, su di un mezzo non adibito al trasporto di persone, soggetto divenuto poi vittima di un incidente stradale (nel caso deciso dalla pronuncia che segue, le parti civili avevano integrato in appello la "causa petendi" della loro domanda, qualificandola anche sotto il profilo dell'obbligo a carico dei padroni del risarcimento per fatto e colpa dei dipendenti (art. 2049 c.c.); ma, poiché non era risultato in causa che il mezzo di trasporto - un trattore - circolasse "invito domino", la Corte di cassazione ha modificato la formula di responsabilità, nel senso di cui alla massima),

"nell'ipotesi di omicidio colposo cagionato per aver trasportato su di un mezzo non adibito al trasporto di persone il soggetto, poi divenuto vittima di un incidente stradale qualora si accerti che il trasporto medesimo fosse stato caratterizzato da ragioni di mera cortesia, non sorge alcuna presunzione di responsabilità nei confronti del proprietario del veicolo, ferma restando, invece, l'esperibilità della normale azione di risarcimento del danno per colpa ex art. 2043 c.c., ove ne sussistano i presupposti " (Cass. pen., sez. IV, 15 dicembre 1986, RGCT, 1988, 14; GP, 1988, II, 168);

  • conducente di automezzo che, sebbene non legato al proprietario da uno stabile rapporto di lavoro subordinato, abbia agito su richiesta e per conto di costui,

"in relazione ai danni sofferti da trasportati, su veicolo condotto da persona diversa dal proprietario, è configurabile la responsabilità di quest'ultimo, a norma dell'art. 2049 c.c., qualora il conducente, sebbene non legato al proprietario da uno stabile rapporto di lavoro subordinato, abbia agito su richiesta e per conto di costui e tra le mansioni affidategli e l'evento sussista, se non un nesso causale, almeno un rapporto di occasionalità, nel senso che l'adempimento dell'incarico abbia reso possibile o, comunque, agevolato la produzione del danno" (Cass. civ., sez. III, 24 settembre 1979, n. 4918, AC, 1980, 29; GCM, 1979, 9);

  • custode di cose sequestrate - il custode di cose sequestrate ai sensi dell'art. 644 c.p.p. ovvero degli art. 65, 66, 67 c.p.c., opera esclusivamente per conto del giudice al cui controllo è sottoposto come ausiliare di lui, e, perciò, la sua posizione è nettamente distinta da quella, eventualmente rivestita, di dipendente subordinato di un terzo:

" Ne consegue che il custode assume una propria ed autonoma responsabilità ove manchi ai suoi doveri inerenti alla conservazione delle cose sequestrate, senza che possa sussistere alcuna responsabilità del datore di lavoro a termini dell'art. 2049 c.c." (Cass. civ., sez. I, 26 novembre 1984, n. 6115, GCM, 1984, 11) -.



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