Articoli, saggi, Responsabilità oggettiva, semioggettiva -  Mazzon Riccardo - 2014-11-19

RESPONSABILITA' E ATTIVITA' PERICOLOSA: PER CHIEDERE I DANNI BISOGNA PROVARE LA CAUSA - Riccardo MAZZON

- l'articolo 2050 del codice civile

- è necessaria la presenza del nesso di causalità?

- sì, e deve provarla il danneggiato

Affinché risulti applicabile l'articolo 2050 del codice civile è assolutamente necessaria la sussistenza di un nesso causale tra l'accadimento dannoso e l'attività pericolosa posta in essere dal danneggiante (nel caso deciso dalla pronuncia che segue, ad esempio, la Suprema Corte ha ritenuto che i giudici di merito avessero fatto corretta applicazione di tale principio, escludendo la sussistenza di alcun nesso di causalità immediata e diretta tra la circostanza che i camerieri di un ristorante avessero posizionato dinanzi agli avventori alcuni piatti vuoti, apparecchiandone i coperti, e il danno subito da uno di questi a causa di una scheggia di un piatto, conficcatasi nell'occhio, in quanto tra la consegna dei piatti e il verificarsi del danno si era verificato un evento imprevedibile, estraneo all'uso normale che si fa dei piatti in un ristorante, e tale da interrompere il nesso causale, consistente nel fatto che i clienti, tra i quali lo stesso danneggiato, in occasione del Capodanno avevano ritenuto di festeggiare intraprendendo un fitto lancio dei piatti medesimi sul pavimento, finché uno di loro non era rimasto ferito all'occhio da una scheggia staccatasi da un piatto);

"in tema di illecito aquiliano, perché rilevi il nesso di causalità tra un antecedente e l'evento lesivo deve ricorrere la duplice condizione che si tratti di un antecedente necessario dell'evento, nel senso che questo rientri tra le conseguenze normali ed ordinarie del fatto, e che l'antecedente medesimo non sia poi neutralizzato, sul piano eziologico, dalla sopravvenienza di un fatto di per sè idoneo a determinare l'evento" (Cass. civ., sez. III, 15 febbraio 2003, n. 2312, GCM, 2003, 335 - cfr., amplius, il volume "Responsabilita' oggettiva e semioggettiva", Riccardo Mazzon, Utet, Torino 2012),

la questione, peraltro, risulta preliminare anche alla qualificazione che il magistrato deve dare alla domanda, prospettazione da effettuarsi secondo la ricostruzione dei fatti effettuata dall'attore; si veda anche l'esemplare pronuncia di seguito riportata, ove è stato illustrato come in virtù del potere del giudice di qualificare la domanda secondo la prospettazione dei fatti dell'attore, vada ritenuta applicabile la disciplina di cui all'art. 2050 c.c. anche quando l'attività pericolosa disciplinata dalla norma richiamata non consiste in una di quelle qualificate tali dalla legge di pubblica sicurezza o da altre leggi speciali, ma anche in quelle che per la loro natura o per le caratteristiche dei mezzi adoperati comportano una rilevante possibilità del verificarsi di un danno per la loro spiccata potenzialità offensiva; nel caso specifico la collocazione in un'area di notevole flusso pedonale di materiali - cavi elettrici - posti a terra senza le necessarie protezioni e dunque idonei a rendere pericoloso il passaggio, consente di ritenere pericolosa l'attività posta in essere dalle convenute:

"tanto premesso, è il caso di precisare che se l'applicazione dell'art. 2050 c.c. anziché dell'art. 2043 c.c. incide sul riparto degli oneri probatori sotto il profilo dell'elemento soggettivo, nondimeno occorre provare l'accadimento dannoso ed il nesso causale tra la stessa e l'attività pericolosa posta in essere dal danneggiante. Seppur nel caso in esame si possa ritenere che i convenuti abbiano posto in essere un'attività pericolosa (la messa in posa a terra in una zona di intenso passaggio pedonale di cavi elettrici coperti da semplice "moquette" senza predisporre i dovuti accorgimenti al fine di prevenire danni ai pedoni (avuto riguardo alle misure alternative normalmente impiegate per non cagionare danni a terzi e tenuto conto della ponderazione tra il costo degli interventi preventivi alla gravità del pericolo) nondimeno quando agli atti non sussiste ne prova diretta ne prova presuntiva ex art. 2729 c.c. riguardo al verificarsi dell'evento dannoso così come prospettato, quando manchi, cioè la prova che il danno, sia pur documentato, sia insorto a causa della situazione di pericolo, ancorché constatata in un secondo tempo da pubblico ufficiale, l'onere di cui all'art. 2967 c.c. non può ritenersi assolto e la domanda non può essere accolta (Trib. Milano 10 agosto 2004, GiustM, 2004, 51).

La giurisprudenza ha voluto altresì chiarire come, nell'ambito di applicabilità dell'articolo 2050 del codice civile, si possono inquadrare anche gli eventi collegati ad un comportamento omissivo, a condizione che si tratti di omissione qualificata; in effetti, l'art. 2050 c.c., partendo dal presupposto logico che tutte le attività umane contengono in sè un grado più o meno elevato di pericolosità per coloro che le esercitano, prende in considerazione solo quelle di per sè potenzialmente dannose per l'alta percentuale di danni che possono provocare, in ragione della natura o per la natura dei mezzi adoperati, assoggettandole al giudizio di responsabilità indicato dalla norma stessa:

"nell'ambito di applicabilità di quest'ultima si possono inquadrare anche gli eventi collegati ad un comportamento omissivo, a condizione che si tratti di omissione qualificata, come accade quando il soggetto non adotti misure preventive rispetto al verificarsi dei danni alle quali sia tenuto per legge o per contratto" (Cass. civ., sez. III, 21 ottobre 2005, n. 20359, GCM, 2005, 10).



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