Legislazione e Giurisprudenza, Responsabilità oggettiva, semioggettiva -  Mazzon Riccardo - 2014-03-10

RESPONSABILITA' E DATORI DI LAVORO: OMICIDIO DA PARTE DI GUARDIA GIURATA E COMMESSO CON FINALITA' PROPRIE - RM

Non è responsabile il datore di lavoro se il vigilante uccide un uomo, durante l'orario di servizio, quando l'assassino agisca per finalità proprie, in risposta a una reiterata provocazione da parte della vittima, provocazione che non presenta nessuna attinenza con il servizio prestato (nella fattispecie prodromica alla pronuncia sotto riportata, la Corte ha respinto il ricorso dei genitori, dei fratelli e della fidanzata della vittima, contro la sentenza d'appello che aveva stabilito che non fosse configurabile un rapporto di occasionalità necessaria tra l'esercizio delle mansioni a cui la guardia giurata era adibita e l'omicidio: l'assassino, infatti, aveva agito per finalità proprie, in risposta a una reiterata provocazione da parte della vittima; provocazione che non aveva nessuna attinenza con il servizio prestato):

"non è responsabile il datore di lavoro se il vigilante uccide un uomo durante l'orario di servizio qualora non si configuri alcun nesso di occasionalità necessaria tra l'atto dell'agente e il rapporto di lavoro, non essendo configurabile la responsabilità del preponente ex art. 2049 c.c. in assenza di legame tra l'atto produttivo del danno e lo scopo in vista del raggiungimento del quale il datore di lavoro abbia affidato al dipendente le mansioni "in occasione" delle quali l'illecito sia stato compiuto" (Cass. civ., sez. III, 26 gennaio 2010, n. 1530, DeG, 2010 - cfr., amplius, da ultimo, "Responsabilita' oggettiva e semioggettiva", Riccardo Mazzon, Utet, Torino 2012 -).

Non sussiste alcuna relazione di occasionalità necessaria quando il commesso abbia seguito finalità proprie, alle quali il committente non fosse neppure mediatamente interessato (e, quindi, ad esempio, il commesso si sia abusivamente servito della sua posizione lavorativa per raggirare il terzo):

"la relazione di occasionalità necessaria fra l'illecito e l'attività del preponente non sussiste quando il commesso abbia seguito finalità proprie alle quali il committente non fosse neppure mediatamente interessato" (Trib. Milano, 23 marzo 1995, GIUS, 1995, 1426; conforme, nel senso che la responsabilità ex art. 2049 c.c. è esclusa solo quando il fatto illecito eziologicamente sia riferibile ad attività privata svolta nell'esercizio della personale autonomia dell'autore del danno: Cass. pen., sez. I, 10 gennaio 1986, Bruzzese, CP, 1987, 1357; GP, 1987, II, 300).



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