Articoli, saggi, Responsabilità oggettiva, semioggettiva -  Mazzon Riccardo - 2014-11-14

RESPONSABILITA' INDIRETTA DELLE SOCIETA' EX ART. 2049 C.C. - Riccardo MAZZON

- cosa hanno in comune la resposabilità per omesso versamento dei contributi previdenziali e quelal per danni da fusione societaria?

- spesso trattasi di responsabilità discendente da fatto illecito di dipendenti, ausiliari, amministratori o comunque soggetti inseriti nell'organizzazione burocratica o aziendale di una società....

- risulta così applicabile l'articolo 2049 del codice civile, onde si configura una responsabilità indiretta della società

Nei casi in cui la giurisprudenza attribuisce de plano, alla società, la responsabilità discendente da fatto illecito dei suoi dipendenti,

"il fatto illecito commesso dal dipendente di una persona giuridica implica la responsabilità civile di quest'ultima, non quella personale degli amministratori ed in genere di coloro che hanno il potere di gestione dell'ente, anche se questi, nell'esercizio delle loro funzioni, abbiano conferito l'incarico, nell'esecuzione del quale abbia commesso il fatto" (Cass. Civ., sez. I, 24 settembre 1977, n. 4069, MGL, 1979, 569),

ausiliari

"in caso di violazione del patto di concorrenza da parte di ausiliario di società stipulante il patto, nella esecuzione della prestazione, si configura una responsabilità del preponente per fatto illecito del preposto. Il soggetto, infatti, nel cooperare all"adempimento opera sotto le direttive della società obbligata. Nel caso in cui un soggetto abbia smesso di lavorare alle dipendenze della società stipulate il patto di non concorrenza, per poter imputare responsabilità alla società occorre che l"agente abbia utilizzato informazioni riservate delle quali sia venuto in possesso in virtù della pregressa attività svolta presso o nell"interesse del danneggiato" (Trib. Perugia 30 luglio 2008, Redazione Giuffrè 2008),

amministratori

"accertata "incidenter tantum" dal giudice di merito la responsabilità penale dell'amministratore nell'ambito dell'attività gestoria, la società risponde delle conseguenze civilistiche dell'illecito, ivi compreso il risarcimento del danno non patrimoniale" (Cass. Civ., sez. I, 5 dicembre 1992, n. 12951, FI, 1994, I, 561),

o comunque soggetti inseriti nella sua organizzazione burocratica o aziendale,

"la responsabilità aquiliana investe tutti gli organi dell'ente e si fonda sul rapporto organico e sul generale principio che rende responsabili le persone fisiche e gli enti giuridici per l'operato dannoso di coloro che sono inseriti nell'organizzazione burocratica o aziendale" (Cass. Civ., sez. III, 26 luglio 2001, n. 10213, GI, 2002, 510),

essa fa implicito riferimento alla responsabilità indiretta di cui all'articolo 2049 del codice civile, con applicabilità dei principi generali  (cfr., in particolare, il capitolo tredicesimo del volume "Responsabilita' oggettiva e semioggettiva", Riccardo Mazzon, Utet, Torino 2012):

"ai sensi dell'art. 2049 c.c., degli illeciti commessi dai propri organi può essere chiamata a rispondere la società nei confronti dei terzi danneggiati; allorché questa riveste la qualifica di datore di lavoro, alla responsabilità extracontrattuale si aggiunge quella a carattere contrattuale prevista dalla norma dell'art. 2087 c.c. In ogni caso, deve però pur sempre trattarsi di fatti che rientrano nelle incombenze degli organi sociali con la conseguenza che deve riconoscersi il difetto di legittimazione passiva della società datrice di lavoro chiamata in giudizio rispetto ai comportamenti illeciti riferibili unicamente ad una persona fisica, malgrado si tratti di soggetto portatore di cariche sociali" (App. Milano 18 maggio 2004, LG, 2005, 90).

Si confrontino anche, in argomento, le seguenti pronunce, rilasciate sulle discusse tematiche della citazione del responsabile civile, in sede penale,

"deve essere rigettata la richiesta di esclusione avanzata dal responsabile civile citato in giudizio ex art. 31 comma 3 d.lg. 58/98 e art. 2049 c.c. per il comportamento doloso realizzato dal promotore finanziario, qualora tra la condotta posta in essere e le incombenze affidate sia ravvisabile un "nesso di occasionalità necessaria", sussistente anche quando la società citata detenga, mediante altra società del gruppo, l'intero pacchetto azionario della società per cui il promotore finanziario svolgeva le proprie mansioni" (Trib. Milano, sez. III, 28 novembre 2005, Fambr, 2005, 4, 439),

dell'azione individuale concessa ai soci

"in una società di capitali è inammissibile un'azione diretta del socio contro la società per ottenere il risarcimento dei danni subiti causati dall'illecito comportamento degli amministratori" (Cass. Civ., sez. I, 14 gennaio 1987, n. 183, GI, 1988, I, 1, 648),

per il risarcimento dei danni loro cagionati dagli atti dolosi o colposi degli amministratori,

"l'azione individuale concessa dall'art. 2395 c.c. prev. ai soci per il risarcimento dei danni loro cagionati dagli atti dolosi o colposi degli amministratori ha natura extracontrattuale e presuppone che i danni suddetti non siano solo il riflesso di quelli arrecati eventualmente al patrimonio sociale, ma siano direttamente cagionati al socio, come conseguenza immediata del comportamento degli amministratori" (Trib. Roma 27 agosto 2004, Soc, 2005, 883),

della costituzione di parte civile:

"non è ammissibile la costituzione di parte civile nei confronti dell'ente responsabile a norma del d.lg. n. 231/01. Ai fini di valutare se l'azione civile possa essere esercitata direttamente nei confronti dell'ente nell'ambito del procedimento instauratosi sia a carico dell'autore del reato sia a carico dell'ente stesso ex art. 36 d.lg. n. 231/01, e se dunque anche l'ente abbia al riguardo una legittimazione passiva diretta alla costituzione di parte civile, va richiamata la generale disciplina di cui all'art. 185 c.p. Non potendosi ancorare la responsabilità civile dell'ente ad un giudizio di sua colpevolezza in ordine al reato commesso nel suo interesse, ne deriva, per il suddetto precetto normativo, che l'ente potrà essere chiamato a rispondere del danno derivante da reato non in via diretta ma in qualità di responsabile civile ex art. 83 e ss. c.p.p., dovendosi configurare in capo allo stesso la responsabilità per fatto altrui prevista dall'art. 2049 c.c." (GIP Milano 9 marzo 2004, Fambr, 2004, 21; RDoC, 2008, 4, 764).

Ancora, in evidenza appaiono argomenti quali i danni da fusione societaria - dove legittimati passivi dell'azione risarcitoria, spettante ai soci o ai terzi danneggiati dalla fusione, sono gli amministratori ai sensi dell'art. 2395 c.c., la società incorporante ai sensi dell'art. 2049 c.c. o per la natura organica del rapporto gestorio e l'esperto in base all'art. 2501 quinquies c.c.:

"nell'ambito di un'operazione di fusione intragruppo, in cui il rapporto di cambio sia incongruo, non sussiste responsabilità extracontrattuale della capogruppo, la quale controlli in via diretta totalitariamente la incorporante e, in via indiretta l'incorporata, verso gli azionisti di minoranza di quest'ultima, perché non è configurabile in tale fattispecie l'unicità della partecipazione, e difetta comunque, nel caso concreto, lo stato di insolvenza; perché sia configurabile la responsabilità da fatto illecito della capogruppo non è sufficiente la sussistenza del rapporto di controllo, ma è necessaria un'induzione o una collaborazione, mirata alla realizzazione dell'operazione pregiudizievole, discendente da un rapporto particolare, distinto e ulteriore rispetto a quello di controllo, quale un vero e proprio mandato o commissione "ad hoc", con conferimento di incarichi e di incombenze secondo un piano preordinato dalla controllante e rimesso alla formale attuazione della controllata (del quale nella specie non è stata fornita la prova)" (App. Milano 10 marzo 1995, GI, 1996, I, 2, 195) – conforme - Tribunale Genova, 21/12/2000 Laton Over Seas S.A. e altro c. Soc. Montedison e altro Foro it. 2001, I,1933 – cfr. anche: "la responsabilità della società deliberante la fusione per i danni cagionati ai soci o ai terzi deriva dalla stessa invalidità della delibera di fusione e dalla sussistenza del danno, senza necessità per l'attore di provare la colpa o il dolo degli amministratori, trattandosi di ipotesi distinta da quella dell'art. 2049 c.c., mentre tale elemento soggettivo sarà rilevante per far valere la responsabilità degli amministratori secondo la regola generale degli art. 2043 e 2095 c.c." (Trib. Milano 2 novembre 2000, FI, 2001, I, 1935) -;

e l'omesso versamento dei contributi previdenziali, laddove l'amministratore unico di una società di capitali fallita, soggetta alla presentazione all'Inps delle denunce obbligatorie relative ai contributi previdenziali e assistenziali, che ha omesso tale adempimento e non ha effettuato i relativi versamenti

"per importi superiori a lire cinque milioni mensili, è personalmente tenuto - poiché risulta virtualmente ipotizzabile il reato di cui all'art. 37 l. n. 689 del 1981 - salvo l'eventuale concorso nel reato del soggetto delegante e, in ogni caso, salva la responsabilità indiretta ex art. 2049 c.c. della società al risarcimento dei danni e al pagamento dei contributi evasi a favore dell'Inps a titolo di responsabilità extracontrattuale ex art. 2043 c.c." (Pret. Macerata 29 settembre 1995, RCP, 1996, 763).



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