Articoli, saggi, Responsabilità oggettiva, semioggettiva -  Mazzon Riccardo - 2015-11-19

RESPONSABILITA' OGGETTIVA: ANCORA SULLA DIFFAMAZIONE A MEZZO EMITTENTE TELEVISIVA - Riccardo MAZZON

responsabilità oggettiva dei mezzi di comunicazione

risarcimento del danno

Cassazione civile, sezione III, n. 16382 del 13 luglio 2010: diffamazione a mezzo emittente televisiva

L'interessante pronuncia, rilasciata dalla sezione III della Cassazione civile (n. 16382, datata 13 luglio 2010), ha come occasione l'azione svolta da un deputato contro altro onorevole convenuto, dinanzi al Tribunale di Roma, con richiesta di condanna (secondo la domanda della parte offesa, nel corso di una trasmissione il conduttore della trasmissione avrebbe ripetutamente offeso onore e reputazione dell'attore) di quest'ultimo, in solido con nota emittente televisiva, al risarcimento dei danni, da liquidarsi in via equitativa, per la somma di 50 milioni (oltre interessi e con la pubblicazione del dispositivo della sentenza sui quotidiani nazionali - cfr., amplius, il volume "Responsabilita' oggettiva e semioggettiva", Riccardo Mazzon, Utet, Torino 2012).

In effetti, il Tribunale di Roma (con sentenza del 22 febbraio 2001) accertava la natura diffamatoria del contenuto della trasmissione e accoglieva le domande proposte.

Contro tale decisione proponevano appello i convenuti, chiedendone la riforma e la Corte di appello di Roma (con sentenza del 23 maggio 2005), in riforma della prima decisione, accoglieva l'appello e rigettava le domande originariamente proposte.

Di qui il ricorso per Cassazione che, per quanto qui importa, reclama error in iudicando, attinente al punto in diritto secondo cui l'esenzione da responsabilità del parlamentare, per l'insindacabilità delle opinioni espresse, non tocca l'oggettività del fatto, con la conseguenza che non resta precluso l'accertamento della responsabilità del terzo, nella specie emittente televisiva, che abbia concorso nel produrre il danno ingiusto da diffamazione, aggravata dalla natura espansiva del mezzo di diffusione:

"lo error in motivando attiene alla contraddittorietà della motivazione la quale, pur escludendo la estensibilità dello effetto personale della guarentigia - come ribadito nel recente arresto di questa Corte in Cass. 2010 n. 6325 - esclude che le esternazioni televisive del deputato S., riconducibili alla sua funzione di parlamentare in carica, non potevano essere soggette ad alcun tipo di controllo e di censura da parte della emittente, con la conseguenza che la disponibilità del video o del microfono, offerta da Canale 5, non poteva costituire in alcun modo un fatto illecito, anche solo virtuale per la RTI. Quanto al primo profilo di censura, si osserva che la motivazione data dalla Corte di appello configura error in iudicando, proprio per le considerazioni date dal parlamentare oggetto degli attacchi televisivi particolarmente intensi ed offensivi, di guisa che se lo art. 68 Cost. introduce una causa soggettiva di esclusione di punibilità che costituisce una prerogativa costituzionale in ordine alla quale vale la ricordata preclusione circa il conflitto di poteri, resta evidente la sua non incidenza sulla illiceità del fatto in ordine al quale lo ente televisivo puo' essere chiamato a rispondere nella sede civile e penale. Error in iudicando che appare evidente anche dallo apodittico contesto motivazionale, dove si nota la contraddizione tra il ritenere irresponsabile il parlamentare autore degli (OMISSIS) e insussistente la antigiuridicità del fatto lesivo per non avere lo ente emittente esercitato alcun controllo utile, anche successivo alla diffusione della trasmissione, avvertendo il pubblico degli utenti, dei limiti intrinseci ad una polemica di ordine politico, che si traduce in attacchi alla persona ed alla dignità del parlamentare" Cassazione civile, sez. III, 13/07/2010, n. 16382 Di Pietro c. Avv. D'Inzillo c. Sgarbi c. Avv. Previti Foro it. 2011, 6, 1817

Secondo la Suprema Corte, pertanto, la valutazione della antigiuridicità del fatto non viene elisa dalla guarentigia, ma sussiste in relazione alla verifica del contenuto offensivo e denigratorio, nel rispetto delle regole proprie dello illecito civile e dei dieta delle SU civili, nel preambolo sistematico della sentenza n. 26972 del 2008, in punto di lesione dei diritti umani inviolabili, della persona; l'illiceità del fatto deriva dalla lesione del diritto inviolabile della dignità della persona, che trova la sua fonte etica e giuridica nello art. 2 Cost. e nello stesso art. 3 Cost., ed ora anche nello art. 1 della Carta di Nizza, come valore giuridico europeo, che appartiene alla tradizione costituzionale comune agli stati membri ed appare principio comune di diritto:

"la verifica della lesione del diritto, o la sua esclusione, devono dunque avere un diverso accertamento ed una diversa motivazione, se si vuoi porre fine ad una consuetudine amara di aggressioni e ritorsioni politiche, nel rispetto di quella tolleranza e civiltà giuridica che le nostre tradizioni comuni devono evidenziare come regole di una comunità coesa da un fascio di valori giuridici ed etici non rinunciabili" Cassazione civile, sez. III, 13/07/2010, n. 16382 Di Pietro c. Avv. D'Inzillo c. Sgarbi c. Avv. Previti Foro it. 2011, 6, 1817.



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