Articoli, saggi, Responsabilità oggettiva, semioggettiva -  Mazzon Riccardo - 2015-10-24

RESPONSABILITA' OGGETTIVA: INFORMAZIONE, EMITTENTI E TESTATE GIORNALISTICHE - Riccardo MAZZON

responsabilità oggettiva e semioggettiva

notizie, opinioni, giornalismo e giurnalisti

il problema della diffusione dell'informazione e la responsabilità di emittenti e testate giornalistiche

Importante ambito nel quale l'applicazione della responsabilità indiretta (o oggettiva), prevista dall'articolo 2049 del codice civile

"in caso di pubblicazione di articoli lesivi della reputazione e dell'onore la responsabilità per il fatto del giornalista e del direttore responsabile si estende, ex art. 2049 c.c. e 11 legge n. 47 del 1948 al proprietario e all'editore senza necessità che il danneggiato debba proporre la propria domanda nei confronti dei primi" (Trib. Roma 6 aprile 1988, Dinf, 1988, 837),

- diversa e supplementare rispetto alla responsabilità dell'editore

"la responsabilità civile del proprietario e dell'editore, per i reati commessi col mezzo della stampa, si fonda sull'art. 11 della l. 8 febbraio 1948 n. 47, e non sull'art. 2049 cod. civ, che prevede una forma di responsabilità indiretta, e ricorre, quindi, indipendentemente da quella del direttore" (Cass. civ., sez. III, 19 settembre 1995, n. 9892, GCM, 1995 – conforme, nel senso che rispondono solidalmente l'articolista e l'editore del giornale, trattandosi di un'ipotesi speciale rispetto alle norme generali sulla responsabilità civile, in particolare rispetto all'art. 2049 c.c., e tale responsabilità è del tutto indipendente da quella del direttore del giornale e può essere affermata anche quando quest'ultima non sussista: Trib. Monza 4 novembre 2003, GM, 2004, 919; confronta anche Trib. Milano 9 novembre 1992, GI, 1993, I, 2, 747, secondo cui l'editore di una rivista risponde ex art. 2043 c.c. ed è dunque legittimato passivo all'azione civile derivante dalla pubblicazione di una notizia protestata di illiceità – conforme, in quanto l'art. 11 l. 8 febbraio 1948 n. 47 (legge sulla stampa)è norma tipica e speciale: Trib. Napoli 6 settembre 1988, Dinf, 1989, 161),

o del direttore responsabile:

"la sanzione civile consistente nella riparazione pecuniaria prevista dall'art. 12 l. n. 47 del 1948 è collegata alla ravvisabilità del delitto di diffamazione a mezzo stampa, in capo allo stesso soggetto cui imporre la sanzione, e non può essere inflitta a soggetto diverso, pur eventualmente responsabile sotto il profilo civilistico; ne consegue che il direttore responsabile del giornale, esclusane la correità col giornalista autore dello scritto diffamatorio, non può essere condannato dal giudice civile alla riparazione pecuniaria in favore della persona diffamata" (Trib. Roma 6 luglio 2004, GM, 2005, 3, 580) -,

appare consueta, è quello della comunicazione (cfr., amplius, il volume "Responsabilita' oggettiva e semioggettiva", Riccardo Mazzon, Utet, Torino 2012), attraverso giornali ovvero canali radio-televisivi, di informazioni, notizie o anche mere opinioni; si confronti, all'uopo, la seguente pronuncia, ove la Suprema Corte afferma che sussiste la responsabilità civile della Rai, ai sensi dell'art. 2049 c.c., per il comportamento del suo dipendente, giornalista, che ha recepito alcune informazioni di natura tecnica e scientifica e non si è attenuto agli obblighi professionali; la libertà di stampa, garantita dall'art. 21 cost., quando incide sulla sfera dei diritti soggettivi dei soggetti ai quali la notizia o la critica si riferisce, violando i diritti dei medesimi soggetti, trova alcuni limiti necessari: oltre ad avere una obiettiva utilità sociale, la notizia, per essere legittimamente diffusa deve essere obiettivamente vera oppure deve essere ritenuta vera, in perfetta buona fede, essendo il risultato di un serio e diligente lavoro di ricerca e di controllo della fonte:

"il mezzo televisivo per la sua forza di suggestione, per il maggior impatto col pubblico, per la impossibilità di una riflessione immediata e di critica è sicuramente più incisivo, efficace e dannoso del mezzo della carta stampata; e pertanto il mezzo utilizzato, in caso di verità putativa richiede al giornalista un maggior grado di prudenza nell'accertare la verità dei fatti che possono incidere negativamente sui diritti personali e patrimoniali dei soggetti; attraverso controlli, cautele, riscontri ed accertamenti e soprattutto verifica dei risultati, precisando al pubblico l'esatta portata ed i limiti della notizia" (Cass. civ., sez. III, 11 giugno 1992, n. 7154, RPE, 1992, 337; FI, 1992, I, 2127 - conforme - Cass. civ., sez. III, 4 febbraio 1992, n. 1147, GCM, 1992, 2).



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