Legislazione e Giurisprudenza, Responsabilità oggettiva, semioggettiva -  Mazzon Riccardo - 2014-07-03

RESPONSABILITA' OGGETTIVA NEL APPALTO E NEL SUB-APPALTO - Riccardo MAZZON

Anche in ambito di responsabilità, i principi vigenti per l'appalto valgono anche, naturalmente, in caso di contratto di sub-appalto: infatti, l'imprenditore che prende in subappalto lo svolgimento di un determinato servizio o il compimento di una determinata opera assume tutte le obbligazioni che facevano capo all'appaltatore, tra le quali quelle di porre in essere tutte le cautele indispensabili per evitare infortuni sul lavoro, e nel caso che essi si verifichino ne risponderà direttamente nei confronti dei propri dipendenti, non potendo pretendere di essere tenuto indenne dall'appaltatore sub- committente, salvo le ipotesi eccezionali

"di violazione, da parte del sub- committente, del principio del "neminem laedere", o di una sua responsabilità per colpa per aver affidato l'opera ad impresa che palesemente difettava delle necessarie capacità tecniche ed amministrative per eseguirla correttamente, o anche quando il subappaltatore, in base ai patti contrattuali o nel concreto svolgimento del rapporto, sia stato un semplice esecutore di ordini del subcommittente, privato della sua autonomia organizzativa a tal punto da risultare un "nudus minister" di questi, o infine quando il sub-committente si sia di fatto ingerito con singole, specifiche direttive nella esecuzione del contratto o abbia concordato con il subappaltatore singole fasi o modalità esecutive dell'appalto" (Cass. civ., sez. III, 6 agosto 2004, n. 15185, GCM, 2004, 7-8; BLT, 2004, 960).

A completamento di quanto sin qui riferito - cfr., amplius, il volume "Responsabilita' oggettiva e semioggettiva", Riccardo Mazzon, Utet, Torino 2012 -, si confrontino le seguenti pronunce rilasciate in ambito di danni derivanti dall'occupazione, con materiali di risulta, di un terreno non di proprietà del committente (pronuncia nella quale la Suprema Corte, expresis verbis, conferma che l'autonomia dell'appaltatore, il quale esplica la sua attività nell'esecuzione dell'opera assunta con propria organizzazione e apprestandone i mezzi, nonché curandone le modalità ed obbligandosi verso il committente a prestargli il risultato della sua opera, comporta che, di regola, egli deve ritenersi unico responsabile dei danni derivati a terzi dall'esecuzione dell'opera),

"una corresponsabilità del committente può configurarsi in caso di specifica violazione di regole di cautela nascenti ex art. 2043 c.c., ovvero in caso di riferibilità dell'evento al committente stesso per culpa in eligendo per essere stata affidata l'opera ad un'impresa assolutamente inidonea ovvero quando l'appaltatore in base a patti contrattuali sia stato un semplice esecutore degli ordini del committente ed abbia agito quale nudus minister attuandone specifiche direttive. La possibilità che il committente risponda sulla base dell'art. 2043 c.c. per la violazione di regole di cautela non determina, peraltro, un obbligo generale di supervisione a suo carico sull'attività dell'appaltatore che il terzo danneggiato possa comunque far valere nei suoi confronti, poiché la funzione di controllo è assimilabile a un potere che può essere riconosciuto nei rapporti interni fra committente e appaltatore, in correlazione alla riduzione o eliminazione della sfera di autonomia decisionale dell'appaltatore, e solo eccezionalmente può assumere rilevanza nei confronti dei terzi. Un dovere di controllo di origine non contrattuale gravante sul committente al fine di evitare che dall'opera derivino lesioni del principio del neminem laedere può essere, difatti, configurato solo con riferimento alla finalità di evitare specifiche violazioni di regole di cautela" (Cass. civ., sez. III, 1 giugno 2006, n. 13131, GCM, 2006, 6)

danni causati dall'appaltatore ai terzi, quando il luogo e le modalità d'esecuzione dei lavori, che hanno costituito la causa del danno, non avrebbero potuto essere diversi, e sono stati decisi dal committente,

"il committente risponde dei danni causati dall'appaltatore ai terzi, quando il luogo e le modalità d'esecuzione dei lavori, che hanno costituito la causa del danno, non avrebbero potuto essere diversi, e sono stati decisi dal committente. Nel caso in cui gli appaltatori di opera pubblica costituiscano, per l'esecuzione dell'"opus", una società consortile a responsabilità limitata, che agisca quale mandataria degli appaltatori suddetti, dei danni causati da tale società rispondono anche gli appaltatori, nella loro veste di mandanti" (Trib. Roma 14 febbraio 2002, GRom, 2002, 213)

danni a terzi derivati da manchevolezze di progettazione e vizi di esecuzione – in tal caso, la giurisprudenza ha precisato che, qualora dall'opera appaltata (nella specie, costruzione di edificio) siano derivati, per l'appunto per manchevolezze di progettazione e vizi di esecuzione danni a terzi, e di tali danni debbano solidalmente rispondere il committente e l'appaltatore, l'indagine diretta a stabilire, nei rapporti interni fra questi ultimi, l'entità delle rispettive colpe e la graduazione del relativo onere risarcitorio, non può essere risolta in senso favorevole al committente, con riguardo ai danni attinenti all'esecuzione dell'opera medesima, per il solo fatto che una clausola del contratto ne preveda l'esonero da ogni responsabilità, a fronte dell'impegno dell'appaltatore di adottare tutte le cautele necessarie ad evitare pregiudizi ai terzi,

"atteso che, pur in presenza di una siffatta clausola (la cui validità resta soggetta ai limiti fissati dall'art. 1229 c.c.), non può essere esclusa l'addebitabilità al committente di quelle modalità esecutive corrispondenti a disposizioni tassative impartite tramite il direttore dei lavori, che esorbitino dall'esercizio di un mero potere di controllo, e siano riconducibili ad una penetrante ingerenza del committente stesso, incompatibile con l'autonomia dell'appaltatore (salvo il suo dovere di segnalare al committente la pericolosità delle soluzioni imposte, ove riscontrabile con l'uso della dovuta diligenza)" (Cass. civ., sez. III, 29 maggio 1984, n. 3288, GCM, 1984, 5)

inidoneità del natante, utilizzato dall'appaltatore, alla esecuzione dei lavori concessi in appalto:

"l'accertata inidoneità del natante alla esecuzione dei lavori concessi in appalto, non comporta la dimostrazione della "culpa in eligendo" della committente, dato che la ditta appaltatrice disponeva anche di natanti idonei, alla esecuzione dei lavori appaltati; la valutazione della committente deve necessariamente essere effettuata con riferimento al complessivo potenziale aziendale dell'aspirante al momento del conferimento dell'appalto" (Trib. Palermo 16 novembre 1992, AC, 1994, 423).



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