Legislazione e Giurisprudenza, Risarcimento, reintegrazione -  Foligno Emanuela - 2016-03-01

RESPONSABILITA' OMISSIVA DELL'INFERMIERE PROFESSIONALE- Emanuela FOLIGNO

RESPONSABILITÀ OMISSIVA DELL"INFERMIERE PROFESSIONALE"- Emanuela FOLIGNO

Il settore più colpito dalle richieste risarcitorie per responsabilità è senz"altro il comparto sanitario.

Ci si è dimenticati della grossa fetta di operatori sanitari che, forse, più dei Medici, sono in prima linea a contatto costante con i pazienti ed esposti, conseguentemente, a critiche e responsabilità per il loro operato.

Critiche e responsabilità sempre in crescendo in una realtà, come quella sussistente da un decennio, dove il personale Infermieristico operativo è numericamente inferiore al fabbisogno delle strutture.

Tale responsabilità, nella maggior parte dei casi, viene traslata al Medico gerarchicamente sovraordinato e collegato ad ogni singolo caso concreto, poiché in molte realtà Ospedaliere, e non solo, l"Infermiere Professionale esegue "una serie di operazioni" sul paziente che non gli competono ma che, però, sono previste nei cosiddetti protocolli interni dell"Ospedale.

Come noto la colpa professionale si verifica quando vi è un discostamento dagli standard tecnico/professionali assegnati a ciascuna disciplina e regolamentanti ciascun atto terapeutico.

Sussiste, inoltre, anche una responsabilità causata da un comportamento omissivo, ex art. 40 c.p.

La diligenza che deve avere l"Infermiere, così come per il Medico, è quella disciplinata dall"art. 1176 c.c. il quale stabilisce che nell"adempimento delle attività professionali, la diligenza deve essere valutata avendo riguardo alla natura dell"attività esercitata.

Come chiarito dalla giurisprudenza, la diligenza del professionista consiste nella scrupolosa attenzione. Nei casi di negligenza o imprudenza, il professionista risponde secondo i criteri della colpa lieve poiché il professionista deve possedere una preparazione adeguata e agire con la massima attenzione.

Dopo la legge Balduzzi, la valutazione del rispetto delle linee guida e delle buone pratiche, unitamente al grado della colpa, costituiscono le premesse per discernere l'ambito del penalmente rilevante in materia di responsabilità del Medico. (Cassazione penale, sez. IV, 16/11/2015 N. 45527), ma non è ben chiaro se la medesima ratio può essere applicata anche all"Infermiere Professionale.

Ciò detto, una interessante e recentissima pronunzia della Cassazione Penale, la N. 2541 del 21 gennaio 2016, ha ritenuto responsabile penalmente un Infermiere Professionale, e non il Medico, per inidonea conoscenza del funzionamento di un impianto.

I Supremi Giudici chiariscono che l'Infermiere non è ausiliario del Medico, ma è un professionista sanitario che è gravato anche da responsabilità di tipo omissivo riconducibili ad una specifica posizione di garanzia nei confronti del paziente, posizione del tutto autonoma rispetto a quella del medico.

Nel caso esaminato, ad un Medico è stata contestata l'omessa vigilanza su personale infermieristico, in occasione della installazione di nuovo impianto di monitoraggio cardiaco. In particolare è accaduto che un paziente ha avuto una crisi di fibrillazione ventricolare e il monitoraggio collegato al paziente non ha dato l"allarme, con conseguente decesso del paziente. Il monitoraggio cardiaco in questione aveva gli allarmi in stand-by, poiché gli stessi dovevano essere riattivati manualmente dopo ogni allarme.

In primo grado il Tribunale ha assolto il Medico, ma lo stesso in secondo grado, dalla Corte d"Appello territoriale, è stato ritenuto colpevole del reato di omicidio colposo.

La questione è approdata in Cassazione la quale ha statuito che non rientra tra i compiti del Primario organizzare i corsi per la formazione del personale infermieristico su nuovi sistemi di monitoraggio e neppure è da ritenersi tra i compiti del Primario, verificare la piena conoscenza delle apparecchiature in dotazione da parte dei singoli operatori.

Già in passato (N. 9638/2000 e N. 34573/2011) la Suprema Corte Penale aveva individuato in capo all"Infermiere una responsabilità di tipo omissivo riconducibile ad una specifica posizione di garanzia nei confronti del paziente, del tutto autonoma rispetto a quella del Medico. L"infermiere, dunque, è portatore di una posizione di garanzia nei confronti del paziente, in quanto la sua professionalità è autonoma e specializzata.

Afferma la Cassazione che " oggi l'infermiere va considerato non più ausiliario del medico, ma professionista sanitario, perché  il graduale percorso di affermazione della professionalità del personale infermieristico (e della conseguente autonomia decisionale e organizzativa) assume specifico rilievo nell'ambito delle Unità di terapia intensiva cardiologica, in quanto ... le UTIC sono state introdotte negli anni '60 e sono caratterizzate da  un'area di degenza dove si esercita una sorveglianza diretta e continua del paziente da parte del personale infermieristico in grado di intervenire autonomamente ed immediatamente alla comparsa di un'aritmia minacciosa; l'UTIC è caratterizzata, cioè, da personale che fa un training specifico e che non è mero esecutore, ma in qualche modo agisce da medico, essendo in grado di agire terapeuticamente in autonomia nell'immediatezza anche senza la presenza del medico".

Doveroso, allora, domandarsi se non è compito del Primario organizzare corsi di formazione per le nuove apparecchiature, e la Struttura non provvede ad hoc, l"indottrinamento sul funzionamento e il corretto utilizzo delle apparecchiature come (e quando) viene fatto?





Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati