Articoli, saggi, Risarcimento, reintegrazione -  Mazzon Riccardo - 2014-03-28

RESPONSABILITA' PER ATTIVITA' PERICOLOSA: GLI SPORT SONO TUTTI PERICOLOSI? - SECONDA PARTE - Riccardo MAZZON

Sono da considerarsi normalmente non pericolosi sport quali quelli praticati, a corpo libero, durante la lezione scolastica di educazione fisica (o motoria: per tal motivo, la pronucia che segue ha escluso che si possa considerare pericolosa l'attività ginnica prevista nel programma di educazione fisica delle scuole medie inferiori, che si svolga mediante esercizi a corpo libero senza impiego di strumenti particolari)

"la responsabilità per l'esercizio di attività pericolose implica l'accertamento di presupposti di fatto diversi, quantomeno parzialmente, da quelli propri della responsabilità per fatto illecito prevista dalla norma generale dell'art. 2043 c.c., onde la domanda che ha per oggetto l'accertamento del primo tipo di responsabilità deve essere considerata diversa e nuova rispetto a quella che ha per oggetto la responsabilità ordinaria per fatto illecito. Le attività pericolose riconducibili nell'ambito di applicabilità dell'art. 2050 c.c. si identificano, oltre che con le attività che sono qualificate tali dalla legge di pubblica sicurezza o da altre leggi speciali, con quelle attività che per la loro stessa natura o per le caratteristiche dei mezzi adoperati comportino la rilevante possibilità del verificarsi di un danno per la loro spiccata potenzialità offensiva" (Cass. civ., sez. III, 6 aprile 2006, n. 8095, GCM, 2006, 4 - cfr., amplius, da ultimo, "Responsabilita' oggettiva e semioggettiva", Riccardo Mazzon, Utet, Torino 2012 -)

o, anche, quelli che non presentano particolari difficoltà, quali il gioco della "rebatta":

"alla stregua dei criteri elaborati dalla dottrina e dalla giurisprudenza circa la distinzione tra pericolosità della condotta e "pericolosità dell'attività in sè considerata", vale a dire fra attività normalmente innocua che può assumere caratteri di pericolosità per la condotta imprudente o negligente di chi la esercita ed attività in sè stessa pericolosa per la sua natura o per quella dei mezzi adoperati, il gioco della "rebatta" in allenamento deve essere considerata un'attività non pericolosa con riferimento alle disposizioni di cui all'art. 2050 c.c.: si tratta infatti di un'attività che, per le sue caratteristiche e per gli attrezzi usati, non assume aspetti di pericolosità" (Trib. Aosta 16 novembre 1989, RDSp, 1990, 67).

Maggiori problematiche sviluppano gli sport acquatici,

la gestione di una piscina non rientra tra le attività incluse fra quelle pericolose "ex lege" ai sensi dell'art. 2050 c.c.; conseguentemente, la prova della pericolosità, da fornirsi secondo una prognosi postuma "ex ante", ossia sulla base delle circostanze di fatto esistenti al momento dell'evento, spetta al danneggiato (Cass. civ., sez. III, 12 maggio 2005, n. 10027, GCM, 2005, 5)

proprio a causa della presenza dell'elemento acqueo;

"la pratica dello sport acquatico, ove non siano adottate le particolari e occorrenti cautele, comporta responsabilità del soggetto gestore di un villaggio turistico, che offra alla clientela siffatta e non cautelata opportunità" (Pret. Roma 6 maggio 1981, GM, 1983, 67)

si pensi, ad esempio, alla pratica del kajak (nella specie - decesso di una giovane partecipante a una gara internazionale di canoa kajak - i giudici del merito avevano accertato che l'evento si era verificato per caso fortuito, ritenendo superata, pertanto, la presunzione posta dall'art. 2050 c.c.; in applicazione del principio qui riportato, la Suprema Corte ha confermato tale statuizione):

"in tema di responsabilità per esercizio di attività pericolosa, la presunzione di colpa a carico del danneggiante, posta dall'art. 2050 c.c., presuppone il previo accertamento dell'esistenza del nesso eziologico tra l'attività e l'evento dannoso, la cui prova incombe al danneggiato, mentre resta, a carico del danneggiante l'onere di provare di aver adottato tutte le misure idonee a evitare il danno" (Cass. civ., sez. III, 30 gennaio 2009, n. 2493, GDir, 2010, 45).



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