Legislazione e Giurisprudenza, Sport -  Mazzon Riccardo - 2013-11-21

RESPONSABILITA' PER INFORTUNIO OCCORSO DURANTE UNA COMPETIZIONE ORGANIZZATA - Riccardo MAZZON

Importante, al fine di ben comprendere le problematiche sottese alla responsabilità in caso di infortunio occorso durante una competizione organizzata, è tener presente che, qualora la dinamica dell'infortunio si riconnetta chiaramente ad una fase dello sport praticato (costituendo l'esito di uno sviluppo della prestazione agonistica dell'avversario che, benché eventualmente integrante violazione dei limiti regolamentari, si configuri come un semplice fallo di gioco - notoriamente tutt'altro che infrequente! - di non particolare durezza), si è in presenza di atto che (pur in ipotesi posto in essere in violazione della regola sportiva), trattandosi di atto funzionalmente connesso allo sport praticato - e privo di quei connotati di violenza od irruenza incompatibili con le caratteristiche di quest'ultimo (o con il contesto in cui trova svolgimento) -, non configura illecito né determina responsabilità:

"in caso di infortunio scolastico, la responsabilità prevista dall'art. 2048 c.c. richiede che il danno sia conseguenza del fatto illecito di un altro (non coprendo il danno che l'allievo si autoprocura, cfr. Cass., sez. un., 27 giugno 2002 n. 9346) e quindi che l'allievo lo abbia subìto perché fatto segno di un'azione colposa di un altro allievo impegnato nella partita ed ulteriormente richiede che la scuola non abbia predisposto le misure atte a consentire che l'insegnante, sotto la cui guida il gioco si svolge, sia stato in grado di impedire il fatto (così Cass. n. 15321/2003). Dette condizioni di applicabilità della norma si traducono in un fatto costitutivo, l'illecito, che va provato dal danneggiato e in un fatto impeditivo, il non averlo potuto evitare, che va provato dalla scuola. È onere pertanto del danneggiato provare il fatto illecito di chi, con sua condotta, ha causato il danno. Quando la dinamica dell'infortunio si riconnette chiaramente ad una fase del gioco praticato, costituendo, l'esito di uno sviluppo della prestazione agonistica dell'avversario che, benché, in ipotesi, integrante violazione dei limiti regolamentari, si configura, come un semplice fallo di gioco, di non particolare durezza e, notoriamente, tutt'altro che infrequente, essendo in presenza di atto che, pur in ipotesi posto in essere in violazione della regola sportiva, trattandosi di atto a questa funzionalmente connesso e privo di quei connotati di violenza od irruenza incompatibili con le caratteristiche dello sport praticato o con il contesto in cui trova svolgimento, va esclusa la sussistenza dell'illecito (cfr. Cass. n. 19 febbraio 2002 n. 12012) e con essa, la possibilità di configurazione di una responsabilità ex art. 2048 c.c. Non può, d'altra parte, sentenziarsi la responsabilità della scuola ex art. 2043 c.c. per aver preposto al gioco un solo insegnante oltretutto non della specifica materia o per aver fatto giocare come antagonisti ragazzi di età diversa o per carenza organizzativa essendosi infortunato il giorno prima altro allievo, nell'ordine, per mancanza di correlazione eziologica, traendo l'infortunio causa diretta ed esclusiva da un semplice fallo di gioco, espressione, di un'estemporanea esuberanza nell'ambito della sua conduzione del gioco da parte dell'occasionale avversario e non denota alcun collegamento causale con le competenze specifiche dell'insegnante, sul secondo punto per non esservi divario tra ragazzi di due classi contigue tutti tra i sedici e diciassette anni e sul terzo per non rappresentare circostanza significativa, ai fini dell'apprezzamento di una inadeguata capacità tecnico-organizzativa l'isolata circostanza che un solo altro allievo si fosse infortunato in analogo contesto nel corso di un torneo con la partecipazione di venti squadre" (Trib. Milano, sez. X, 30 novembre 2005, n. 12986, GiustM, 2006, 1, 5 - cfr., amplius, da ultimo, "Responsabilita' oggettiva e semioggettiva", Riccardo Mazzon, Utet, Torino 2012).



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