Legislazione e Giurisprudenza, Risarcimento, reintegrazione -  Mazzon Riccardo - 2013-09-11

RESPOSABILITA' DEGLI INSEGNANTI: SCHEGGIA IN UN OCCHIO, MINORE LANCIATO IN ARIA - RM

Si confrontino, in argomento, le seguenti pronunce, aventi per oggetto la responsabilità di un insegnante, preposto alla vigilanza di un allievo di un istituto professionale di Stato, infortunatosi ad un occhio, in quanto colpito da una scheggia metallica, durante un'esercitazione, senza che gli venissero fatti usare gli occhiali protettivi (nella specie, sulla scorta degli enunciati principi, la Suprema Corte ha cassato la sentenza impugnata, con la quale era stata affermata, oltre a quella del Ministero della pubblica istruzione, anche la responsabilità di un insegnante preposto alla vigilanza di un allievo di un istituto professionale di Stato infortunatosi ad un occhio in quanto colpito da una scheggia metallica durante un'esercitazione senza che gli venissero fatti usare gli occhiali protettivi, con la conseguente relativa decisione nel merito dell'appello, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto),

"il personale docente degli istituti statali di istruzione superiore si trova in rapporto organico con l'amministrazione statale e non con il singolo istituto, con la conseguenza che, per effetto dell'art. 61 l. 11 luglio 1980 n. 312, sono riferibili direttamente al Ministero della pubblica istruzione i comportamenti, anche illeciti, posti in essere dagli insegnanti del suddetto personale docente, sicché sussiste la legittimazione passiva di detto Ministero nelle controversie relative agli illeciti ascrivibili a culpa in vigilando degli stessi docenti. In particolare, in tema di responsabilità civile degli insegnanti per omessa vigilanza (e, quindi, anche nell'eventualità in cui questa omissione sia consistita nella circostanza di aver delegato la funzione stessa ad un terzo), la sottrazione degli insegnanti statali alle conseguenze dell'applicabilità nei loro confronti della presunzione stabilita dall'art. 2048, comma 2, c.c., nei giudizi di danno per culpa in vigilando è attuata dall'indicato art. 61 della legge n. 312 del 1980, non sul piano sostanziale, ovvero incidendo sull'operatività dello stesso art. 2048, comma 2, c.c. nei menzionati giudizi, ma esclusivamente sul piano processuale, mediante l'esonero dell'insegnante statale dal processo, nel quale l'unico legittimato passivo è il Ministero della pubblica Istruzione" (Cass. civ., sez. III, 29 aprile 2006, n. 10042, GCM, 2006, 4 – conforme - Trib. Salerno, sez. I, 4 gennaio 2007, Redazione Giuffrè, 2007 - amplius, da ultimo, "Responsabilita' oggettiva e semioggettiva", Riccardo Mazzon, Utet, Torino 2012),

nonché un fatto illecito, commesso da minori (lesioni colpose), sottoposti alla vigilanza della scuola, che avevano contribuito a causare lesioni ad altro minore, con comportamento censurabile, spingendo quest'ultimo verso l'alto, con lanci giocosi - ma assai imprudenti (nel caso di specie, la pronuncia specifica altresì come la norma in esame attui una forma di inversione dell'onere della prova, stabilendo la presunzione che l'evento dannoso, verificatosi durante il periodo di affidamento anche a soli fini educativi, è dovuto ad inosservanza del dovere di vigilanza e prevedendo il superamento della presunzione con la dimostrazione dell'impossibilità di impedire l'evento; in altri termini, l'onere probatorio del danneggiato si esaurisce nella dimostrazione che il fatto si è verificato nel tempo in cui il minore è rimasto affidato all'educatore, bastando questo a rendere operante la presunzione di colpa per inosservanza dell'obbligo di sorveglianza, mentre spetta al "precettore" fornire la prova liberatoria, che consiste nella dimostrazione di avere esercitato la sorveglianza sui minori affidati con una diligenza idonea ad impedire il fatto e cioè a quel grado di sorveglianza correlato alla prevedibilità di quanto può accadere):

"quando il danno sia ascrivibile al comportamento omissivo del personale docente durante la permanenza degli allievi nella propria classe, la domanda di risarcimento è fondata nei confronti del Ministero, da ritenersi passivamente legittimato, senza che assuma rilevanza in contrario il fatto che l'incidente si sia verificato all'interno di un istituto tecnico dotato di personalità giuridica e di autonomia nel suo funzionamento, ai sensi dell'art. 2 l. 15 giugno 1931 n. 889. La responsabilità del corpo insegnante e per esso del convenuto Ministero va affermata sulla base dell'art. 2048 comma 2 c.c. È indubbia l'applicabilità dell'anzidetta norma - anche alla luce della recente giurisprudenza espressa dalla Cass. S.U. 9346/02 - che ha escluso l'operatività della presunzione di responsabilità a carico dei precettori in relazione ai danni "autoprocuratosi" - quando si tratta di danno derivante da fatto illecito commesso da altri minori (lesioni colpose), sottoposti alla vigilanza della scuola che hanno contribuito con comportamento imprudente, spingendo l'attore verso l'alto con lanci giocosi ma assai imprudenti a causare lesioni." (Trib. Milano 16 aprile 2005, GiustM, 2005, 27).



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