Legislazione e Giurisprudenza, Separazione, divorzio -  Mazzotta Valeria - 2015-01-09

RICONCILIAZIONE SOLO SE IL VINCOLO CONIUGALE E' DAVVERO RIPRISTINATO - CASS. 27386/2014 - V. MAZZOTTA

Separazione e divorzio

Riconciliazione tra coniugi

Affinchè si realizzi la riconciliazione tra coniugi, occorre il concreto e durevole ripristino del nucleo familiare nell'insieme dei suoi rapporti materiali e spirituali sì da ridar vita al pregresso vincolo coniugale, non essendo sufficiente un riavvicinamento e una ripresa della convivenza temporanea ed occasionale.

La convivenza ripresa dopo la separazione ed idonea ad interromperla, non deve essere caratterizzata da temporaneità, dovendosi ricostruire concretamente il preesistente vincolo coniugale, nella sua peculiare essenza materiale e spirituale.

La Cassazione civile con l"ordinanza n. 27386, depositata il 24 dicembre 2014 ribadisce il proprio costante orientamento in materia di riconciliazione tra coniugi, specificando  quali requisiti deve avere la ripresa della vita coniugale per configurare una riconciliazione vera e propria: "Nella disciplina della cessazione degli effetti civili del matrimonio, il pregresso stato di separazione tra i coniugi (concretante un vero e proprio requisito dell'azione, ex art. 3 n. 2 della legge n. 898 del 1970) può legittimamente dirsi interrotto nel caso in cui si sia concretamente e durevolmente ricostituito il preesistente nucleo familiare nell'insieme dei suoi rapporti materiali e spirituali sì da ridar vita al pregresso vincolo coniugale, e non anche quando il riavvicinamento dei coniugi, pur con la ripresa della convivenza e dei rapporti sessuali, rivesta caratteri di temporaneità ed occasionalità".

Non basta cioè che gli ex coniugi ricomincino a vivere insieme, ma occorre ripristinare l'intero complesso dei rapporti che caratterizzano il vincolo matrimoniale e, dunque che sia intervenuto il ripristino non solo di quelli che concernono l'aspetto materiale del matrimonio, ma anche di quelli che sono alla base della comunione spirituale dei coniugi.

Nel caso di specie, viene rigettato il ricorso di una ex moglie contro la sentenza della Corte d"Appello che aveva confermato lo scioglimento del matrimonio , precisando  che «non vi era alcuna prova della dedotta riconciliazione tra le parti e della conseguente insussistenza della condizione temporale richiesta dall'articolo 3 legge n. 898 del 1970 dal momento che l'ex marito usava la casa coniugale come alloggio quando usciva dal carcere ove era detenuto. La donna sosteneva infatti che la convivenza fosse ripresa dopo la separazione, determinando la riconciliazione con l"ex marito. La Corte ritiene invece che  la coabitazione, peraltro non continuativa, non fosse fondata su una riconciliazione dei coniugi, bensì fosse stata intrapresa esclusivamente per soddisfare le esigenze abitative occasionali del marito uscito dal carcere.



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